Lago pubblico…il Partito Democratico spiega perchè

alghe lago sabaudiaTante volte si è parlato di lago pubblico. Da più parti sono arrivati interventi a cui puntualmente ha risposto la proprietà del lago di Paola con tanto di sentenze. Ma non tutti sono convinti che le acque del lago siano di natura privata o che quantomeno debbano continuare ad esserlo. Perchè? Per tanti motivi partendo dall’impossibilità di accedere a fondi pubblici per avviare interventi di risanamento. Un argomento che si fa sentire, questi giorni almeno quanto i miasmi che provengono dal lago che oramai ha assunto un colore tra il giallo e il grigio. Un fenomeno fisiologico, colpa dello zolfo che riempie l’acqua quando gli organismi sul fondo si deteriorano. E proprio su questo interviene il Pd, attraverso il consigliere Amedeo Bianchi ed il segretario del circolo cittadino Pietro Piroli che tanto per dirne una si domandano: ma il codice dell’ambiente che fine ha fatto?

IL TAVOLO TECNICO DEL 30 OTTOBRE “E’ stato diffuso – si legge nella nota congiunta –  sulla stampa di questi giorni l’appello che Bazuro a nome di tutti gli eredi Scalfati ha rivolto ad istituzioni pubbliche ed a singoli privati per far fronte all’emergenza lago.  C’ è un solo punto su cui siamo d’accordo  con Bazuro ed è la gravità della situazione che è a fondamento di quella vera e propria convocazione degli stati generali per il 30 0ttobre. Tutti chiamati al capezzale di un lago che da volano di sviluppo rischia di diventare un vero e proprio bubbone contro gli interessi generali a partire da quelli di Sabaudia. L’intento  è nobile ma non del tutto disinteressato perché tra l’altro  si prefigge una conferma della natura privata del bene ormai insostenibile. Basterà richiedere al Senato della Repubblica l’interrogazione del senatore Moscardelli con le motivazioni che chiudono una fase storica e ne aprono un’altra in cui gli enti pubblici non possono più nascondere le proprie responsabilità”


I FONDI EUROPEI MAI OTTENUTI  “Va ricordato che, agli atti del comune, risulta l’iniziativa promossa, alla partenza del primo piano triennale per l’ambiente, di un intervento per il lago di paolarisanamento del lago ricorrendo ai fondi europei per l’onerosità dell’opera.  L’esclusione per le vie brevi fu motivata con l’incertezza ancora perdurante sulla natura privatistica o pubblica del bene, quest’ultima decisiva per la priorità dell’intervento. Oramai con la legge Galli prima e con il Codice dell’ambiente poi il nodo gordiano è stato reciso e c’è solo l’inerzia dello Stato e della Regione ad assolvere alle prescrizioni stabilite per legge. Il paradosso ormai intollerabile è che venga convocato  il Presidente del Parco nazionale del Circeo, espresso congiuntamente dal Ministero dell’ambiente e dalla Regione Lazio, per glissare sul primo dovere quello dell’applicazione del Codice dell’Ambiente che espressamente nell’articolo 144 fissa la natura pubblica delle acque superficiali e sotterranee. Non di diverso avviso è il Presidente del Parco che su di un giornale locale ha prospettato l’opportunità di un indennizzo agli Scalfati che toccherà agli organi competenti valutare”

LE RESPONSABILITA’ DEL COMUNE “Né può sottrarsi alle proprie responsabilità il sindaco Lucci che, prefiggendosi di vedersi riconosciuta l’ultima parola sulla navigabilità del lago, indirettamente col ricorso al tribunale delle acque pubbliche ebbe la conferma della ormai riconosciuta natura pubblica del bene per il solo fatto che in precedenza lo stesso tribunale si era dichiarato incompetente non trattandosi di acque pubbliche. Ministero per l’ambiente, Regione ,Parco e Comune sono dunque avvisati e perciò mezzo salvati da possibili condanne per danni erariali. Infine una volta per tutte la riaffermazione di non avere nulla contro gli eredi Scalfati”