Fondi, rapina in gioielleria: banditi in fuga con oltre un chilo d’oro

Fondi, rapina in gioielleria: banditi in fuga con oltre un chilo d’oro

AGGIORNAMENTO – Una rapina a mano armata in pieno centro, ai danni di una gioielleria. Un colpo grosso, che giovedì pomeriggio a Fondi ha visto tre banditi fuggire con oltre un chilo d’oro: almeno 30mila euro, secondo le prime stime, il bottino trafugato da chi ha agito.

A finire nel mirino, la gioielleria “Della Bella”, al civico 5 di via Toniolo, a pochi passi da piazza De Gasperi e dal Municipio. Tutto è avvenuto intorno alle 17,30, con l’entrata e l’uscita di scena dei rapinatori avvenute nell’arco di circa cinque minuti. Un primo uomo, con occhiali da sole e cappello, si è presentato alla porta come un normale cliente. Il tempo di mettere piede nell’attività, ed eccolo coprirsi il volto con una sorta di sciarpa. Dietro di lui, spedito, un secondo complice, riuscito a penetrare prima che la porta si chiudesse alle spalle dell’altro. Volto completamente travisato da un casco nero, come i vestiti che indossava. In mano una pistola, ancora da chiarire se effettivamente una bocca di fuoco o piuttosto una fedele replica. Un “ferro” comunque del tutto simile a quello in uso alle forze dell’ordine, a una semiautomatica Beretta, che il bandito col casco ha puntato sia verso la figlia del titolare, una 28enne, che verso lo stesso uomo. Il quale, alle prime rimostranze, è stato spintonato in malo modo, vedendosi scarrellare in viso la pistola. Subito dopo, i due, sembra dall’accento campano, lo hanno costretto ad aprire tre casseforti, da dove hanno razziato tutto l’oro presente – e solo quello – per poi portarsi verso l’esterno.

*Indaga la polizia*

*Indaga la polizia*

Ad attendere i due autori materiali del colpo un terzo complice, fermo in strada a fare a bordo di un maxi-scooter. Secondo gli accertamenti a caldo, il palo sarebbe scappato proprio sul due ruote, gli altri a bordo di un’utilitaria che resta da identificare con esattezza. Il primo rapinatore, quello che si era finto un cliente della gioielleria, era arrivato sul posto a bordo di una vecchia Fiat Uno di colore verde, abbandonata in via Toniolo a favore della seconda auto, già predisposta per la fuga. Un meccanismo perfetto, filato liscio come l’olio, quello messo in atto dai tre. Che non è escluso siano stati attesi da un quarto uomo, posizionato nei pressi del luogo teatro del colpo a bordo di una terza macchina.

Scattato l’allarme, con le vittime della rapina comprensibilmente sotto choc, tanto da non riuscire nemmeno a chiamare i soccorsi, presso “Della Bella” si sono portati gli agenti del Commissariato, coordinati dal vicequestore Massimo Mazio, che oltre agli accertamenti sul posto hanno predisposto alcuni posti di controllo in aree sensibili, senza esito.

LE INDAGINI

*La scientifica a lavoro*

*La scientifica a lavoro*

A pochi minuti dall’allarme, presso la gioielleria sono giunti gli agenti di largo Evangelista, compresi gli specialisti della scientifica. Rilievi tecnici, l’audizione delle vittime e di alcuni esercenti della zona. Ma soprattutto attenzione alle telecamere, non solo quelle dell’attività rapinata. Occhi elettronici i cui frame sono stati per buona parte vivisezionati sul posto, in presa diretta. Senza però riuscire a riscontrare, dicono le indiscrezioni, alcun particolare elemento utile alle indagini. Volti travisati, mezzi “puliti”: il maxi-scooter con a bordo il palo è risultato privo di targa; la Fiat Uno abbandonata sul posto, comodamente parcheggiata, rubata nella stessa mattinata di giovedì dal parcheggio dello scalo ferroviario di Monte San Biagio, come già altre volte in passato. Fino al rinvenimento post rapina, il padrone non si era reso conto di nulla. Un colpo messo a segno da professionisti, con tutta probabilità. Sia per il piano a monte, sia per la decisione dimostrata nel corso del colpo. Le uniche speranze, in mancanza di dettagli utili ricavabili magari da qualche casuale testimonianza o telecamera della zona ancora non visionata, sembrerebbero per ora legate alle risultanze dei rilievi scientifici, sia nella gioielleria che nell’utilitaria Fiat sequestrata, trasferita nel garage del Commissariato fondano. Indagini in salita, dunque.

 

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