Sperlonga, restano i sigilli agli appartamenti nati dall’albergo “tagliato”: la Cassazione respinge i ricorsi

Dopo quelle della Truglia srl, la prima società titolare dell’area, gli ermellini rispediscono al mittente anche le istanze di dodici proprietari degli appartamenti nati dall’albergo “tagliato in due” in via Tiresia, a Sperlonga, sotto sigilli dall’ottobre dello scorso anno.

Undici in blocco, uno in solitaria, quasi tutti campani, i ricorrenti avevano impugnato il decreto di sequestro preventivo, riguardante ventuno unità abitative e legato a un’inchiesta per lottizzazione abusiva, fino in Cassazione. Appellandosi ai giudici della Suprema Corte puntando su più fronti.


Sostenendo tra l’altro una perfetta regolarità dell’iter che, mediante lo strumento della Scia, ha portato la metà dell’attività turistico-ricettiva in questione a trasformarsi in un complesso residenziale. L’assenza del contestato aggravio urbanistico. La presunta prescrizione del reato relativo alla violazione dei vincoli di unitarietà della gestione della struttura ricettiva. La mancanza del cosiddetto periculum in mora, e quindi del concreto pericolo di aggravamento o continuazione del reato di lottizzazione abusiva.

Ma, soprattutto, nei ricorsi si era puntato sulla buona fede: all’atto dell’acquisto, era la tesi avanzata, nessuno dei privati avrebbe potuto avere cognizione di eventuali illegittimità amministrative riguardanti gli immobili. Tanto più che le opere edilizie contestate e alla base della trasformazione da inchiesta erano già state realizzate, senza alcun addebito da parte degli interessati. Argomentazioni in serie che non hanno convinto: la Cassazione ha giudicato i ricorsi inammissibili.

E IL TAR RESPINGE IL RICORSO DELL’IMMOBILDI’

sequestro-sperlonga-ottobre-20141Nel ritenere inammissibili le due Scia del 2012 per trasformare metà dell’albergo di via Tiresia in venti unità abitative a destinazione residenziale (ventuno saranno quelle poi sequestrate per lottizzazione abusiva ad ottobre 2014), il Comune di Sperlonga non sbagliò: perfettamente legittimo, il diniego alle istanze allora presentate dalla Immobildì srl.

Lo ha sancito il Tar, che, con una sentenza depositata nei giorni scorsi dalla sezione distaccata di Latina, ha respinto il ricorso della società proprietaria degli immobili e committente dei lavori inerenti il contestato cambio di destinazione d’uso di parte della struttura ricettiva.

Secondo i giudici amministrativi, che hanno accolto la tesi dell’ente pubblico, detto cambio di destinazione avrebbe avuto una consistenza tale da rendere imprescindibile il conseguimento di un permesso a costruire. Anche perché le Segnalazioni certificate di inizio attività, “pur se riferite a parti diverse, riguardano tuttavia il mutamento di destinazione di un edificio unico, tale essendo quello interessato per derivazione e vincolo di destinazione”. Alla Immobildì, adesso, resta l’eventuale carta del Consiglio di Stato.