La camorra tra Formia e Gaeta, in manette l’emissario dei Casalesi

La camorra tra Formia e Gaeta, in manette l’emissario dei Casalesi

Gennaro De Angelis è stato arrestato giovedì a casa del nipote nel territorio del Comune di Castrocielo, dalla Guardia di Finanza di Frosinone, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale antimafia della Procura di Napoli, perchè ritenuto uno dei componenti di una cellula operativa del Clan dei Casalesi, nell’ambito di un’operazione che ha portato anche all’arresto di Luigi Zonfrilli a Cassino, di Baldassarre Licari e Nicola Schiavone, nipote di Sandokan, arrestati, invece, a Trentola Ducenta e a L’Aquila.

Secondo il tenente colonnello della Guardia di Finanza Massimiliano Fortino, i quattro sono membri del gruppo che per conto dei Casalesi portava avanti gli interessi in Provincia di Frosinone ed in particolare a Cassino, con particolare attenzione al mercato delle rivendite di auto, degli autolavaggi, dei distributori e delle strutture ricettive. Sequestrati beni per 10 milioni di euro.

Domenico Bidognetti

Domenico Bidognetti

30 ANNI A FORMIA – Il nome di Gennaro De Angelis, nato a Casal di Principe 71 anni fa, non è affatto nuovo al basso Lazio. Anzi, in verità De Angelis è stato a tutti gli effetti un “cittadino” formiano, avendo vissuto per quasi tre decenni proprio a Formia, dapprima in una villetta nel quartiere di Vindicio, in via Unità d’Italia, e poi in un palazzo in via Vitruvio. E a Formia De Angelis, secondo quanto riferisce Domenico Bidognetti, nipote di Francesco “Cicciotto ‘e mezzanotte, uno dei più potenti capi della camorra di Casal di Principe, oggi in carcere al 41 bis dopo l’ergastolo incassato nel processo Spartacus e altre condanne, e la cui figlia Katia abita proprio a Formia, affermava in una delle sue deposizioni dopo essere diventato collaboratore di giustizia: “Lo incontravo spessissimo a Casal di Principe in quanto era persona di Francesco Bidognetti, anche se non abitava più a Casale, ma nel basso Lazio, tra Formia e Gaeta…“.

Francesco "Sandokan" Schiavone

Francesco “Sandokan” Schiavone

IL CLAN “DEANGELISIANO” A FORMIA – Un sodalizio solidissimo quello tra De Angelis e il boss Bidognetti, iniziato negli anni ’70, quando “questi, – racconta il report della Dia che correda l’ordinanza di sequestro di 100 milioni di euro di beni nel 2011 -, legato da vincoli di parentela con Schiavone, ha rappresentato per lungo tempo il punto di riferimento del clan dei Casalesi nel basso Lazio, dove si era trasferito all’inizio degli anni ’70 e dove si è occupato di attività estorsive, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, dell’import da altri Paesi UE di autovetture evadendo l’Iva. Procurò anche le armi usate nella guerra intestina al clan tra le fazioni «Bardellino» e «Schiavone». Infine, per conto del clan, ne investiva i capitali. Aladino Saidi, a cui è contestato il trasferimento fraudolento di valori, era specializzato nelle frodi all’Erario. De Angelis, inoltre, a seguito delle indagini della direzione centrale antimafia, è risultato essere un vero e proprio caporegime, dapprima “nell’organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone ‘Sandokan’ con il quale è imparentato“. De Angelis era addirittura arrivato a creare un gruppo criminale indipendente, grazie alla forza delle intimidazioni riconosciute dal clan camorristico, formandoun proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso“, definito “Deangelisiano”.

I CASALESI E GLI AFFARI NEL SUDPONTINO – E proprio nel sudpontino, in particolare tra Formia e Gaeta, Gennaro De Angelis “ha partecipato alle attività estorsive nella zona di influenza attraverso l’indicazione al clan, degli obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud‑pontino“. Insomma un vero e proprio emissario del clan, un “incaricato“, come lo definisce la Dia, “ad operare investimenti in Italia ed all’estero dei capitali illecitamente accumulati dall’organizzazione criminale”.

Frnacesco Bidognetti, detto "Cicciotto 'e mezzanotte"

Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”

E proprio sulla guerra tra i Bardellino e gli Schiavone è ancora Domenico Bidognetti a riferire in una delle sue confessioni, allegata all’ordinanza emessa dal Gip di Roma Cecilia Demma il 26 gennaio 2009 a carico di De Angelis e di altre 72 persone, che “egli (De Angelis, ndr) era in ottimo rapporto anche con Francesco Schiavone ‘Sandokan’, tanto che una volta gli regalò una Jaguar verde bottiglia. Ricordo questo episodio in quanto sapevo che Francesco Bidognetti aveva espressamente chiesto a De Angelis, che veniva a Casale con questa macchina, di regalarla a Sandokan, che era un appassionato di Jaguar”. E in effetti la donazione dell’auto di lusso avvenne proprio in presenza di Domenico Bidognetti che ricorda il fatto in questi termini: “Mario Caterino, tornando da Formia, entrando nell’abitazione di Schiavone, in via Bologna, rimase incastrato nel cancello elettrico che delimitava la proprietà, danneggiando l’auto. Tornando al De Angelis – prosegue Bidognetti -, posso dirle che io stesso mi sono recato in Formia sul finire degli anni ’80 per fare degli appostamenti finalizzati a rintracciare e uccidere componenti del clan Bardellino. Ebbene, chi ci dava appoggio in queste occasioni era proprio il Gennaro De Angelis. In particolare De Angelis aveva un mobilificio diventato un autosalone”.

La Jaguar verde bottiglia

La Jaguar verde bottiglia

E De Angelis prima dell’ultimo arresto, era già tornato agli onori delle cronache proprio nell’operazione verde bottiglia, che prende il nome dal colore della Jaguar, protagonista dell’aneddoto raccontato da Domenico Bidognetti. Perchè De Angelis emerge come una figura trasversale, è il paciere del clan, nel senso che dopo l’omicidio del capoclan Antonio Bardellino in Brasile, il cui corpo non è mai stato trovato, e di cui De Angelis era un fedelissimo affiliato – tanto che quando Bardellino il 30 maggio 1981 piazzò una bomba nei pressi del castello del boss Raffaele Cutolo a Ottaviano, De Angelis lo accompagnò – dopo la scomparsa di Antonio Bardellino, De Angelis prova ad ottenere la fiducia di Schiavone, che ha prevalso nel casertano.

Michele Zagaria

Michele Zagaria

I BUSINESS DELLA CAMORRA TRA FORMIA E GAETA – Fu poi un altro celebre pentito, Carmine Schiavone, a rivelare come De Angelis intrattenesse negli anni ’80, il traffico illecito di armi di provenienza statunitense, con i militari in servizio alla Us Navy di Gaeta. Ma De Angelis come detto era un factotum, ancora dal sudpontino imponeva il pizzo ai cantieri del territorio per conto di Michele Zagaria, Augusto La Torre, Mario Esposito detto «’o Muzzone» e Alberto Beneduce. De Angelis aveva il compito di fare da paciere. Si accordava sulla cifra, prendeva i soldi e li portava ai capi dei gruppi armati che gli versavano una quota. Secondo il pentito La Torre subì il pizzo anche l’impresa che a fine anni ’80 si occupava della raccolta dei rifiuti di Gaeta. Il pentito Luigi Diana indica De Angelis come colui che aprì la porta del sud pontino ai clan di Afragola. «Fu proprio Antonio Bardellino – ricorda – a presentargli Enzo Moccia, che era latitante. Gli diede aiuto per nascondersi nella zona di Formia-Cassino». De Angelis era poi solito incontrarsi col boss Salvatore Giuliano, interessato alle truffe milionarie sull’import-export di auto provenienti dalla Germania. Una volta, spiega La Torre, «chiesi a De Angelis di minacciare il proprietario di un terreno di Gaeta».

Tornando alla confisca dei 100milioni di euro di beni della Guardia di Finanza nel 2009, l’Operazione Verde bottiglia, i sequestri hanno toccato Gaeta relativamente ad un locale commerciale di 315 metri quadri al civico 45/a di via Indipendenza e un deposito bancario di risparmio presso la filiale della Banca Popolare di Fondi. Mentre a Formia sono stati confiscati alcuni immobili intestati alla ex moglie del 69enne casalese siti in via Mamurra e nel Vico I Traiano, a Castellone, dove i sigilli sono stati apposti a due monolocali – un vano e mezzo al primo e secondo piano, più una corte al secondo piano – intestati alla moglie di Giorgio Lucci, imputato nel processo <Ca-Morra> e ritenuto dagli inquirenti prestanome di Gennaro De Angelis.

Luigi Diana

Luigi Diana

I PENTITI. LUIGI DIANA E IL SUDPONTINO DI DE ANGELIS – A conferma di ciò anche le dichiarazioni del pentito Luigi Diana alla Dda che disse: “De Angelis Gennaro, che io conosco personalmente, a livello di camorra è proprio uno grosso, qualcosa di più di un capo zona dei casalesi… lui è dentro ogni affare illecito che si svolge nella zona di Cassino, Formia e in generale nel frusinate… fa estorsioni, droga e truffe ad alto livello». Secondo quello che dice Luigi Diana «fu De Angelis Gennaro a favorire la latitanza di Moccia Enzo che si nascose a Formia…e da quel momento i Moccia misero solide basi nel basso Lazio…”.

Il boss Augusto La Torre

Il boss Augusto La Torre

AUGUSTO LA TORRE E LE ESTORSIONI AI CANTIERI A FORMIA – “I creditori del De Angelis non osavano andare da lui per chiedere i dovuti pagamenti. Diciamo che si trattava di estorsioni camuffate da truffe. In ogni caso con questi sistemi si è creato una forte posizione economica… riceveva uno stipendio cospicuo dal clan dei casalesi (ricordo che dopo la morte di Bardellino prendeva uno stipendio pari al mio e cioè 5 milioni di lire al mese) allorquando noi facevamo delle estorsioni nelle sue zone gli facevamo sempre un regalo…. De Angelis ci segnalava spesso anche le ditte a cui fare le estorsioni mentre se lui riusciva a chiudere qualche estorsione teneva tutto per lui… una volta un imprenditore di Formia stava realizzando degli appartamenti nella zona dell’ospedale di Formia… mandai dei miei ragazzi a fermare il cantiere… alcuni giorni dopo venne da me un mio affiliato, Pagliuca Donato, e mi disse che si era rivolto a lui tale S. persona di Formia che faceva l’allenatore di pallone… anche alla Mondragonese calcio. Questo S. non ricordo a quale titolo era collegato alla costruzione di questi appartamenti e aveva chiesto a Pagliuca se noi mondragonesi potevamo chiudere un occhio su questa situazione visto che il costruttore aveva già fatto un regalo a Gennaro De Angelis… io mandai a chiamare De Angelis e gli chiesi del regalo e lui mi confermò che lo aveva effettivamente ricevuto … io per mantenere i buoni rapporti non gli chiesi nessuna percentuale».

Antonio Bardellino

Antonio Bardellino

LE INTIMIDAZIONI PER IL TERRENO A GAETA – E’ ancora Augusto La Torre che nell’udineza del 3 marzo 2003 nell’ambito del processo Spartacus ricorda lo spessore criminale di De Angelis affermando: “… nella zona di Formia, oltre a Guido Coppola, il clan dei casalesi poteva utilizzare Gennaro De Angelis e Armando Puoti. Si trattava di gente che in passato aveva appoggiato Bardellino…. Gennaro De Angelis è una persona di Casal di Principe che si è trasferito da molti anni nella zona tra Formia e Gaeta, è uno che vendeva i mobili… ed era uno nostro… era prima molto amico di Antonio Bardellino, dopo si è avvicinato ai vari personaggi tra cui De Falco, Sandokan, Bidognetti e compagnia bella, stava in zona e poteva succedere che se noi facevamo un’estorsione a qualcuno si rivolgeva a lui e lui lo mandava da noi e noi gli facevamo un regalo, però automaticamente loro prendevano anche uno stipendio… ci incontravamo sempre al suo mobilificio… lui mi parlava sempre di ‘Sandokan’, tanto è vero che mi disse che quando ‘Sandokan’ stava in carcere in Francia lui gli mandò un Jaguarino molto bello, glielo mandò perché ‘Sandokan’ lo doveva regalare a un avvocato e poi lui stesso mi disse ‘Non me lo hanno nemmeno pagato’». E ancora “… mi occupai negli anni 90 di convincere il proprietario della spiaggia di fronte alla casa di Mandara (Giuseppe, imprenditore ritenuto vicino ai La Torre ndc) a Gaeta a cedergli il terreno; per raggiungere lo scopo mi rivolsi a De Angelis Gennaro e a Puoti Armando affiliati ai casalesi e ‘competenti’ di zona affinché lo avvicinassero e lo costringessero a cedergli il terreno…”.

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