“Anime nere”, ultimo appuntamento a Itri con Krisis

“Anime nere”, ultimo appuntamento a Itri con Krisis

Ultimo appuntamento per la rassegna cinematografica “Krisis”. Archiviato il successo di tutte le precedenti proiezioni con un pubblico in media di 300 persone ad evento, mercoledì prossimo 26 agosto, nella cavea del castello Medievale di Itri sarà possibile assistere alla proiezione, ad ingresso gratuito dalle 21.00, di “Anime nere”, film di Roberto Minervini. Seguirà, come sempre, un interessante dibattito con ospite il regista Diego Monfredini, autore del corto “La casa dei trenta rumori” che ha vinto numerosi premi in Italia e che pure sarà proiettato mercoledì insieme alle foto di una mostra dello stesso ospite dal tema “Viaggio in Palestina”. Si concluderanno così le quattro tappe di un percorso che solo ora, alla fine, potrà dirsi compiuto, andando a tracciare un quadro di cui ogni appuntamento rappresenta un tassello fondante.

Diego Manfredini

Diego Monfredini

Francesco Munzi torna al cinema firmando questo suo terzo film, una tragedia “greca” (di fatto calabrese) ispirata al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco. Ci porta nel cuore della Calabria e della sua cultura ancestrale in odore di ‘ndrangheta e lo fa da “straniero”, con sguardo aperto, consapevole del rischio, quello di rappresentare luoghi, storie, personaggi quasi mai raccontati prima (la ‘ndrangheta è misteriosa anche al cinema). A cosa si è appigliato Munzi per ricreare quel mondo così complesso e misterioso? Qual è l’immaginario di riferimento, laddove uno non c’è? Quanti film d’ambientazione calabrese si ricordano? Quanti che raccontano la cultura della ‘ndrangheta? In assenza di una iconografia stratificata, Munzi si affida alla scrittura, quella del libro da cui è tratta la storia, e la sua, quella di un regista-sceneggiatore. Poi ci sono i suoi occhi che hanno visto la Calabria e che hanno visto tanto cinema. È un film-racconto, dai forti contrasti, che sembra il frutto di una scrittura approfondita, laddove tutto vuole significare qualcosa, sempre e comunque. A tratti questo eccesso di significato emerge e distoglie, ma sempre dentro un flusso continuo dentro cui si è portati incessantemente, facendo esperienza dell’ineluttabile. Sarebbe un errore quindi considerare “Anime nere” come la rivelazione di una realtà. Munzi non è Garrone, Criaco non è Saviano, Anime nere non è “Gomorra”, e soprattutto non vuole esserlo.

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