Cusani contro i giudici: anche la Cassazione dice “no” alla ricusazione

Il sindaco di Sperlonga Armando Cusani

Nessuna “inimicizia”, tantomeno “grave”, verso il cittadino (e indagato) Armando Cusani. E dunque alcun dubbio sull’imparzialità dei due magistrati che, ognuno nell’esercizio delle proprie funzioni, nei mesi scorsi affrontarono i sequestri milionari avvenuti nella parte nuova di Sperlonga in relazione all’inchiesta sul Piano integrato. A scansare in via definitiva sospetti ed incertezze, la Corte di Cassazione. Gli ermellini della terza sezione penale, in una doppia sentenza appena pubblicata, hanno rispedito al mittente ogni istanza: come già a settembre 2015, davanti la Corte di Appello, anche questa volta i due ricorsi presentati da Cusani sono stati rigettati, con contestuale condanna dell’interessato al pagamento delle spese processuali.

Operazione antiabusivismo a Sperlonga, sequestri per 100 milioni di euroNel ricorrere contro i sigilli in qualità di indagato – all’epoca dei fatti contestati era primo cittadino – Cusani ha provato a battersi in ogni modo per la ricusazione dei due giudici pontini che avevano affrontato gli immediati strascichi dell’inchiesta di quest’estate. Le dottoresse Mara Mattioli e Lucia Aielli, a finire “nel mirino”. Perché? Nell’ambito del sequestro preventivo del giugno 2015 e del successivo sequestro preventivo integrativo del luglio seguente, la Mattioli aveva assolto al ruolo di giudice per le indagini preliminari, la collega a quello di presidente del collegio del Tribunale del Riesame. Ma per Cusani non potevano. Gli “erano contro”, o almeno riteneva potesse esservi tale eventualità: gli stessi magistrati, in passato, lo avevano querelato per diffamazione. Sullo sfondo, l’hotel “Grotta di Tiberio”, di cui è comproprietario. Nello specifico le pesanti affermazioni dell’allora presidente della Provincia in carica – ad ogni modo smentite dallo stesso – riguardanti il collegio che lo aveva condannato nell’ambito del primo procedimento penale nato per gli abusi edilizi nell’albergo.


Corte di Cassazione
Corte di Cassazione

Questione, quella della presunta diffamazione, archiviata a ottobre 2014. Ma comunque corredata dall’esposto-querela su cui Cusani ha puntato prima in Appello e poi per Cassazione nel tentativo di ricusare Mattioli ed Aielli, e quindi arrivare a invalidare i sequestri riguardanti il Piano integrato. A detta del ricorrente, visto il precedente testa a testa tra lui e i giudici, nel decidere sui sigilli dei mesi scorsi si sarebbe andato a minare il principio di imparzialità. Il dubbio sollevato, insomma, era che quelle toghe potessero essergli “ostili”. Nulla di tutto questo, però. Sia per i giudici della Corte di Appello di Roma che, adesso, per quelli della Suprema Corte. Che, nel rigettare le istanze “gemelle” contro Mattioli ed Aielli, con cui Cusani non aveva mancato di sollevare una questione di legittimità costituzionale, ritenuta allo stesso modo delle altre infondata, ha chiuso il caso: niente “inimicizia”, nessuna “animosità”. Tutto in regola.