Il Pd di Fondi contro il Sindaco: “Sull’illuminazione pubblica non rispetta le sentenze”

Il Consiglio di Stato il 10 marzo scorso ha definitivamente annullato la gara per il servizio di pubblica illuminazione. Il pasticcio creato dall’amministrazione comunale diventa ancora più grave con conseguenze difficili da quantificare, ma, comunque, sicuramente pesanti, per le casse comunali e, conseguentemente, per le tasche dei cittadini fondani“.

Lo dichiarano in un comunicato congiunto i consiglieri comunali del Partito Democratico, Maria Civita Paparello, Mario Fiorillo, Luigi Parisella.


“All’indomani del primo annullamento da parte del Tar di Latina, a luglio scorso, sollecitammo con forza l’amministrazione a sospendere immediatamente l’affidamento dell’appalto. A quel momento era ancora molto limitato il numero delle lampade sostituite e non erano stati volturati i contratti. Sarebbe stata l’occasione per rivedere completamente la scelta antieconomica di affidare ad un privato il servizio.

Lo sostenemmo in comunicati e colloqui informali e, ufficialmente, con interrogazioni in Consiglio comunale e interventi durante una specifica commissione che a fatica riuscimmo a far convocare. Invece Sindaco e maggioranza sprezzantemente snobbarono la decisione del Tribunale, dichiarandosi sicuri del ribaltamento della decisione da parte del Consiglio di Stato. D’altra parte questa amministrazione è solita dare poco peso alle sentenze, finendo poi spesso col soccombere nei giudizi o col dover correre frettolosamente ai ripari (vedi caso delle nuove farmacie). Ci viene da pensare che lo facciano perché tanto poi è il Pantalone-cittadino fondano a pagare, non loro. All’indomani della sentenza del TAR, dopo tante insistenze, riuscimmo a far convocare una commissione sulla questione, ci siamo pure dovuti sorbire i toni offensivi del dirigente responsabile che tacciava di ignoranza chi, invece, faceva giuste proposte. Ora il Consiglio di Stato ha stabilito da chi fossero ignorate le regole delle gare di appalto.

Siamo di nuovo intervenuti sulla questione con interrogazioni, solleciti e comunicati quando si è provveduto a prorogare sine die l’appalto, oltretutto senza determinazione dei costi, oltre il 1 gennaio 2016. In un comunicato di risposta il Sindaco continuava a minimizzare il problema, tentando inutilmente di giustificare un provvedimento irregolare e non rispondendo alle nostre puntuali osservazioni. Abbiamo di questo interessato anche i revisori dei conti. Ora che il Consiglio di Stato ha definito la questione, abbiamo una sola certezza: a causa della sua inefficienza e della sua protervia nel non darci ascolto, l’Amministrazione comunale si è andata a cacciare in un intricatissimo ginepraio. Per la verità di certezza ne abbiamo un’altra ben più grave: ai cittadini fondani toccherà pagare i carissimi costi di tutta questa improvvida operazione ( qualche milione di euro ad una ditta per un appalto che non avrebbe dovuto avere, alcune decine di migliaia di euro di spese legali, tutte le spese per inutili doppie volture delle utenze, ecc.). Purtroppo anche nella commissione consiliare tenuta martedì scorso il Sindaco ha continuato a esprimere considerazioni che ci hanno lasciato stupefatti, sostenendo addirittura che l’annullamento della gara sia solo “una questione di forma e non di sostanza”. Non abbiamo ascoltato nemmeno una parola di autocritica sui gravissimi errori commessi: per Sindaco e maggioranza sbagliano TAR e Consiglio di Stato, non loro.

Riteniamo che questo atteggiamento di tracotante sottovalutazione della questione comporterà ulteriori gravissime ripercussioni sul piano del contenzioso amministrativo e, quel che ci sta più a cuore, pesanti aggravi di spesa per i cittadini fondani. L’intenzione è quella, ad esempio, di corrispondere alla ditta un corrispettivo per i lavori fatti pari a quello previsto nel capitolato di gara, quando, invece, dovrebbe essere almeno limitato all’effettivo costo dei materiali e della manodopera senza, ovviamente, l’utile di impresa. Continueremo, pur con le nostre limitate forze, a vigilare su questo “pasticcio”, così come abbiamo fatto finora, in nome di quei cittadini che ci hanno dato fiducia e che non vogliono pagare per le colpe e l’inefficienza di qualcuno”.