Formia, bimba morta il giorno di Natale: archiviata la posizione del pediatra

Formia, bimba morta il giorno di Natale: archiviata la posizione del pediatra

La bimba morta a Formia il giorno di Natale di tre anni fa non perse la vita per una febbre. E della tragedia non fu responsabile il pediatra che seguiva la piccola, il dott. Angelo D’Urso. A stabilirlo, alla luce delle indagini medico-legali svolte, è stata la Procura di Cassino, che ha chiesto e ottenuto per il dott. D’Urso l’archiviazione.

Alle 4 del 25 dicembre 2013, nella sua casa di via Olivastro Spaventola, perse la vita Cristina Santonicola, una bambina di sette anni, che da alcuni giorni era a letto con la febbre. I dubbi si appuntarono subito sulla condotta del pediatra della piccola, il dott. D’Urso. E venne anche detto che il medico si fosse limitato a consigliare per telefono ai genitori della bimba un comune antipiretico, senza visitarla.

Il pm Arianna Armanini aprì un’inchiesta e il pediatra venne indagato con l’ipotesi di omicidio colposo. Le indagini hanno alla fine portato a ricostruire una verità ben diversa. La bimba non è morta a causa della strana febbre ma per un “arresto respiratorio in paziente affetta da neoplasia cerebrale neuro-gliale”. Per il dott. D’Urso, come ha reso noto il suo difensore, l’avvocato Luca Scipione, è stata così chiesta e disposta l’archiviazione.

Il pm Armanini ha sostenuto che, “alla luce degli atti acquisiti e delle risultanze delle due consulenze tecniche espletate è emerso che Angelo D’Urso, pediatra dalla minore, ha correttamente svolto il proprio ruolo indirizzando la bimba verso vari specialisti seguendone, con diligenza e perizia, il decorso medico”. E il gip Angelo Lanna ha archiviato la posizione del pediatra, specificando che “non vi sono rilievi da muoversi alle condotte dell’indagato, come risulta chiaramente dalle consulenze in atti”.

Ma c’è di più. Gli inquirenti hanno appurato che, come sollecitato dal dott. D’Urso, la bimba era stata fatta sottoporre a una visita neurologica in un ospedale pediatrico e, alla luce di un’ulteriore consulenza, il pm ha alla fine indagato sul neurologo infantile che ha visitato la piccola.

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