Enzo Addessi: “MOF Fondi: non siamo criminali, ecco la verità”

L’amministratore unico IMOF SpA e amministratore delegato MOF SpA, Enzo Addessi, commenta così la situazione attuale del MOF di Fondi: “Negli ultimi giorni si è tornati a parlare molto di MOF, sia per la paventata vendita all’incanto degli immobili, che per altri problemi di malavita alla vigilia dell’audizione presso la Regione Lazio.

Vendita all’incanto:
Nel 2007, IMOF ha appaltato a IBM (scelta tra altre ditte perché oltre al prezzo offriva le ovvie garanzie di IBM) la realizzazione di un sistema di automazione degli accessi e di casse automatizzate paypass di tipo autostradale. Scelta quanto mai sbagliata. A posteriori IMOF dovette riconoscere che IBM si era messa a fare un mestiere non proprio per cui, nel 2009, fu costretta a presentare ricorso di risoluzione contrattuale per inadempimento di IBM che il Tribunale di Roma, dopo aver disposto ed acquisito il 20.01.2011 un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) ed una CTU entrambi favorevoli ad IMOF, sta ora (con molto ritardo) decidendo nel merito dell’annullamento e di un risarcimento danni a favore di IMOF di 2,2 milioni di euro. Nelle more della CTU, IBM riuscì ad ottenere dal Tribunale di Latina un decreto ingiuntivo per un preteso credito di circa 420 mila euro che, nonostante la CTU giudiziale favorevole ad IMOF ed il giudizio risarcitorio pendente presso il Tribunale di Roma, il Tribunale di Latina ritenne di concedere prontamente sul presupposto che “tanto IBM è un soggetto solvibile”. Invece IMOF è stata più sfortunata essendosi imbattuta nei cronici problemi della giustizia, tanto che il giudizio promosso presso il Tribunale di Roma con ATP e CTU favorevole, si è inceppato nel momento decisivo per il cambio in sequenza di ben tre giudici, tanto che l’udienza di decisione finale è stata infine fissata a febbraio 2017. L’esecuzione del decreto ingiuntivo del Tribunale di Latina è stata invece attivata già nel 2012 e ad inizio 2015 IBM ha ottenuto addirittura un assurdo pignoramento dell’intero immobile per un valore di 25 milioni di euro a fronte di un preteso e non dovuto credito di 420 mila euro, mentre presso il Tribunale di Roma sempre IBM è citata per un risarcimento danni di 2,2 milioni con una CTU giudiziale che ne ha già riconosciuto l’inadempienza contrattuale. E su questo non intendiamo fare commenti. I nostri legali hanno comunque già presentato i debiti ricorsi nelle dovute sedi per fermare questo scempio, di cui IBM sarà in ogni caso chiamata a rispondere per i maggiori e ben più consistenti danni.


Malavita:
Nel 1999, il defunto Direttore di Mercato dott. Gravina ed il sottoscritto, a seguito delle prime apparizioni su Fondi della ditta “La Paganese” e di immediate segnalazioni degli operatori, ci recammo separatamente presso la tenenza dei carabinieri di Gaeta e presso la Prefettura di Latina per rappresentare i nascenti sintomi di quello che sarebbe stato poi accertato con l’operazione “sud pontino” (purtroppo dopo 10 anni) essere un cancro criminoso che iniziava a insinuarsi come una malefica gramigna nel tessuto sano ed operoso del MOF. Nel giudizio conseguente l’operazione “sud pontino”, MOF e gli operatori sani si sono costituiti parte civile. Con sentenza del 27.01.2012 del Giudice dott. Antonio Cairo del Tribunale di Napoli, il MOF è stato riconosciuto parte lesa con diritto al risarcimento dei danni.

A giugno 2012 sempre il sottoscritto con l’attuale Direttore dott. Nardone, anche su segnalazione degli stessi operatori, abbiamo prontamente attenzionato le forze dell’ordine sulla presenza nell’ambito del MOF di esponenti della famiglia D’Alterio con altri soggetti identificati da “radio mercato” come provenienti dal casertano e dal CAR di Roma in procinto di avviare tramite i D’Alterio una collaborazione commerciale dalla provincia di caserta verso il MOF e verso il CAR. Le forze dell’ordine intervennero prontamente con i dovuti accertamenti, dopodiché di questa ipotizzata attività almeno su Fondi se ne seppe più nulla. Dopo un pò di tempo si venne a sapere che alcuni componenti della famiglia D’Alterio avevano avviato una attività commerciale presso il CAR di Roma.

Ad agosto 2012 la MOF SpA, a norma di Regolamento, adotta un provvedimento nei confronti di D’Alterio di inibizione permanente di accesso al MOF. D’Alterio si fece allora assumere da un parente e presentò ricorso al TAR che, sul presupposto che era preminente l’interesse del “lavoratore”, annullò il provvedimento e lo riammse ad operare nel MOF ancor più baldanzoso di prima, con grande frustrazione degli operatori già avviliti dal continuo assioma “MOF uguale malavita”, a fronte del fatto che i D’Alterio da oltre 20 anni entrano ed escono dal carcere senza che nessuno “butti mai la chiave”. Così ritornano “sul luogo del delitto” per essere poi nuovamente arrestati consentendo a chiunque di poter ripetere ancora che “MOF è uguale malavita”.

Ma così non va bene: se la vittima denuncia (come gli operatori sani del MOF coraggiosamente fanno da sempre), la vittima non può essere poi accomunata al carnefice. In questo modo la vittima subisce prima il danno dell’azione malavitosa e poi anche il danno di essere assimilato al carnefice denunciato, mentre questi, superato il breve momento per “qualche fastidio giudiziario” ritorna ad “operare” con maggiore baldanza: “tanto a me non mi fanno niente”. E se poi le ultime vicende di cronaca creano grande clamore mediatico proprio alla vigilia di una importantissima audizione degli operatori presso la Commissione Attività Produttive della Regione Lazio (con la quale stiamo già vivendo il difficile momento a tutti noto), allora il danno diventa molto ma molto più profondo. Anzi, vi si aggiunge pure la beffa. Tant’è vero che gli operatori auditi sono stati accolti da alcuni consiglieri regionali con la rassegna stampa sul tavolo e con maliziosi e in alcuni casi anche velenosi ammiccamenti.

Un grande plauso alla magistratura ed alle forze dell’ordine per il delicato e non sempre apprezzato lavoro: andate avanti così perché tutti gli operatori veri del MOF vi sono stati e vi saranno sempre vicini. Un fatto è certo: noi continueremo comunque a denunciare qualunque fenomeno anche solo sospetto. Chi intende utilizzare il MOF per attività criminose deve essere assolutamente certo di questo. Gradiremmo però che qualche volta magari si dicesse pure: “estirpata una nuova pianta malefica dal tessuto sano del MOF, grazie all’opera egregia di magistrati e forze dell’ordine ma anche grazie allo sforzo in prima linea degli operatori sani”.

Da ormai sei anni abbiamo reso disponibile per il Ministero dell’Interno un immobile per trasferirvi il Commissariato di Pubblica Sicurezza e, perché no, anche una sede della DIA. Finalmente anche la Regione sposa l’idea e di questo diamo merito ai consiglieri regionali firmatari della proposta, all’intero Consiglio regionale per averla approvata all’unanimità ed al presidente Zingaretti per averla fatta propria. Ne siamo veramente felici. Speriamo sia la volta buona per voltare pagina.

In conclusione: non ci siamo arresi finora e non ci arrenderemo in futuro. Continueremo la nostra battaglia nella ferma convinzione che anche noi, prima o poi, troveremo un Giudice a Berlino”.