Dio è morto (quarta puntata)

Un giovanissimo Ronnie James Dio
Un giovanissimo Ronnie James Dio

Giovanni Longanesi – per gli amici Long John – a volte con le sue perle di saggezza contribuiva non poco ad alzare il livello culturale delle conversazioni. Il nomignolo gli derivava dalla statura e dalla capacità di restare sobrio dopo aver buttato giù dosi massicce di prodotto scozzese. Quarantaduenne abbastanza annoiato dalla vita, il segreto del suo sorriso consisteva nel non prendere mai nulla troppo sul serio. Non c’era persona in tutto il circondario – e ben oltre – a cui non facesse piacere la sua presenza. Una convivenza fallita alle spalle, che la perdita di un figlio per via di un dannato incidente, aveva contribuito a mandare a puttane. Sul groppone più denunce per atti persecutori nei confronti della ex-compagna, che secondo il suo parere altrimenti non ce l’avrebbe fatta a sopportare il peso della perdita. Condannato da uno dei tanti giudici a sottoporsi spontaneamente a trattamento psichiatrico, in modo da poter guarire dalla sindrome del molestatore assillante. I farmaci ingeriti fino a quel momento – anche perché buttati giù con alcool – non avevano dato i risultati sperati. Anzi avevano contribuito non poco a fargli crescere dentro un odio spropositato verso le cariche di rilievo della società, permettendo al germe dell’anarchismo di proliferare e prendere il sopravvento sul resto dei suoi pensieri caotici. Insieme con Angelo Della Clementia condivideva la passione per il cinema, aiutandolo spesso a prendere parte attiva alla vita cinematografica dei piccoli registi di provincia che entrambi frequentavano. Ossessionato dal download degli Mp3, ne scaricava dalla rete quantità indicibili, senza poi nemmeno usufruirne a dovere. Spesso cancellava dall’hard-disk tutte le sue collezioni – a volte senza aver nemmeno finito di ascoltarle – per il semplice piacere di poterle scaricare di nuovo. La sua cultura musicale non aveva eguali. Qualcuno in passato l’aveva definito pazzo, senza sapere che egli potesse ritenere l’appellativo un complimento, piuttosto che un’ingiuria. Sempre vestito di tutto punto, la cravatta onnipresente e ben annodata, pareva incredibile amasse l’Heavy Metal più della sua stessa esistenza. Secondo gli amici gli avrebbe giovato non poco liberare i fantasmi del passato dalle pesanti catene dei ricordi. Ma Giovanni più volte aveva asserito che l’uomo di qualche maniera ha bisogno di gabbie e chiavistelli per non impazzire definitivamente. Che di là dei recinti della ragione non esistono spazi in cui rifugiarsi, ma solo crepacci in cui cadere. In cui trovare una morte ben più orribile di quelle conosciute.

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