Comitato contro Acqualatina: “Forza Italia non vuole Acea, perderebbero carrozzone”

Al danno (12 anni di gestione del servizio idrico targato Acqualatina) si aggiunge la beffa. Pare infatti che le azioni del socio privato (Veolia) passeranno all’Acea, società mista pubblico (comune di Roma) privato (Caltagirone) che conoscono molto bene soprattutto in provincia di Frosinone, dove – negli ultimi mesi – c’è stata una vera e proprio sommossa da parte di un nutrito gruppo di sindaci, che chiedono la rescissione del contratto in quanto il gestore si è macchiato di numerose inadempienze contrattuali e questo nonostante un’infinità di “intimazioni ad adempiere rimaste inevase”.

Il possibile passaggio di azioni da Veolia ad Acea non piace però a Forza Italia, tant’è che pur di impedire l’operazione sono scesi in campo gli esponenti di primo piano di ciò che rimane del partito di Berlusconi in provincia di Latina e cioè il senatore Fazzone e il consigliere regionale Pino Simeone.


Senza paura di riempirsi di ridicolo i due politici pontini hanno addirittura rispolverato i referendum del 12 e 13 giugno 2011 con i quali i cittadini italiani hanno detto sì – a stragrande maggioranza – all’abrogazione della norma che consentiva “l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici” (I Quesito) e la norma che disponeva che la tariffa per il servizio idrico era determinata caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito dal gestore (II Quesito).

E’ chiaro che la paura fa novanta, perché evidentemente è necessario impedire che a gestire il servizio idrico nell’ATO4 sia una società targata PD, tant’è che addirittura il senatore Fazzone ha suggerito che siano i comuni dell’ATO4 a comprare le quote del socio privato. D’altronde era già stato l’allora presidente della provincia Armando Cusani ad ottenere che i sindaci votassero – nell’assemblea dell’ATO4 – un deliberato con il quale gli veniva dato il mandato di trattare con il socio privato la cessione delle quote ai comuni, operazione che poi non si mai realizzata, probabilmente perché nel frattempo Armando Cusani è stato messo alla porta. Con l’acquisto delle azioni ovviamente i comuni si dovrebbero fare carico anche del mostruoso debito della società che pare sia valutato in circa 80milioni di euro. Ovviamente anche le pietre lo sanno che fanno finta di combattersi ma l’obbiettivo è comune: continuare a spremere i cittadini come limoni.

Solamente che se fino ad oggi lo ha fatto il carrozzone Acqualatina targato Forza Italia-UD, da domani probabilmente a farlo sarà il carrozzone Acqualatina targato PD. D’altronde fino a quando l’acqua verrà considerata una merce come un’altra, e non un diritto fondamentale, continueremo ad assistere a questo ignobile farsa, nella quale tutti si ergono a difensori degli interessi della collettiva ma di fatto continuare a sostenere l’operato di chi si arricchisce a sue spese. E di schifezze in questi anni ne abbiamo viste un bel pò, grazie alla compiacenza dell’assemblea dei sindaci dell’ATO4 che di fatto le hanno avvallate tutte, nessuna esclusa. E’ ovvio che siamo favorevoli al ritorno all’acqua pubblica ma diciamo no ai giochi di potere che continuano a far pendere l’ago della bilancio a favore di una gestione privatistica dell’acqua.

Perché il rischio è proprio questo, cioè che si continua a gestire l’acqua pensando che da essa si possa trarre profitto, quando invece è necessario che venga restituita ai suoi legittimi proprietari e cioè i cittadini, così da respingere in maniera definitiva l’idea che possa essere un bene commerciabile e su cui far profitto. D’altronde se è vero che la gestione, in generale, deve essere equa ed efficiente, non si capisce quale sia il motivo per ritenere che il pubblico debba essere meno efficiente rispetto al privato. L’esempio più nobile è a meno di cento chilometri da noi.

Nella città di Napoli l’acqua è gestita dall’ABC una “azienda speciale” di proprietà del comune, che – oltre allo statuto – si è dotata di un comitato di sorveglianza, con rappresentanti dei lavoratori (eletti) e dei cittadini-utenti (selezionati per sorteggio). A differenza di una società per azioni che “deve necessariamente fare profitti, è nelle sue finalità, altrimenti va messa in liquidazione”, un’azienda pubblica invece non deve fare profitti, la sua priorità è garantire il servizio pubblico: deve fornire acqua di qualità, investire gli utili nell’infrastruttura e migliorare il servizio”. Nel 2014 ha chiuso con un attivo di 7,9 milioni di euro, e il bilancio 2015 sarà simile. Gli utili vengono rinvestiti nell’infrastruttura e in campagne di educazione pubblica.

I cittadini sono pronti ma i politici?