Non è camorra, estorsione sugli stracci a Cisterna: condannati in tre

Estorsione si ma niente mafia. Facendo cadere l’aggravante, il Tribunale di Latina ha condannato tre imputati e ne ha assolto un quarto al termine del processo passato alle cronache come quello alla camorra degli stracci. Il pm dell’Antimafia di Roma, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto 10 anni di reclusione per Pietro Cozzolino, 61enne, 10 anni per il fratello Simone, 68enne, ex collaboratori di giustizia, 8 anni per il nipote Vincenzo Cozzolino, 43enne, e 7 anni per il nipote Vincenzo Scava, 37enne, accusati di estorsione con modalità mafiose ai danni dell’imprenditore di Cisterna, impegnato nello stoccaggio degli abiti usati, Alfonso Balido. I giudici hanno invece condannato Pietro a otto anni, Simone e Vincenzo Cozzolino a sei anni, e hanno assolto Scava, escludendo appunto l’aggravante mafiosa.

I quattro, dopo la denuncia di Balido, erano stati arrestati dai carabinieri a Ferentino, dove l’imprenditore aveva dato loro appuntamento per la consegna del denaro, avvertendo i militari dell’Arma che organizzarono la trappola. Secondo la Dda, gli imputati avrebbero cercato di estorcere denaro all’azienda di stoccaggio, infiltrandosi così nel business delle pezze che, raccolte nei cassonetti gialli dislocati a Roma, venivano vendute a Balido dalle coop che hanno in appalto il servizio dall’Ama e da lui portate alle ditte campane che si occupano della cernita e della sanitizzazione, per poi immettere quegli abiti sul mercato.


Uscito indenne Scava dal processo, difeso dall’avvocato Giusi Grigoli, e per gli altri essendo state inflitte condanne per un totale di 20 anni di reclusione, cancellando l’ipotesi mafiosa, non resta ora che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza. Non è da escludere infatti che, alla luce proprio di tali motivazioni, l’Antimafia decida di fare ricorso.