Fondi, omesso sequestro alla villa abusiva: tutti assolti

Il comando della polizia municipale di Fondi

Omesso sequestro della villa abusiva: tutti assolti, dal privato protagonista dell’abuso, al presunto intermediario dell’“affare”, fino ai tre vigili. Due agenti e l’allora vice-comandante della polizia municipale di Fondi, Pietro Munno, finora accusati di aver permesso a un pluripregiudicato campano originario di Casoria ma residente in città, nella periferica area agricola di Quarto Iannotta, di costruire casa senza particolari grattacapi pur in assenza di qualsiasi autorizzazione.

Un episodio risalente al 2009, per una storia venuta fuori incidentalmente, grazie a delle intercettazioni telefoniche effettuate sull’utenza del pregiudicato nell’ambito di un’indagine per droga portata avanti all’epoca dal Commissariato di Fondi. Tre la “chiacchierate” registrate dagli agenti, alcuni contatti con un altro campano residente nella Piana, originario di Nola, che millantava diverse entrature: quello che venne ritenuto l’intermediario con i tre agenti della Municipale finiti a processo, rinviati a giudizio insieme agli altri due protagonisti della vicenda nel 2012. Abuso d’ufficio in concorso per tutti e cinque, il principale reato contestato. A cui, relativamente agli imputati in divisa, si aggiungeva quello di omessa denuncia all’autorità giudiziaria.


In sostanza, dicevano le accuse, l’ex comandante Munno (a quei tempi anche responsabile del settore Illeciti urbanistici) e i due agenti, non avrebbero proceduto a un sequestro preventivo dell’immobile abusivo di Quarto Iannotta, nel 2009 ancora in fase di realizzazione. Procurando verosimilmente “un ingiusto vantaggio patrimoniale al privato proprietario”, scriveva il pubblico ministero Simona Gentile nella richiesta di rinvio a giudizio poi avallata dal gup Mara Mattioli.

E invece, a quanto pare, non era successo nulla. Ieri, davanti il collegio presieduto dal giudice del Tribunale di Latina Pierfrancesco De Angelis, il processo si è chiuso con l’assoluzione con formula piena per tutti e cinque gli imputati: al di là delle intercettazioni “incriminate”, in cui a parlare erano solo i due campani, e di un colloquio in auto tra il proprietario del manufatto abusivo e Munno, notati da un poliziotto, non sono emersi altri elementi utili ad accertare le accuse. Il pm Giuseppe Bontempo aveva chiesto solo condanne: un anno e mezzo per Munno, un anno e quattro mesi per i due campani, un anno per gli altri due agenti.

A costituire il pool difensivo, gli avvocati Maurizio Forte, Giulio Mastrobattista, Sandro Ovidio, Sandro Tetto e Maria Antonietta De Angelis.