Femminicidio di Rosy Bonanno, Valore Donna di Latina chiede la conferma della pena

Femminicidio di Rosy Bonanno, Valore Donna di Latina chiede la conferma della pena

Si è celebrata questa mattina a Palermo l’udienza della Corte d’Appello per il caso dell’omicidio di Rosy Bonanno. L’ex compagno della donna, Benedetto Conti, 36 anni, in primo grado era stato condannato a 30 anni con rito abbreviato. La vittima, uccisa a soli 25 anni a Palermo il 10 luglio 2013 davanti al figlioletto di due anni al termine di una violenta lite, aveva già denunciato sei volte in passato l’ex compagno e si era trasferita a casa dei genitori insieme al piccolo. L’associazione “Valore Donna” di Latina è parte civile nel processo ed il suo legale Stefano Ciapanna è anche l’avvocato della famiglia della vittima.

Il Tribunale oggi ha accordato alla difesa dell’imputato la possibilità di ricorrere ad una perizia psichiatrica che valuti l’eventuale incapacità di intendere e di volere di Conti al momento dell’omicidio. Il 24 settembre sarà affidato l’incarico al perito.

“Spero – afferma Valentina Pappacena, presidente dell’associazione – che la Corte confermi la pena. Sarebbe un ottimo segnale in un Paese dove c’è ancora troppo da dire e da fare per cambiare le cose”. Il riferimento è al più recente caso di Terzigno, in provincia di Napoli, dove Vincenza Avino, 35 anni, è stata uccisa in mezzo alla strada con una scarica di proiettili nonostante avesse denunciato anche lei per stalking l’ex compagno, che avrebbe anche minacciato altri membri della sua famiglia.

Lo stalking e il femminicidio per l’Italia sono due piaghe aperte: le statistiche parlano di una donna uccisa ogni due giorni, con un aumento dei delitti in ambito familiare. “È per questo che oggi voglio lanciare un nuovo appello alla politica – afferma Pappacena – perché aiuti in modo più efficace le donne vittime di violenza, delle quali molte ancora non trovano il coraggio di denunciare”. La presidente di “Valore Donna” propone l’istituzione di un fondo statale per sostenere economicamente le donne che denunciano alle forze dell’ordine le violenze che subiscono all’interno delle mura domestiche. “I soldi sono importanti per queste donne – spiega Pappacena – perché rappresentano una, seppure piccola, base economica per uscire di casa. È risaputo infatti che in molte non possono denunciare le violenze e continuano a subirne perché dipendenti economicamente dal compagno o dal marito ed il timore è quello di restare senza una casa o di non poter dare da mangiare ai propri figli, vedendoseli togliere dai servizi sociali”.

Il senatore pontino del Partito Democratico, Claudio Moscardelli, ha preso a cuore la proposta dell’istituzione di un fondo statale per le donne che denunciano la violenza domestica. “È un percorso che in Parlamento può essere intrapreso, di pari passo ad un confronto per migliorare e rendere più adeguati ed efficaci gli strumenti normativi di tutela nelle situazioni di disagio, di pericolo o di emergenza che si determinano e che vedono spesso l’assenza di riferimenti o la mancanza di risorse per i soggetti più deboli o minacciati”.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social