Mediazione penale, a Latina la prima sperimentazione in Italia

Il Tribunale di Latina

Al via, presso il Tribunale di Latina, la mediazione penale, processo che consente di ottenere l’estinzione del reato. Si tratta del primo esperimento del genere in Italia.

Il presidente del Tribunale, Catello Pandolfi, con una lettera  del 6 maggio 2016 diretta all’Ordine degli avvocati, alla Camera penale, ai giudici penali, al procuratore della Repubblica e al presidente della Corte di appello, ha comunicato che nel Consultorio familiare diocesano di Latina verrà avviata appunto anche  la mediazione penale nel procedimento di messa alla prova. All’interno del Consultorio si svolgerà così la  mediazione penale in un Ufficio di mediazione penale e giustizia riparativa di Latina” .


Il Consultorio è anche sede dellUfficio “In Mediazione” di conciliazione e riparazione in ambito minorile della provincia di Latina, costituito con protocollo d’intesa  con il Ministero della Giustizia Dipartimento Giustizia Minorile di Roma, Comune di Latina e Provincia di Latina che pratica, ormai da anni, nel settore minorile,  la mediazione penale. L’attività di mediazione che si svolge nel consultorio in vari ambiti – familiare, sociale penale – è effettuata da operatori appartenenti a diverse figure professionali (avvocati, sociologi, psicologi, assistenti sociali, educatori), che hanno frequentato corsi specifici di mediazione secondo i dettami e le caratteristiche previste nei provvedimenti  legislativi sovranazionali,  nazionali  e nelle direttive ministeriali.

giudiceL’imputato per avere l’estinzione del reato deve adempiere  ad un programma di trattamento – sotto la supervisione del giudice e seguito dagli operatori dell’UEPE – Uffici di esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia. L’UEPE redige il programma di trattamento, in cui sono contenute le possibilità economiche dell’imputato, la capacità, la possibilità di svolgere attività riparatorie nonché la possibilità di svolgimento di attività di mediazione penale con la persona offesa.

“Un sentito ringraziamento al presidente del Tribunale di Latina – ha dichiarato il responsabile del Consultorio familiare diocesano, Vincenzo Serra – per il riconoscimento e la fiducia accordata al Consultorio familiare diocesano di Latina. Il consultorio diocesano familiare crescere insieme è un  opera segno della chiesa Pontina di servizio alle necessità delle persone e della famiglia”.

“In Italia – ha aggiunto l’avvocato Pasquale Lattari, responsabile dell’Ufficio giustizia ripartiva del Consultorio diocesano – nonostante la legge sia del 2014  la mediazione penale è ancora sulla carta e quindi non è pienamente operativo il procedimento di messa alla prova previsto dalla legge 67 dl 2014. Ma a Latina la mediazione penale diviene realtà. Non si ha notizia di attività analoga nel resto d’Italia. Siamo orgogliosi di tale risultato ma anche ulteriormente responsabilizzati. Ormai da anni il Consultorio pratica la mediazione penale in ambito minorile ed anche in ambito familiare. L’attività è stata occasione di divulgazione della mediazione penale minorile sia tra gli operatori del minorile che tra le istituzioni. L’Ufficio di mediazione penale minorile ha dato anche occasione di formazione e di sensibilizzazione alla risoluzione dei conflitti con incontri nelle scuole e con i genitori. La medesima opportunità darà il nuovo Ufficio e l’attività di mediazione penale. La mediazione per il reo ha indiscusse finalità responsabilizzanti  con il riconoscimento del danno causato con il reato e l’assunzione delle conseguenze causate alla parte offesa ed oltreché finalizzato alla definitiva fuoriuscita dal circuito penale è strumento essenziale per attenuare la recidiva. Per la  vittima del reato invece la mediazione ha un indiscussa finalità di rivalutazione del ruolo del tutto negletto nel procedimento penale. La vittima diviene centrale nel procedimento di mediazione”.

Infine: “Un esempio concreto: nonostante il numero dei procedimenti penali in cui può essere attivata la mediazione – i procedimenti con pene detentive previste fino a 4 anni o quelli con citazione diretta a giudizio sono la stragrande maggioranza di quelli pendenti e/o in indagine – vi  sono pochissime richieste di messa alla prova…. Eppure i vantaggi per gli imputati ed indagati sono enormi: l’estinzione del reato. E’ quindi un problema culturale la mancata diffusione di tali strumenti innovativi e di indiscusso vantaggio”.