Spinosa: “Siamo i padroni di casa”, i retroscena dell’inchiesta al Porto

Spinosa: “Siamo i padroni di casa”, i retroscena dell’inchiesta al Porto
Autorità Portuale di Civitavecchia

Autorità Portuale di Civitavecchia

IL DIRIGENTE “MONGOLOIDE” – A creare disagi alle “normali”, si fa per dire, attività al porto di Gaeta c’è un dirigente all’Autorità Portuale che opera a Civitavecchia (e che a posteriori fa fare un figurone all’ente – vedi inchiesta sul “Sistema” Autorità Portuale –): appare irreprensibile ed è responsabile per la gestione ambientale del network, cui è collegata la sostenibilità dei traffici ospitati nei tre porti: è il siciliano di Caltanissetta Calogero Giuseppe Burgio (PDF CV-BURGIO).

Proprio lui dopo quanto successo a dicembre 2012, e a maggior ragione in seguito ai successivi sequestri del 2013, invia delle indicazioni per questo aspetto a Spinosa che però il dirigente in servizio a Gaeta disattende e anzi, secondo la Procura di Cassino, “considera come un mero ostacolo per perseguimento delle finalità illecite”. Nemmeno il responsabile della sicurezza del porto Guido Guinderi viene ascoltato dal “dominus”, “Personalmente e di mia iniziativa ho provveduto a fornire a Spinosa le mie proprie considerazioni verbali”. Come conferma in un’intercettazione ambientale del 17 marzo 2014 lo stesso Spinosa: “Lui (Burgio), mi ha detto di avvisare a tutte le forze di polizia? E mo le avviso…” … “Io me la canto e me la suono”. A cui per risposta, e a far meglio intendere un certo clima al porto, l’ interlocutore presente, S.C., replica: “Poi lui parla di rifiuti e … quando la Procura della Repubblica non ne parla di rifiuti, parla isso di rifiuti”.

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Ferro accatastato in banchina

“CHIURIMM’ LU PUORT” – I controlli e le imposizioni dell’ente non sono ben viste anche perché, altrimenti, ripeterà Spinosa più volte e in più conversazioni: “chiurimm’ lu puort’”. Il problema, infatti, è dato dalle acque di pioggia che diluiscono il materiale accatastato e quindi, attraverso i pozzetti, finiscono in mare inquinandolo. Un problema apparentemente insormontabile e che coinvolge direttamente Nicola Di Sarno e la sua Interminal con cui Spinosa ha un rapporto che, scrive la Procura di Cassino “esorbita completamente dalla normale cordialità professionale”. Tanto da convincere il sostituto procuratore Mattei a scrivere, anche grazie alla testimonianza di persona ritenuta molto attendibile, che “Spinosa assume comportamenti illegittimi non per mero errore bensì perché sorretto da una precisa volontà volgente al favoritismo”. Che di fatto si perpetua verso altre quattro delle sei società operanti al porto, anche se gli “atti di favoritismo nei confronti di altri operatori (non indagati ndr) sono stati meno impudenti”. Ma anche all’esterno del porto considerato l’allargamento di 19,36 metri quadrati verso il mare concesso a una carrozzeria de La Piaja a Gaeta per mettere in mare natanti che Spinosa nel suo ruolo non poteva però dare, tantomeno con una semplice autorizzazione. E, scrive la Procura, tra l’altro in zona di pregio.

 

A PAGINA 4 ‘IN DIFESA DI DI SARNO’

A PAGINA 5 ‘RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO – LE INTERCETTAZIONI’

A PAGINA 6 ‘FAVORI ECONOMICI E AMMINISTRATIVI AI PRIVATI’

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