Spaccio aggravato e lesioni personali a Terracina: 3 custodie cautelari in carcere

Il Commissariato di Polizia di Terracina

Nel pomeriggio di ieri 10 maggio gli agenti della Squadra Anticrimine del Commissariato di Terracina hanno dato esecuzione a 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Latina Laura Matilde Campoli su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica sott.ssa Daria Monsurrò, a carico di tre soggetti terracinesi, tutti resisi responsabili di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti del tipo eroina aggravato dal reato di lesioni personali conseguenti ad altro delitto.

GLI ARRESTATI – I destinatari delle misure restrittive in carcere sono tutti cittadini italiani residenti in Terracina già gravati da precedenti penali specifici, tra i quali due di essi sono fratelli e conviventi: Falovo Cristian di anni 31, Falovo Davide di anni 34, Scarselletti Ennio di anni 54. L’operazione di polizia denominata “buco nero”, ha consentito agli agenti di eradicare i responsabili di una piazza di spaccio allestita in una zona centrale di Terracina specificatamente in luoghi adiacenti alla struttura A.S.L. – Ser.T. (Servizio – tossicodipendenze). Negli ambulatori destinati alla diagnosi, cura e riabilitazione degli stati di abuso e dipendenza dalle sostanze stupefacenti, ove quotidianamente si portano numerosi giovani del luogo, nonché provenienti dalle città limitrofe, per l’assistenza psicologica, medica e la somministrazione di Metadone si celava uno dei tre soggetti tratti in arresto che aveva il compito di veicolare eventuali richieste di droga ai suoi due complici.


OVERDOSE – L’indagine aveva inizio lo scorso mese di marzo a seguito di un referto medico che aveva destato l’interesse degli investigatori. Un giovane del luogo era stato soccorso all’interno della propria abitazione dal personale del 118 per poi essere trasportato d’urgenza con una prognosi riservata presso l’ospedale di Terracina. A richiedere l’intervento al 118 erano stati i familiari che avevano trovato il loro congiunto all’interno della sua camera da letto riverso a terra e privo di conoscenza. Determinante è risultato l’intervento del medico che decideva di trattare il paziente con farmaci per overdose da oppiacei scongiurandone un esito infausto e quindi la morte. Successivamente a questi fatti veniva approntata un’attività investigativa inizialmente senza la collaborazione della vittima che, nonostante le chiare risultanze mediche, continuava a ripetere di non avere assunto droga.

 

PROSEGUE “LA ZONA DI SPACCIO” E L'”EROINA TAGLIATA MALE”