Casa della Cultura e Teatri a Latina, Galante scrive al Commissario Prefettizio

Paolo Galante

Lettera di Paolo Galante al commissario prefettizio del Comune di Latina Giacomo Barbato.

“Egregio Commissario,


in merito alla chiusura dei due teatri cittadini, e più in generale della Casa della Cultura, desidero esprimere a Lei e al suo staff la mia personale vicinanza in occasione di una scelta così difficile.

Non c’è molto da aggiungere in merito alla grave situazione del D’Annunzio e del Cafaro e in merito alle responsabilità trentennali delle precedenti amministrazioni. È superfluo chiarirci che se ognuno avesse fatto il suo dovere nessun teatro sarebbe oggi chiuso.

Latina non è una città apatica: innumerevoli volte in Consiglio comunale l’opposizione ha richiesto la risoluzione definitiva dell’agibilità della Casa della Cultura, la trasparenza della gestione, la regolamentazione delle attività culturali, l’incremento della produzione e dell’offerta culturale cittadina.

Questa improvvisa chiusura ha avuto forse un unico merito: quello di rinsaldare il mondo degli operatori del settore culturale, sia professionistico che amatoriale, per la prima volta dal tempo del Consorzio per i Servizi Culturali (Consorzio tra Provincia di Latina e Comune di Latina).

Tra teatro, musica, balletto, arte figurativa, spettacoli per ragazzi, festival, premi, questi operatori sono in tantissimi, anche in una città che da sempre vive la tragedia della diaspora dei propri giovani talenti.
Sono persone che si trovano improvvisamente orfani di un teatro grande, di un teatro piccolo, di una pinacoteca, di una sala congressi, di una sala prove, di un foyer, cioè degli spazi attrezzati necessari per realizzare il loro lavoro.

Questa è la riflessione conclusiva che mi porta a scriverLe affinché, terminati i lavori per l’eliminazione delle infiltrazioni, Lei riesca a trovare una soluzione temporanea per scongiurare l’interruzione di tutte le attività culturali cittadine che ruotano intorno alla Casa della Cultura, assicurando al contempo la continuità economica agli operatori che non hanno a disposizione equivalenti strutture professionali in città”.