Una “Jungla” d’acqua salata, Golfo vittima di interessi privati e politica “bugiarda”. Tra danni ambientali e promesse elettorali mancate: è caos

AREA SENSIBILE DEL GOLFO, CAOS E DISINFORMAZIONE: QUALCUNO FACCIA CHIAREZZA

Nel 2010 la Regione Lazio amministrata da Piero Marrazzo istituisce con la delibera 116 del 19 febbraio 2010 “l’area sensibile del Golfo di Gaeta e dei bacini drenanti ad essa afferenti ai sensi della direttiva 91/271/CEE del 21 maggio 1991 e del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152”. Con tale provvedimento in pratica si cerca di tutelare la qualità delle acque del Golfo, un luogo che, seppure molto variegato e quindi delicato da un punto di vista ambientale, è oltremodo stressato dalla moltitudine di attività ed abusi perpretati da chi ne sfrutta le risorse. Vale la pena ricordare, infatti, che all’interno dello specchio acqueo insistono un porto commerciale, un pontile petroli, un molo di attracco per traghetti, numerosi cantieri navali, una scuola nautica, gli ormeggi dell’enorme nave della flotta americana, una base nautica, i piccoli attracchi, un porto turistico, allevamenti di itticoltura e mitilicoltura e senza dimenticare la vicina presenza della centrale nucleare del Garigliano. Eppoi ovviamenti stabilimenti balneari, le acque di depurazione del comprensorio – spesso non depurate – scarichi abusivi di alcuni torrenti. Insomma un vero caos. Così la Regione, tirando una linea immaginaria, da Torre Fico a Punta Stendardo, cerca di limitare l’impatto di alcune di queste attività.


ECCO LE PRESCRIZIONI DEL PROVVEDIMENTO. In particolare si dispone di regolarizzare le emissioni di azoto e fosforo degli impianti di depurazione entro il dicembre del 2015 conseguendo l’efficienza depurativa (mai rispettato, basti guardare l’indagine della Procura di Cassino). In particolare si obbligavano i Comuni di Formia, Gaeta e Minturno – entro un anno (nel 2011) – ad individuare gli scarichi a mare e nei fossi, non depurati, in modo da adeguarli. E ancora il “contenimento dei nutrienti di origine agricola e zootecnica nelle aree sensibili, divieto di nuovi impianti di attività di mitilicoltura e piscicoltura o ampliamenti degli impianti esistenti e, infine – passaggio più importante – gli impianti esistenti e autorizzati allo svolgimento di attività di mitilicoltura e piscicoltura sopra specificata, siti all’interno dell’area sensibile del Golfo di Gaeta, devono essere ricollocati fuori dall’area sensibile e posizionati in modo tale che le correnti non convoglino gli apporti inquinanti (quindi si riferisce che gli allevamenti inquinano) prodotti nella zona marina individuata come area sensibile“. (Testo integrale dell’istituzione di Area Sensibile)

Ecco la superficie di riferimento dell'area sensibile
Ecco la superficie di riferimento dell’area sensibile

Ora, come detto, nonostante questa sia una disposizione di legge dell’autorità regionale, tuttora vigente, per la quale le prescrizioni hanno tempi di scadenza variabili – e comunque già tutti ampiamente scadute – nessuna di queste è mai stata osservata. E a ribadire la completa indifferenza del governatore Zingaretti e della Regione verso il sudpontino sono intervenuti un assessore, di Formia, Mariarita Manzo (Sinistra Italiana), e un imprenditore balneare, peraltro presidente di Cna Balneatori di Latina Gianfilippo di Russo. La prima per sottolineare – rivendicando il ruolo di madrina nella battaglia per l’istituzione dell’area sensibile – che non farà più sconti a Zingaretti, al quale ha scritto solo una settimana fa per l’ennesima volta, chiedendo che questa (fantomatica, ndr) Area Sensibile diventi finalmente realtà. Gli ha fatto eco Gianfilippo Di Russo che, dopo le polemiche dei giorni scorsi, relativamente ad alcune chiazze di sporco che sono spuntate sul lungomare di Vindicio dove il giovane imprenditore formiano ha un lido (Bandiera, ndr), ha puntato il dito contro gli allevamenti ittici e il fatto che, nostante il provvedimento ne disponga le delocalizzazione praticamente oltre Punta Stendardo, questa prescrizione non venga osservata, non ottemperando così alle disposizioni dell’autorità. Nelle ultime ore, infine, per completare il quadro, è intervenuta la società P2g (Piscicoltura del Golfo, che hanno rilevato la fallita Medfish) che in un comunicato ha in pratica rispedito al mittente le accuse di ogni responsabilità di inquinamento e, quindi, di fatto, anche quanto indicato dalla stessa Regione circa le capacità inquinanti degli allevamenti. Insomma, ognuno dice la sua, ma nessuna autorità interviene a fare chiarezza, e le cose continuano a rimanere così. Da anni.

Va detto che sulla vicenda proprio la Piscicoltura del Golfo si è detta disponibile ad organizzare un incontro pubblico al quale invitare tutte le parti sociali per fare chiarezza sulla vicenda, ritenendo i propri allevamenti (7 allevatori in totale) fuori da ogni responsabilità e anzi puntando a loro volta il dito contro gli scarichi abusivi nei torrenti.

A SEGUIRE PETCOKE E ALLEVAMENTI ITTICI: POLITICA ASSENTE, TUTTO SCORRE SENZA PROBLEMI