La via Appia tra Itri e Fondi è una via crucis interminabile: altro incidente

Se il rito della Via Crucis termina con la Resurrezione di Cristo, in occasione della santa Pasqua, sulla consolare numero 7, la statale Appia, questo permane, senza soluzione di continuità, nel tratto Fondi-Itri. E così, tanto per abituare gli utenti che da lunedì 4 aprile, vedranno il traffico interdetto dalle ore 10 alle 16 per consentire il taglio di pini pericolosamente aggettanti sulla carreggiata, più o meno nei pressi delle gole di Sant’Andrea, domenica 3, ben due ostacoli hanno rappresentato il quotidiano assaggio dell’insostenibile situazione che si registra sull’arteria, che si conferma essere tanto croce e poco delizia di chi è costretto a utilizzarla per spostarsi tra Fondi e Itri, bloccando e rallentando il flusso veicolare.

Incidente sulla Itri Fondi di domenica 3 aprile 2016
Incidente sulla Itri Fondi di domenica 3 aprile 2016

Nei pressi della piscina “Onda Verde”, lungo il rettilineo che, nel passato è stato segnato da tante croci che ricordano numerosissimi decessi a causa di incidenti automobilistici, dopo che il transito dei ciclisti della carovana della XVI^ Marathon del  Parco dei Monti Aurunci aveva già creato, qualche ora prima, non pochi problemi, un incidente tra una Fiat Punto e un’Audi, come documentato dalle immagini rimesse alla redazione da Roberto Matrullo, attento osservatore dei fenomeni che si registrano sulle strade del sud della regione laziale, ha creato problemi per circa un’ora, nonostante lo zelo e la competenza con cui gli agenti della Polizia Locale di Fondi  e quelli della Volante del Commissariato PS, diretto dal vicequestore Massimo Mazio, impegnate a ricostruire la dinamica e regolare la viabilità, abbiano eseguito il disbrigo degli atti relativi a queste criticità legate alla viabilità sulle arterie carrabili.


Ancora una volta la gente ha imprecato contro chi, nel passato, ha contribuito alla bocciatura del progetto di un’arteria adeguata a collegare Roma con il confine meridionale del Lazio, il Garigliano. Si chiamava Corridoio Tirrenico e trovò oppositori che non esitarono ad inscenare comiche da avanspettacolo di quart’ordine che, alla luce di quanto capita oggi su queste strade per automobilisti che procedono a velocità calcolate mediamente di 40 km all’ora, hanno provocato danni, tra l’altro, all’economia del Mercato Ortofrutticolo di Fondi, dell’area portuale di Gaeta e di tante imprese laboriosamente attive ma dai prezzi poco concorrenziali per la difficoltà a collegarsi con l’aeroporto di Fiumicino in tempi almeno appena appena accettabili nel terzo millennio. Per non parlare, poi, dei decessi per infarto, di quanti, trasportati con le ambulanze, non giungono a Roma in tempo utile per essere salvati, dato che il sud del Lazio è stato depredato delle eccellenze della Sanità con le giunte Marrazzo, Polverini e Zingaretti.

E il discorso potrebbe andare avanti per tanti altri e obiettivi aspetti in molti settori! Certo, a chi ha subito danni per la bocciatura della mancata creazione di un adeguato collegamento viario tra la Capitale e i confini con la Campania e per la testarda cocciutaggine dei partners di Zingaretti che continuano a dire che a sud di Latina non c’è bisogno di potenziare il sistema viario, non resta altro che la rabbia, in attesa che la crescente criticità, rappresentata dall’afflusso di gente durante la stagione estiva, trasformi questo sentimento in un vero e proprio parossismo. A meno che il buon senso non li porti, piano piano, a redimersi dagli errori finora commessi. E, in Italia, più che con il Kalashnikov, i problemi vanno risolti, civilmente e democraticamente, con un’arma internazionalmente riconosciuta come civile. Il voto.