Dio è morto (quarta puntata)

Alessia aveva commesso l’errore di tirare fuori la poco simpatica lama d’un coltello. La ruggine del bordo tagliente troppo somigliante a sangue. Le occhiate degli altri amici stavano parlando chiaro. Tra di loro si dovevano usare solo le parole. Nient’altro. Per quanto Fabio potesse darle ai nervi non avrebbe dovuto arrogarsi il diritto di pretendere in cambio la sua vita. Contò mentalmente fino a dieci, prima di riporre l’arma.

«Vi chiedo scusa. Ho esagerato.»


«E ha esagerato anche lo Svizzero, giusto?»

«Per me va bene. Non è successo niente.»

«Ale’, te l’immagini il sapore della carne dello Svizzero? Roba da cacarella plurima.»

«Ma che cazzo dici, Antropo’? Io sono ruspante. Carni migliori delle mie sul mercato non riusciresti mai a trovarle.»

«Cerchi d’indurmi in tentazione?»

«Bisognerebbe stabilirne la velenosità delle tossine in eccesso, non credete? Con tutto l’alcool e la droga a spasso dentro di lui, il caro Svizzero in futuro potrebbe essere dispensatore di tumori.»

«Il Condor ha ragione. Sarebbe come mangiare cibi geneticamente modificati.»

«E se ti chiamassimo ogm da adesso in poi, Svizzero

«La vostra è solo invidia.»

«Vi rendete conto che grazie alle vostre menate Dolly non è più stata in grado di parlare?»

«Cazzo, Long John ha ragione. Propongo un brindisi a Dolly prima di ficcarci tutti la lingua in culo e di lasciarle il giusto spazio.»

E brindisi fu. L’ennesimo della serata.

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