Il viaggio del petcoke da Gaeta a Sessa, Legambiente: “Meglio la corruzione o la dignità politica?”

Il viaggio del petcoke da Gaeta a Sessa, Legambiente: “Meglio la corruzione o la dignità politica?”

Il giorno 8 u.s. abbiamo assistito a un Consiglio comunale nel quale non si è tenuto in alcun conto l’interesse dei cittadini. Viene da chiedersi: a che gioco giochiamo? È più importante la vile “pecunia” a favore dell’eventuale corrotto-corruttore? O la dignità di un intero Consiglio comunale e, di conseguenza, dei cittadini rappresentati? Mah, difficile scoprire la verità dietro le maschere degli attori. Il fatto è che non si è voluto discutere di alcun punto all’ordine del giorno, preferendo rinviare il consiglio ad altra data, previa riunione dei capigruppo , della commissione…. bla bla bla.

È interessante individuare il punto dolente dell’intero o.d.g: il primo punto dove c’era scritto, letteralmente:

  • Realizzazione di una struttura di interesse comune da destinare a “Polo logistico e confezionamento di Pallet” in Sessa Aurunca alla via Appia km.158,400, in variante urbanistica ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 160/2010, di proprietà della Ditta Interport s.r.l. con sede in Formia (LT) (rinviato 21.4.2015).

Alcune considerazioni:

  1. La richiesta è stata presenta dalla società Interport, quella stessa che dal 1991, possiede, abusivamente, un deposito di pet-coke proprio nella zona di cui si chiede la variante urbanistica, raggiungendo dunque il duplice scopo di confezionare pallet e continuare a stoccare elevati volumi di pet-coke. È evidente che si tratta di uno stratagemma squallido per distrarre l’attenzione dal problema clou: la presenza nel sito, zona agricola, di elevati quantitativi (ora 140.000 mc) di pet-coke . Non possiamo fare finta di niente, c’è già un’attività, lo stoccaggio del pet-coke. È di questo che si deve discutere.
  2. Già da troppo tempo alcuni personaggi dell’amministrazione comunale cercano di menare il can per l’aia “Ma no, non c’è da preoccuparsi, al posto del pet-coke, ci sarà la lavorazione del pellet” (o pallet)
  3. Anche se fosse vero, ma non lo è, comunque ci troveremmo ad approvare un’attività industriale in zona agricola, mentre alla stessa potrebbe essere concessa, senza problemi, di iniziare la produzione nella zona ASI del Comune di Sessa.
  4. La strategia messa in atto servirebbe per legalizzare l’illegalità.
  5. Il Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro (MISE) ha emanato, in data 18 dicembre 2015, un Decreto che consente a Interport di continuare la propria attività riducendo il volume di pet-coke da 140.000 a 97.000 mc, senza uno straccio di Valutazione di Impatto Ambientale o di Incidenza, e senza tenere in alcun conto che  la società in questione ha iniziato a svolgere, e svolge tuttora, la sua attività completamente priva di titolo edilizio in zona agricola, urbanisticamente non compatibile con l’attività industriale esercitata. In coda a tale Decreto, all’art. 7, è scritto: “AVVERSO TALE PROVVEDIMENTO E’ AMMESSO RICORSO AL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DA PRESENTARSI, ENTRO 60 GIORNI DALLA DATA DI NOTIFICA

DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO, OPPURE IN VIA ALTERNATIVA, AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ENTRO 120 GIORNI DALLA STESSA DATA

  1. Già sono passati 24 giorni. Vuol dire che da oggi cominceremo il conto alla rovescia, a meno che il Sindaco non rilasci una dichiarazione ufficiale nella quale informa di aver dato mandato agli avvocati incaricati dal Comune.
  2. Sempre a proposito della legittimità di praticare attività industriale in zona agricola, successive autorizzazioni regionali, provinciali, di ANAS,VV.FF. , e quant’altri relative al funzionamento di tale attività, hanno di fatto ignorato e bypassato il vulnus iniziale, permettendo alla società di continuare, indisturbata, un’ attività abusiva.
  3. VULNUS INIZIALE: Il 21 agosto 1991, anno dell’autorizzazione comunale, il pet-coke era catalogato come rifiuto speciale e, udite udite, il Sindaco pro tempore del Comune di Sessa Aurunca, rilasciò un’autorizzazione sanitaria n. 339/LIC. al richiedente, sig. Nicola Di Sarno, Amministratore della società Interport s.a.s per l’esercizio di scarico e deposito di carbone (in realtà pet-coke nota della scrivente), secondo la normativa vigente, ossia “Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, legge 30/4/962 n. 283 e succ. modificazioni Reg. d’esecuzione D.P.R. 26/3/980 n. 327 . Praticamente, mentre l’intera popolazione sessana era in fermento per far chiudere la pericolosissima discarica “La Selva”, si autorizzava, sempre in zona agricola, l’apertura di un’altra discarica a cielo aperto di un rifiuto che, secondo l’autorizzazione comunale, ma anche secondo la USL n. 11 che aveva espresso parere favorevole, si poteva bere e/o mangiare. Fu solo nel 2002, in seguito al sequestro della magistratura del petrolchimico di Gela che utilizzava illegalmente come combustibile il pet-coke, provocando un inquinamento massiccio dell’intero comprensorio, che il governo Berlusconi promosse tale rifiuto a combustibile, in modo da permettere all’industria di continuare la sua attività.
  4. Si deve attribuire tale superficiale nullaosta a ignoranza, a incapacità di programmare il futuro del territorio che si è chiamati a governare, a malafede? Non so, ai cittadini l’ardua sentenza.
  5. Ma i tempi sono cambiati. Oggi, e devo dire grazie anche alla presenza di ambientalisti che hanno dedicato una vita al bene comune, nessuno può tirarsi fuori dalle problematiche ecologiche che stanno determinando il destino del Pianeta Terra.
  6. E dunque, fin dal mese di aprile 2015 siamo in attesa che il Consiglio sciolga l’oracolo sul cambio della destinazione urbanistica al km 158,400.
  7. Prima ancora che iniziasse la discussione, un consigliere di maggioranza ha proposto di inserire al primo punto dell’O.d.g. un argomento non previsto e, nel caso il consiglio non avesse approvato questa proposta, di rinviare l’intero consiglio comunale ad altra data, senza discutere di nessun punto. Il rinvio è stato votato all’unanimità, creando un pericoloso precedente. Basterà che un consigliere usi questi stessi trucchi per rimandare, sine die, la discussione su un punto ritenuto “sgradito”, sulla cui votazione non si vuole mettere la faccia.
  8. Chiediamo che escano allo scoperto quei consiglieri che fanno il doppio gioco fingendo di fare gli interessi di una popolazione. NOI VOGLIAMO VEDERLI VOTARE PER CAPIRE, in nome della trasparenza, tanto vantata da questa amministrazione, chi e perché tradisce il mandato dei cittadini È ancora, e sempre, in nome della vile “pecunia” che si svia il gioco a proprio favore? La domanda è quanto mai legittima. Se dietro tutta la faccenda del deposito di pet-coke ci sono interessi occulti, si faccia in modo che si sappia.
  9. Queste stesse persone rischiano di invalidare l’ottimo lavoro portato avanti puntualmente dal caposettore Pasquale Sarao e condiviso, almeno a parole, dalla maggior parte di consiglieri e assessori.
  10. CHIEDIAMO ancora che dalle parole si passi ai fatti: RICORSO AL TAR e VOTAZIONE SULL’ EVENTUALE CAMBIO DI DESTINAZIONE URBANISTICA DELLA ZONA AGRICOLA AL KM 158,400, ossia, senza nascondersi dietro il pallet, VOLETE O NO CHE IN QUEL SITO SIA DEPOSITATO IL PET-COKE SENZA TENERE IN ALCUNA CONSIDERAZIONE TUTTO QUELLO CHE PUÒ’ RAPPRESENTARE PER IL NOSTRO TERRITORIO?

LEGAMBIENTE CAMPANIA, INTANTO, HA INOLTRATO RICORSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA DELL’AMBIENTE.

per Legambiente

Giulia Casella

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