Truffa con l’ortofrutta dei poveri: gli arrestati pontini
negano ogni addebito

Truffa con l’ortofrutta dei poveri: gli arrestati pontini<br> negano ogni addebito

Durante gli interrogatori di garanzia, effettuati per rogatoria, hanno respinto ogni accusa. I tre pontini arrestati martedì nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nas contro una presunta associazione a delinquere su scala nazionale finalizzata al riciclaggio di prodotti alimentari destinati ai poveri, venerdì mattina hanno fornito una serie di dichiarazioni spontanee tendenti a scansare i pesanti addebiti scaturiti dall’indagine, portata avanti dalla Procura di Lodi.

I due imprenditori d’origine salernitana Alfonso e Domenico Cioffi, padre e figlio di 51 e 24 anni da anni residenti a Fondi, impegnati con la ditta di famiglia “L’oro della costiera” in seno al Mof, sono comparsi davanti al gip del Tribunale di Latina Guido Marcelli. Assisiti dai legali Enzo Biasillo e Francesco Nania, e rispettivamente colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, si sono difesi dicendo di essere incappati in un grosso errore da parte degli investigatori: della truffa da oltre 4 milioni d’euro complessivi che viene contestata al presunto sodalizio criminale sarebbero del tutto all’oscuro, nella beneficenza ci credevano. Il loro effettivo ruolo? Quello di limitarsi a custodire in una cella frigorifera de “L’oro della costiera” (attività peraltro non incappata in alcun sequestro) dell’ortofrutta passata per la “Sei per Secu”, l’onlus dell’hinterland di Lodi finita al centro dello scandalo. E non solo i Cioffi non ci avrebbero guadagnato nulla, ci avrebbero addirittura rimesso: nel corso dell’interrogatorio hanno sostenuto come spesso il materiale alimentare da destinare gratuitamente al settore socio-assistenziale arrivato alla loro ditta dalla “Sei per Secu” fosse in via di deterioramento, tanto da doversi accollare di volta in volta le spese di smaltimento.

Il terzo imprenditore pontino arrestato, il 44enne nato a Formia Giampaolo D’Angelis, allo stesso modo di Alfonso Cioffi martedì destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere notificatagli a Itri, ieri mattina è invece comparso dinanzi al gip del Tribunale di Cassino Angelo Valerio D’Anna. Anche lui ha reso dichiarazioni spontanee volte a respingere ogni accusa. D’Angelis, difeso dall’avvocato Enrico Cellini e attualmente residente a Milano, ha innanzitutto sottolineato il fatto che la “D&R Dolciaria”, la sua ditta, è di fatto inattiva dal 2009. E quindi non avrebbe potuto essere parte integrante del meccanismo che, secondo l’assunto investigativo, veniva utilizzato dall’associazione a delinquere per distrarre e quindi rivendere in Italia e all’estero frutta e verdura destinate ai poveri. Un’associazione in cui il 44enne ha sostenuto di non aver avuto nessun ruolo, fuorché quello di mediatore ortofrutticolo all’ingrosso, il suo attuale lavoro.

Messe a verbale, le dichiarazioni dei tre arrestati passeranno ora al vaglio del gip presso il Tribunale di Lodi. Ad inizio settimana, intanto, il pool difensivo presenterà istanza al Riesame per l’applicazione nei confronti degli indagati di misure meno afflittive rispetto alle attuali.

 

 

 

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