Legambiente Sessa Aurunca: “Disinquinare le istituzioni per disinquinare l’ambiente”

il deposito di Sessa Aurunca fotografato dall'alto a fine marzo

Il Consiglio comunale svoltosi a Sessa Aurunca il 2 aprile, è stato la conferma di quanto avevamo già scritto a proposito del Consiglio Comunale dell’8 gennaio 2016 durante il quale furono tutti d’accordo, maggioranza e opposizione, a rimandare la discussione sulla votazione alla variante urbanistica, da agricola a industriale, del sito in cui si trova il deposito di pet-coke, per dar seguito alla richiesta di Interport di confezionarvi anche  pellet. In quella occasione si preferì  rinviare il consiglio ad altra data, previa riunione dei capigruppo, della commissione… bla bla bla”.

Giulia Casella del Circolo Legambiente di Sessa Aurunca
Giulia Casella del Circolo Legambiente di Sessa Aurunca

Lo ricorda polemicamente il Circolo “Alfredo Petteruti” Sessa Aurunca.


“Ma, guarda caso, nessun Consiglio utile è stato convocato su quel punto, prima della scadenza dei 60 giorni utili per fare ricorso al TAR contro il decreto del MISE che autorizza Interport a continuare l’attività di deposito di pet coke in zona agricola. Né si è a conoscenza che qualche componente del Consiglio abbia richiesto con risolutezza una discussione pubblica sul Decreto e sulla possibilità di fare quel ricorso che gli stessi consiglieri, di maggioranza e/o di opposizione, avrebbero potuto fare (e potrebbero ancora fare al Presidente della Repubblica entro il 18 aprile).

Ieri sera (2 aprile ndr), si è duplicato lo stesso copione di gennaio: ancora una volta non si  è voluto votare, sulla variante urbanistica, il punto che si rimanda  da aprile 2015. E, ad analizzare i fatti, si capisce anche perché “il decreto costituisce… autorizzazione unica che sostituisce, anche ai fini urbanistici ed edlizi, ogni altra autorizzazione”. Quindi votare a favore della richiesta di Interport significherebbe essere a favore di quella società, e di aver aspettato solo il decreto del Ministero; oppure votare contro non avrebbe senso non avendo inoltrato ricorso contro il decreto. Insomma non si capisce: chi chiede il consenso elettorale agisce poi per il bene dei cittadini? Assume le proprie responsabilità e, in caso contrario, ne informa i cittadini? Mah!

Le castagne dal fuoco sulla variazione urbanistica le ha tolte dunque il MISE la cui Ministra, ex ormai, Guidi si suppone che abbia nel DNA il vizio di bypassare il potere di altri organi istituzionali. È accaduto con il maxiemendamento che l’ha costretta alle dimissioni, figurarsi se si sarebbe fermata di fronte a piccoli amministratori comunali. Zac! La scure è calata sul Comune di Sessa Aurunca spogliato, di fatto, delle sue prerogative in materia urbanistica. Il deposito di pet-coke ha da rimanere in zona agricola! Purtroppo con l’accettazione “impavida” dei nostri amministratori e dell’intero Consiglio comunale.

L’emendamento, sintetizza il giudice delle indagini preliminari di Potenza, “finisce con il riconoscere al Governo (e soprattutto al Ministero per lo Sviluppo Economico) il potere di concedere le autorizzazioni alle società del settore petrolifero per tutte quelle opere e infrastrutture che possono agevolare lo stoccaggio e il trasporto del materiale” (La Repubblica, 1 aprile 2016) (grassetto della scrivente)

Su tutte le testate giornalistiche – o quasi – leggiamo che la ex ministra Guidi si è distinta in una battaglia a tutto campo per far passare un emendamento che favorirebbe il suo compagno. L’emendamento era già stato proposto dalla stessa  nel mese di novembre 2014 in commissione Attività produttive e ambiente (ormai il termine ambiente è diventato un lasciapassare per qualsiasi iniziativa). La proposta fu ritirata perché era in corso una feroce battaglia ambientalista. A quel punto la Guidi decide di farla presentare al Governo, e quindi al ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, nel maxi emendamento alla Legge di stabilità in discussione al Senato nel dicembre 2014. Intanto, in un altro filone, quella relativa al centro oli di Viggiano, i Pm stanno indagando sull’ipotesi di disastro ambientale.

Tutto ciò ci rende ancora più determinati a votare “Sì” al referendum contro le trivellazioni”.