Omicidio Saccone a Latina, Tozzi verso la semilibertà

La semilibertà è diventata più che un’ipotesi per Antonio Tozzi, uno dei tre condannati per l’omicidio di Francesco Saccone, freddato a Latina, in pieno giorno, nell’ormai lontano 17 marzo 1998. La Cassazione, accogliendo il ricorso del pontino, ha annullato il provvedimento con cui il Tribunale di sorveglianza di Ancona gli aveva negato il beneficio e ha disposto un nuovo giudizio.

Saccone, esponente della criminalità beneventana, trapiantato a Latina, venne freddato da killer in moto a piazza Moro, secondo gli inquirenti per contrasti interni alla malavita sul traffico di droga. Per quell’omicidio sono stati condannati in via definitiva a 26 anni di reclusione Antonio Tozzi, Giuseppino Pes e Alessandro Artusa.


Tozzi, dopo aver ottenuto diversi permessi premio, sta chiedendo da qualche tempo la semilibertà. A luglio dell’anno scorso il beneficio gli è stato nuovamente negato dal Tribunale di Sorveglianza di Ancona, chiamato a pronunciarsi sull’istanza del pontino, detenuto nel carcere marchigiano, per il quale la fine della pena è prevista nel 2019. Alcuni problemi avuti in carcere da Tozzi, da quelli su cellulari trovati in suo possesso alla corrispondenza con un boss camorrista, hanno fatto ritenere opportuno ai giudici non concedere il beneficio.

Essendo il no legato agli stessi motivi per cui la semilibertà venne rifiutata al detenuto nel 2013, specificando che serviva un altro periodo di osservazione, ed essendo l’unica novità intervenuta un rapporto favorevole del carcere, il pontino ha fatto ricorso e si è visto accogliere le proprie tesi dalla Cassazione.

Gli ermellini hanno così ora annullato l’ordinanza impugnata e disposto un nuovo giudizio davanti al Tribunale di Sorveglianza di Ancona.