Soprintendenza in via Vitruvio, emerge l’antica Roma… massacrata dall’urbanizzazione

Soprintendenza in via Vitruvio, emerge l’antica Roma… massacrata dall’urbanizzazione

Stop a una porzione dei lavori di realizzazione dei marciapiedi nel tratto di via Vitruvio a Formia che va da Piazza Mattej fino all’incrocio con via Rubino. E’ quanto ha deciso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dopo che ieri il cantiere ha portato alla luce la restante parte del reperto che si trova all’interno della palazzina adiacente. Si tratta di una basilica del foro di età augustea, la cui presenza era già ben nota alla stessa Soprintendenza, la quale, infatti, aveva programmato in accordo con l’amministrazione comunale degli scavi preventivi alle attività urbanistiche – proprio quelli in corso che hanno consentito la scoperta – per verificare, data la criticità dell’area, la presenza poi avvenuta di ulteriori ritrovamenti. Per ora, quindi, la Soprintendenza ha dato il consenso a proseguire solo relativamente ad alcune parti, per altre ci si è accordati con l’amministrazione comunale per soluzione tampone tese ad arrivare a confezionare un programma di recupero.

L’IMPORTANZA DEL RITROVAMENTO – Bisogna infatti immaginare l’odierna piazza Mattej, come un luogo di aggregazione e di servizi in epoca romana. Una piazza che chiudeva il foro sul lato settentrionale e con la direttrice visiva direttamente in direzione del mare, a ridosso della villa di Cicerone. Una basilica, nella cultura romana, non ha lo stesso significato poi assunto nelle epoche successive, ovvero come luogo di culto. Si trattava bensì di un presidio dalle funzioni civili, venuto alla luce nel corso dei decenni passati, in particolare nel 1921, nel 1929 e nel 1970. Passaggi durante i quali sono emersi svariati elementi architettonici tra i quali anche un’enorme affresco che, secondo gli esperti, avrebbe occupato interamente una delle pareti interne della struttura. L’affresco è cominciato ad emergere a partire dal 1960 ed è oggi conservato all’interno del museo comunale. Ma la vera sorpresa delle scorse ore, che ci si aspettava meno di tutto il resto, consiste nel ritrovamento proprio di una ulteriore porzione di quell’affresco, che verrà ricondotto alla sua posizione originale accanto alle parti già ritrovate. Si tratta, come detto, di un’enorme pittura raffigurante ambienti naturali, soggetto privilegiato dai romani, con la riproduzione di svariate specie vegetali e animali, presenti all’interno di un giardino ben curato fin nei particolari, addirittura con la presenza di uno steccato.

Il sopralluogo di questa mattina giovedì

Il sopralluogo di questa mattina giovedì

LA DISTRUZIONE NEL PASSATO DEL NOSTRO PASSATO – Tuttavia, al pari della sorpresa nel ritrovare un ulteriore porzione di affresco, vi è stata un’altra sorpresa di segno opposto. Infatti lo scavo ha consentito di notare come la realizzazione dei sottoservizi quali condutture idriche, elettriche e quant’altro, abbiano abbondantemente massacrato l’opera romana, denotando l’assenza di qualsiasi sensibilità e scrupolo di enti, istituzioni e persone che si sono trovati di fronte a tanta bellezza. Senza contare che si tratta di un reato in piena regola. Infatti murature, colonne, elementi architettonici vari e affreschi, sono stati addirittura tagliati nel corso del tempo per lasciare spazio alle infrastrutture urbanistiche. Stesso comportamento adottato nella realizzazione della palazzina che contiene al suo interno addirittura una vasta porzione di ciò che resta della basilica. Pare cioè che il cantiere sia stato allestito e portato avanti attorno all’area della basilica, in modo tale che la bellezza di strutture antiche di oltre 2mila anni potessero essere niente di più che un ornamento di pregio condominiale, forse solo per accrescere il pregio del palazzo stesso e quindi degli appartamenti (?). Viene da chiedersi chi abbia consentito ciò. Perchè nessuna istituzione sia debitamente intervenuta? Quali pressioni e poteri privati abbiano prevalso sul pubblico interesse? Alla faccia della cultura e della gloriosa storia di queste terre.

COME SI AGIRA’ – Per evitare di ripetere gli stessi errori irreversibili del passato, anche grazie alla cura mostrata dalla Soprintendenza in questa fase, si attuerà un programma di intervento provvisorio a breve per poi redigere un programma più complesso di recupero. L’esigenza di proseguire e concludere i lavori di rifacimento del marciapiede da una parte e le festività natalizie alle porte dall’altra, obbligano a trovare ed adottare una soluzione tampone per preservare l’area fino ai primi mesi del prossimo anno. A quel punto bisognerà mettere in atto un accurato scavo di recupero e approfondimento in tutta tranquillità, anche per capire bene l’entità dell’area, arrivare precisamente all’antica superficie di calpestio, avere lo giusto spazio a disposizione per muoversi senza fretta.

Villa Rubino

Villa Rubino

Al momento, anche questa mattina sono in corso accertamenti, si studia un passaggio pedonale ma i tempi non si annunciano brevi. Soprattutto se troverà conferma quanto sostenevano le cronache giornalistiche di fine anni ’80 ovvero che in coincidenza di un violento temporale, pressapoco dove avvenuto ieri, si aprì una sorta di voragine che avrebbe rivelato un passaggio sotterraneo che alcuni sostengono condurrebbe proprio fino alla storica Villa Rubino. Una probabilità non così remota per chi conosce la Formia sotterranea o risiede in un edificio storico.

All’epoca, dopo l’interruzione della strada per circa quindici giorni, una colata di asfalto cancellò il problema. E in molti anche la memoria dei fatti.

UNA DIFFICILE GESTIONE DELL’ARTE – Che il rapporto tra Formia e i suoi beni archeologici sia problematico lo descrive bene l’infinita diatriba che i due schieramenti politici hanno alimentato da quando, inizio anni ’90, hanno cominciato a succedersi ininterrottamente nell’amministrazione del Comune. E il continuo rimpallarsi responsabilità per occasioni perse o attribuirsi meriti per iniziative, spesso, alle volte purtroppo, di breve durata. Che non hanno evitato che alle volte a qualcuno dei due contendenti restasse il cerino in mano.

L'architetto Bevivino in conferenza stampa a febbraio 2015

L’architetto Bevivino in conferenza stampa a febbraio 2015

Come sembra accaduto nel caso della Cisterna Borbonica in piazza Marconi. “Scoperta” nel 2011 dalla giunta guidata dall’ex sindaco Michele Forte che fece accorrere anche una troupe della Rai. Con la nuova amministrazione la riscoperta sarebbe dovuta proseguire grazie a un Concorso di Idee che a febbraio scorso proclamò vincitore un architetto e un progetto la cui dead line per il completamento lavori era stata ottimisticamente fissata a metà luglio passato.

UNA BUONA NOTIZIA (FORSE)E’ quella che arriva invece dalla zona di San Giovanni dove il distributore di carburante, quello che sorge a ridosso dell’acquedotto romano, non dovrebbe più riaprire dopo le perdite e il conseguente sversamento in mare avvenuto nel maggio scorso.

Un tratto dell'acquedotto romano

Un tratto dell’acquedotto romano

Una notizia che se confermata alimenterebbe la possibilità, auspicata da residenti e non, di riqualificare la zona, nei cui pressi, sorgono più istituti scolastici oltre che la chiesa di San Giovanni.

Il tutto anche nell’ottica del rispetto della normativa, sempre disattesa, che vieta l’attività di distribuzione idrocarburi nella vicinanza a corsi d’acqua, abitazioni, attività commerciali e parcheggi e in centro storico (H24inchieste 11 gennaio 2015).

Una immagine dell'acquedotto del 1900

Una immagine dell’acquedotto del 1900

Un’idea che passa però attraverso due ostacoli: ovvero le trattative con i proprietari dell’area dove sorge il distributore di carburante e di quella retrostante. In passato, proprio per la seconda, fu presentato un progetto di parcheggio, all’epoca bocciato ma che ora, se la chiusura del distributore di carburante sarà confermata, potrebbe essere nuovamente avanzato. Decongestionando un’area dal traffico ma anche facendo perdere un’occasione di sviluppo diverso all’intero comprensorio di Mola.

Anche su questa area la Soprintendenza ha più volte sollecitato il rispetto di quella normativa che di fatto obbliga a delocalizzare i distributori di carburante fuori dai centri abitati. Norma che a tutt’oggi viene puntualmente elusa. Nel frattempo già negli anni passati è arrivata la messa in sicurezza dell’opera, ancora oggi visibile, grazie ai soldi della Regione e su pressione della Soprintendenza – e nonostante l’area sia comunale a Formia nessuno con compiti di governo pare essersene mai accorto – per evitare che l’abbandono e il degrado facesse crollare l’acquedotto romano. Struttura che negli ultimi anni ha già perso alcuni pezzi e si avvia al crollo definitivo se non si interviene subito. D’altra parte già nei decenni scorsi, ancora una volta, come nel caso della costruzione del pastificio Aprea, sono venuti prima gli interessi privati che la tutela di un bene archeologico di interesse collettivo.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social