Dal Festival delle Emozioni di Terracina nasce AppTripper

In tutto ciò, non manca l’opportuno spazio per i più piccoli: fra colori e allegria vengono anche loro coinvolti. In un primo momento sono intrattenuti con il facepainting e il sale colorato. Loro ci ricordano, mentre scorrazzano per la piazza, l’importanza di rimanere sempre un po’ piccoli dentro, in modo da mantenere la capacità di emozionarsi per le cose più piccole e semplici, che tende a volte a svanire crescendo.

In pochi attimi, un angolo di piazza Domitilla si trasforma in un piccolo teatro e l’attore, Marco Falovo, in un bambino che cresce, che prova emozioni e diventa poi adulto. Ci trasporta in un fiabesco mondo della fantasia e delle emozioni, in cui anche una graziosa Biancaneve trova posto. Ci viene presentata una valigia adagiata al suolo, dove sono metaforicamente racchiuse le emozioni, i ricordi, indispensabili per superare gli ostacoli della vita e cercare in questo modo di riempirla di felicità. “Vi voglio bene” conclude l’attore con semplicità e spontaneità, perché è così che bisogna esprimere ciò che si prova, o almeno, questa è la nostra personale interpretazione.


Continuano tra balli, canti e marionette a farci sentire, ancora una volta, parte di qualcosa, a confermare le nostre aspettative sulla giornata. Insomma, sono sempre loro, i bambini, a dare alle giornate una marcia in più. E sembrano essere ancora loro, a collegare un nuovo interessantissimo ascolto.

Il professor Giuseppe Paesani, dice ” Non si può mentire ad un bambino “ e attraverso questa introduzione, inizia ad illustrarci con esempi chiari e parole accattivanti il funzionamento dei pensieri umani, che ovviamente, camminano di pari passo con le emozioni. Le bugie sono l’argomento centrale della “discussione”.

Con contenuti anche abbastanza recenti, diremmo quasi vivi, si ha la sensazione di vivere emozioni attraverso dei piccoli frame di filmati, in un excursus di sensibilità, in cui è quasi possibile percepire ciò che i protagonisti dei video sentono in quell’istante.

La cosa che più ci ha affascinati, è stata la scoperta di quanto disperatamente il nostro cervello abbia bisogno di etichettare tutto ciò che inizialmente non conosce, perché terrorizzato dall’ ignoto.

NELLA PAGINA CONCLUSIVA LE CONSIDERAZIONI DEI RAGAZZI DEL BIANCHINI DI TERRACINA