Fu il primo Sindaco di Gaeta, il Comune omaggia Domenico Vellucci

Fu il primo Sindaco di Gaeta, il Comune omaggia Domenico Vellucci

“Nasce a Gaeta il 6 agosto 1816. Si laurea in farmacia presso l’Università di Napoli ed esercita la professione a Gaeta nell’attuale Via Annunziata, allora unica farmacia di Gaeta (dopo Vellucci, farmacia Porcellati e poi Falvo prima di essere chiusa). Di animo liberale, sin da giovane è impegnato per la conquista delle libertà civili e soprattutto di pensiero;  non di rado, sebbene rivesta per anni cariche pubbliche nel governo cittadino, entra in conflitto con il sistema governativo assolutista dei Borbone……

Domenico Vellucci ricopre cariche  pubbliche: dal 1846 al 1853 è Decurione e dal 1861 al 1869 è Sindaco di Gaeta, il primo del Regno d’Italia……  Vellucci viene nominato Sindaco il 22 maggio 1861 da Vittorio Emanuele II per le sue doti morali, per il suo senso civico……

Foto cerimonia Vellucci  1 )

Esercita la sua funzione di Sindaco per ben tre mandati consecutivi con onestà e laboriosità tanto da meritarsi encomi ufficiali da parte di alte cariche civili e militari del nuovo Stato unitario per il modo in cui affronta difficili momenti per la popolazione gaetana. Durante i suoi tre mandati risultano di particolare importanza il rilancio della istruzione pubblica nella quale egli intravede il volano per la rinascita e lo sviluppo della città, la strenua lotta contro la ventilata soppressione della secolare Diocesi di Gaeta, le misure igienico-urbanistiche del Borgo con il colmamento del Mandracchio e la risistemazione dei suoi vicoli interni, l’affermazione della volontà dell’Amministrazione comunale di istituire una linea ferroviaria per evitare alla città l’isolamento geografico e commerciale. Come si vede, tutte misure che in quel momento storico, i n ogni caso epocale e difficile per Gaeta, fanno intravedere un progetto di pianificazione che abbraccia gli aspetti fondamentali per lo sviluppo della città: cultura, sanità e commercio, oltre a garantire e conservare il prestigio della sua sede vescovile, fonte essa stessa di fede e cultura”

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