Coifal, Mitrano fa mea culpa ma i dubbi restano: ecco perchè vince privato senza requisiti. Farmacie scrivono a Corte dei Conti

Coifal, Mitrano fa mea culpa ma i dubbi restano: ecco perchè vince privato senza requisiti. Farmacie scrivono a Corte dei Conti

Una parziale ammissione di colpa c’è stata: il sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano ha riconosciuto che, sulla costituzione del consorzio Coifal per la realizzazione della farmacia comunale, e tutte le procedure amministrative intraprese, c’è stata una scarsa pubblicizzazione e il mancato coinvolgimento del Consiglio comunale. Eppure a precederlo era stato l’ex vice e assessore ai lavori pubblici Cristian Leccese che ha seguito da vicino tutto l’iter in qualità del delegato del sindaco. Ed oggi a fornire i chiarimenti è stato proprio lui, non senza la meraviglia dei presenti che si aspettavano le precisazioni del sindaco e non di un ex assessore richiamato appositamente per l’occasione. Tuttavia nessuno dei due interventi ha chiarito i molti dubbi sorti nelle ultime settimane. Specie relativamente alla percentuale da riconsocere alla parte pubblica (appena il 20 %), riguardo alle nomine mai sottoposte all’approvazione del Consiglio comunale e infine sulle procedure concorsuali che hanno visto vincere una società nata dopo la pubblicazione del bando, senza requisiti e sola a presentarsi alla gara d’appalto europea. Ad assistere alla seduta anche esponenti dell’Arma dei carabinieri che nei giorni scorsi hanno ascoltato il segretario dell’associazione Caponnetto Elvio di Cesare.

Salvatore Cicconardi

Salvatore Cicconardi

Le richieste di spiegazioni. Ha aperto Salvatore Cicconardi, tra i firmatari della richiesta di convocazione del Consiglio per discutere della farmacia: “Questa amministrazione sta dando dimostrazione plastica della confusione con la quale si governa paese. Sono contro i carrozzoni, come i Consorzi. L’affidamento al privato è bello, c’è tale inefficacia e inefficenza per cui pensiamo che il privato sia risoluzione problema. Perchè la farmacia la chiamiamo comunale e poi la diamo al privato? Questa cultura politica è frutto della sedia dove sto seduto in Consiglio. Se in una farmacia comunale l’80 percento è del privato, della politica non si capisce più niente. Lì sta l’impiccio del politico”.

Eduardo Accetta

Eduardo Accetta

E’ toccato poi al consigliere che aperto una breccia nella vicenda Coifal, Edoardo Accetta: “Le polemiche sentite sulla vicenda sono state create da mitomani. la vicenda del Coifal mi interessa dal punto di vista politico e io non sono in condizione di dare tante risposte ai cittadini perchè molte cose non si conoscono. Abbiamo solo votato per la costituzione di un consorzio poi non ne abbiamo saputo più niente. Leccese mi ha detto che mi avrebbe fatto avere la documentazione che, ovviamente non ho mai avuto, e che è uscita fuori solo il giorno dopo le sue dimissioni. Non era opportuno gestire la farmacia direttamente, si poteva scegliere di darla a un privato con bando pubblico. La decisione presa invece è a metà tra il privatistico e il privato. E’ venuto meno il momento democratico. E’ stata una scelta fatta da Leccese e Mitrano. Ma qual’è la bontà dell’operazione per questa fantomatica farmacia comunale? Nessuno dei servizi promessi si farà – dallo screening oncologico alle visite oculistiche, dalla presenza del defibrillatore alla cura delle malattie alimentari – altrimenti invece che la farmacia avremmo il policlinico del Golfo”.

Cristian Leccese

Cristian Leccese

Come ha replicato Leccese. “E’ in gioco l’onorabilità delle persone – ha esordito Leccese – perciò ho deciso di intervenire. Si vuole sabotare questa operazione”. L’ex vicesindaco ha ricordato che, secondo il piano regionale, è da circa un ventennio che il quartiere di Calegna attende di ospitare una farmacia, le sesta sul territorio comunale. Così all’insediamento dell’attuale amministrazione si è deciso di intraprendere l’iter e studiare quale tra una quindicina di modelli gestionali da adottare per avviare la farmacia. “Abbiamo scelto questo modello – prosegue – anzitutto perchè la titolarità resta al Comune di Gaeta che potenzia il proprio patrimonio economico, eppoi per non rinunciare alla sede farmaceutica che sarebbe andata ai privati. In questo modo ci siamo presi la scelta delle linee guide dei servizi e sulla gestione. Per quanto riguarda la percentuale riconosciuta al pubblico – afferma Leccese – secondo legge il Dpr 533/96, nella parte minoritaria del 20 %”. Per quanto riguarda le nomine, chi ha votato la costituzione del Consorzio nel febbraio 2014, ha votato – secondo articoli 30 e 31 del Tuel – anche gli indirizzi”.

Giuseppe Matarazzo

Giuseppe Matarazzo

Matarazzo senza mezze misure: “Leccese dice il falso, violate procedure”.Noi come Consiglio comunale – afferma Matarazzo – non abbiamo votato nessuna delega. E ancora: “Leccese non aveva nessun mandato e noi abbiamo un regolamento ben preciso. E’ stato violato mandato per l’approvazione dello statuto e nessuno ha supportato la scelta di riconoscere al Comune il 20 percento nell’assetto societario. Leccese dice il falso – continua Matarazzo – perchè secondo la legge da lui citata al pubblico spetta parte non inferiore a un quinto del capitale investito, quindi minimo il 20 percento. E’ stato violato il mandato del Consiglio comunale e con Leccese anche il sindaco è responsabile che lo ha delegato a esercitare un potere senza autorizzazione. Anche perchè il Comune di Gaeta è sprovvisto di regolamentazione sulla costituzione di partecipate. Tanto è vero che lo stesso dirigente Antonio Buttaro il 27 ottobre scorso scrive al revisore dei conti preannunciando entro al fine dell’anno la redazione del regolamento sulle partecipate. Mancano due mesi. In assenza del regolamento chi controlla? Leccese e il consigliere comunale Dies – il quale ha addirittura approvato come delegato del sindaco in rappresentanza del Comune di Gaeta il bilancio 2016-2018 – non sono stati delegati dal Consiglio comunale che quindi non ha potuto controllare. Si tratta quindi di atti illegittimi. Io non sono contrario all decisione ma al metodo e quindi ho chiesto la sospensione del bando.

Solo approccio politico, no alle indagini. La costante negli interventi dei consiglieri comunali è certamente stata la premessa, perchè tutti hanno preso le distanze da affermazioni più estreme come quella dell’associazione antimafia Caponnetto. “Stiamo discutendo dell’inopportunità politica delle decisioni prese e, semmai, della legittimità. Le autorità competenti faranno eventualmente il resto“. Anche perchè la firma per la costituzione del consorzio è arrivata all’unanimità nel Consiglio del febbraio del 2014, dopodichè non se n’è saputo più niente. A non rinunciare ad andare affondo alla vicenda dei sospetti sollevati è stato lo stesso presidente del Coifal Mario Paone.

Luigi Mascolo

Luigi Mascolo

Cos’è l’avvalimento? Ma come è possibile che una società che non ha i requisiti richiesti dal capitolato d’appalto possa vincere una gara? La vicenda Coifal è emblematica. Infatti la gara – per riconoscere diritto a partecipare – chiedeva che la società avesse un volume di affari di almeno 6 milioni di euro negli ultimi 3 anni, che gestisse analogo servizio da almeno 3 anni e in possesso di almeno due referenze bancarie. Requisiti che non poteva ovviamente avere una società costituitasi dopo la pubblicazione del bando. E allora come si fà? La spiegazione la si trova sul sito dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione. Si chiama avvalimento, se ovvero una società non ha quei determinati requisiti richiesti, il sistema normativo degli appalti consente di cercare supporto in un’altra società che li abbia nel medesimo settore, così che questa diventi di fatto garante della prima. Nel caso di specie si è trattato di Luigi Mascolo, proprietario di alcune farmacie a Cellole, figlio di Giuseppe Mascolo, anch’egli noto farmacista di Cellole, ammazzato nel 1988 a Baia Domitia, mentre rincasava proprio col figlio Luigi (all’epoca 24enne), e sul cui caso ha indagato proprio l’attuale presidente dell’autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone quando era alla Dda di Napoli a partire dal 1999. L’assassinio avvenne per una richiesta di estorsione finita male e un colpo che parte per sbaglio dalla pistola di un affiliato ai casalesi di Baia Domitia, alleati agli Esposito – “Muzzoni” – di Sessa Aurunca. Questi ultimi al fianco di Antonio Bardellino e dopo la scissione passati con i Bidognetti – Schiavone. Giuseppe Mascolo aveva ricoperto diversi incarichi anche nell’amministrazione comunale del suo Comune. Insomma, una vittima di camorra. La sua storia è ricostruita in un breve racconto proprio dall’attuale presidente Anac Raffaele Cantone.

La Corte dei Conti. Quattro delle cinque farmacie di Gaeta, infine, hanno sottoscritto un documento comune nel quale chiedono un giudizio su quanto avvenuto, sulla bontà delle procedure e le scelte economiche compiute dall’amministrazione comunale alla competente Corte dei Conti.

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