Una “Jungla” d’acqua salata, Golfo vittima di interessi privati e politica “bugiarda”. Tra danni ambientali e promesse elettorali mancate: è caos

LA POLITICA ZOMBIE DEL GOLFO DI GAETA, SINDACI E ASSESSORI SI ACCORGONO OGGI DI QUANTO GLI ACCADE ATTORNO DA ANNI

Nel marzo del 2014 – dopo un reportage di h24notizie sul trasporto irregolare del petcoke in violazione del regolamento sul trasferimento di merci polverulenti dal porto commerciale di Gaeta -, è cominciata una lunga storia fatta di sequestri, bonifiche, interrogazioni parlamentari, manifestazioni di protesta e che hanno coinvolto il Parlamento, il ministero, i Comuni, i tribunali, i carabinieri, Asl, Arpa, movimenti, comitati, cittadini. Insomma una vera e propria questione di interesse e coinvolgimento collettivo che in questi due anni ha contato numerosi capitoli, a cominciare dalle violazioni di Intergroup al deposito di Sessa Aurunca, autorizzato come deposito alimentare ma da sempre utilizzato per lo stoccaggio del petcoke, ribattezzato la feccia del petrolio, giusto per ricordarne le capacità tossiche. Intergroup è stata sanzionata anche a Formia nei depositi di Santa Croce per violazioni in materia ambientale.


Gli unici che non si sono accorti di niente sono stati i sindaci di Formia e Gaeta. Possibile che i due primi cittadini non abbiano mai parlato con Di Sarno? Fa sorridere il comunicato di Bartolomeo che per la prima volta (!) dopo due anni da quel reportage – ma dopo decenni dal trasporto di petcoke nel Golfo – , solo il 22 aprile scorso è intervenuto dicendo che “Quello del pet-coke è un tema delicato che coinvolge la salute dei nostri concittadini e la salubrità dell’ambiente nel quale viviamo“. Illuminante. Insomma si può capire che non necessariamente si è informati di tutto, però viene da chiedersi cosa abbia fatto Bartolomeo in tutto questo tempo, e con lui l’assessore Manzo, componente di Sinistra Ecologia e Libertà da poco diventata Sinistra Italiana, mentre sotto ai loro occhi sulla vicenda petcoke è successo praticamente di tutto. Ancora peggio se possibile ha fatto il sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano che non solo non ha mai detto neanche una parola sulla vicenda, ma con l’aggravante che lui stesso ha promosso e approvato (dall’autorità portuale) un nuovo regolamento che impone l’adozione di tutta una serie di procedure per la movimentazione del petcoke nelle fasi di scarico navale e carico sui camion che, spesso, non vengono adottate.

Ma le due amministrazioni comunali sfiorano addirittura il ridicolo quando con un comunicato del Comune di Formia annuncia che “Il Sindaco di Gaeta ha risposto alla nostra nota condividendo le preoccupazioni di Formia e rappresentando la sua disponibilità ad incontrare l’Autorità Portuale per avere garanzie sulla regolarità delle operazioni di trasporto e scarico del petcoke da parte dei mezzi diretti da e verso il porto di Gaeta“. Dopo due anni? Anche se in realtà il trasporto di petcoke avviene da decenni.

Ma Bartolomeo prende coscienza oggi anche dell’inquinamento delle acque di Vindicio e della necessità di sapere quale sia la causa dell’inquinamento che compromette la salute del mare e dei bagnanti. Con un comunicato di appena 4 giorni fa ha dichiarato: “Ora basta, coinvolgeremo la Procura”. Peccato che la Procura tiene da tempo sotto controllo quello che succede, basta guardare la maxi operazione Porto Sicuro. Vabbè … meglio tardi che mai.