Un patrimonio archeologico sepolto e dimenticato, a Formia neanche un centesimo su 300 milioni

Zingaretti e Bartolomeo insieme in una visita allo scavo di Caposele

Ben 300 milioni di euro per il recupero e la valorizzazione dei Beni culturali della Regione Lazio in arrivo dal Ministero della Cultura presieduto da Dario Franceschini, ma a Formia neanche un centesimo. A nulla sono valse le parole del sindaco di Formia Sandro Bartolomeo – peraltro dello stesso partito di Franceschini – nè quelle di 14 senatori del Movimento Cinque Stelle, per cercare di acquisire e sottrarre dalla proprietà privata e dal deterioramento del Tempo la prestigiosa Villa di Cicerona, meglio nota oggi col nome di Villa Rubino (la famiglia proprietaria).

A rendere noto il provvedimento del ministero e l’esclusione da ben 241 interventi in siti culturali di tutta Italia – per il Lazio ci sono 68, 5 milioni per 59 progetti – è stato il gruppo dell’Udc di Formia che dalla propria pagina facebook ha pubblicato il provvedimento ministeriale.


Eppure sarebbe dovuta suonare come un monito la durissima denuncia lanciata da Robert Harris che a Formia è stato spesso invitato per parlare di Cicerone che di fatto ci etichetta come degli incapaci per gestire una tale meraviglia archeologica. Di fatto dai criptoportici di piazza Vittoria all’anfiteatro di via Lavanga, dall’acquedotto romano di Mola a una intera porzione di antica Hormiae romana sepolta a Piazza Mattej. Tutto giace nel silenzio, nell’abbandono, nel degrado e nella mancanza di risorse.