Crisi Unicoop Tirreno, a Formia “vergognoso silenzio delle istituzioni”

Un momento dell'inaugurazione del punto Coop a Formia - via De Gasperi - due anni fa

Succede che i circa 150 lavoratori dei cinque punti vendita COOP di Formia, Terracina, Frosinone, Tivoli e Fiuggi scendano in sciopero per protestare contro la cessione – da parte dell’Unicoop Tirreno – dei punti vendita presso cui lavorano, cessione con la quale viene messo a rischio il loro futuro lavorativo. Succede anche che nessuna amministrazione comunale trovi il tempo per portare la propria solidarietà ai lavoratori coinvolti (in realtà a Cisterna il sindaco Della Penna ha incontrato sindacati e lavoratori il 21 marzo ndr). Nemmeno quelle di centrosinistra come l’attuale amministrazione comunale che governa la città di Formia. Eppure abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie l’intervento del sindaco Bartolomeo che gioiva per la “buona novella”“.

Gennaro Varriale
Gennaro Varriale, segretario di Rifondazione Comunista a Formia

Così in una nota il circolo “Enzo Simeone”, partito della Rifondazione Comunista di Formia.


L’apertura del nuovo punto vendita della COOP veniva dipinta come un nuovo inizio per la nostra città. Il lavoro vero ritornava nella nostra città ed era targato Unicoop Tirreno, da sempre uno tra gli sponsor del partito di Renzi, indegno erede del PCI e della DC. Ebbene sono passati meno di due anni dalla data di inaugurazione e il sindaco-presenzialista ha mostrato il suo vero volto, cioè di un uomo indifferente al destino dei lavoratori. Nemmeno una parola ha infatti speso per chiedere conto ai dirigenti dell’Unicoop Tirreno del perché di questa scelta, nemmeno una parola di solidarietà ha porto nei confronti delle lavoratrici della COOP. Non ha ritenuto nemmeno utile garantire una presenza istituzionale alla manifestazione di Terracina, che ha visto i lavoratori e le lavoratrici confermare il loro no alle scelte dell’attuale dirigenza dell’Unicoop Tirreno.

L'ultima manifestazione a Terracina
L’ultima manifestazione a Terracina

Eppure – nonostante non siano residenti a Formia – hanno il diritto di essere difesi. Noi lo abbiamo fatto e ci saremmo aspettati una levata di scudi non solo dall’attuale amministrazione ma dall’intera cittadinanza. Ed invece nulla di tutto ciò è stato fatto. E’ chiaro che esiste una questione lavorativa che spesso si trasforma in un’emergenza sociale e non è perché non riguarda i formiani ci deve lasciare indifferenti. Sarebbe un peccato imperdonabile.

D’altronde i lavoratori non hanno né colore né cittadinanza. Siamo d’altronde convinti che siamo ad una svolta epocale per i lavoratori, ormai trattati come una merce da cedere al miglior offerente, anche se questo significa maggiore precarietà, meno salari e soprattutto meno diritti. La minaccia maggiore viene dalla santa alleanza tra imprenditori e politici, con i primi a chiedere e i secondi a cedere volentieri. In questo corsa al ribasso a distinguersi sono gli eredi del PCI e della DC, forze politiche, che nonostante le mille battaglie parlamentari, che le avevano viste contrapposte, hanno comunque creato uno stato sociale forte, dove gli ultimi erano in qualche modo tutelati. Tutele che i loro eredi invece hanno frettolosamente abbattuto, accampando la scusa che è il mercato che lo chiede. Noi invece crediamo sia giunta l’ora di creare un fronte sociale capace di mettere all’angolo chi ha trasformato le nostre vite in un inferno.

D’altronde anche la guerra che i ricchi stanno combattendo contro i lavoratori è all’insegna del vogliamo sempre di più. La risposta da parte dei lavoratori deve essere altrettanto decisa, affinché i politici debbano essere costretti a cambiare la loro posizione e a lavorare per il bene comune. Lo sappiamo noi e lo sanno loro che un’alleanza tra lavoratori è l’unico strumento per combatterli ed è per questo motivo che tentano di dividerci, regalando ad alcuni di noi qualche briciola, affinché desista dalla lotta. Ed invece noi non molliamo: vogliamo tutto“.