“L’accelerazione” di Bartolomeo su Prg, incontra Lefano e Pedato per Le Fosse ed Ex Salid

“L’accelerazione” di Bartolomeo su Prg, incontra Lefano e Pedato per Le Fosse ed Ex Salid

Quando nei giorni scorsi l’ex assessore all’urbanistica di Formia Peppe Masiello ha parlato di una “strana accelerazione” del sindaco sulla stesura definitiva del piano regolatore, peraltro negli stessi giorni in cui il primo cittadino legava il più importante strumento urbanistico della città all’omicidio di Mario Piccolino, come fosse un segnale per lui, forse si riferiva ai diversi incontri che lui stesso ha avuto negli ultimi mesi con Carmine, detto Gino, Lefano e Gennaro Pedato. Chi sono Lefano e Pedato? Per farla semplice sono i costruttori che devono occuparsi da tempo dell’edificazione delle due aree dismesse più controverse della città, ovvero la ex Salid e la Ex D’agostino.

Aree entrambe molto discusse, perchè finite sotto la lente d’ingrandimento della magistratura a causa degli interessi della camorra. In particolare per quanto riguarda Le Fosse, già da qualche tempo la Dda di Napoli ha riaperto un’inchiesta che sembrava chiusa, archiviata nell’agosto 2011, ma che l’antimafia ha dovuto aggiornare in virtù delle dichiarazioni rilasciate ai magistrati dal collaboratore nonchè uno degli ex boss dei Casalesi Antonio Iovine. E in effetti la conferma della riapertura dell’inchiesta Le Fosse è arrivata successivamente anche dall’ex vicequestore di Formia che istruì la prima fase investigativa poi archiviata, Cristiano Tatarelli.

In origine si trattava di un’indagine per associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, corruzione, violazione e rivelazione di segreti d’ufficio, relativa alla lottizzazione in località Le Fosse, ex fornace D’Agostino, a Formia, e che vedeva coinvolti a vario titolo l’attuale sindaco Sandro Bartolomeo, il geologo del progetto Lucio Forte, il geometra Erasmo Cannavale, Gino Carmine Lefano e il figlio Francesco Lefano, gli ex consiglieri comunali Francesco Occipite Di Prisco, Francesco Carta e Antonio Calvano, il funzionario Asl Pietro Rossi, il funzionario comunale Giuseppe Caramanica e il dirigente Marilena Terreri, attualmente al settore opere pubbliche del Comune. Oggi oltre a sapere della riapertura de Le Fosse, non sappiamo come sono cambiati gli scenari investigativi.

Ma cosa c’entra allora la Camorra? La Camorra era rappresentata dai fratelli Mastrominico, proprietari della Edilizia Panoramica Formia srl, la quale doveva realizzare nell’ambito del progetto una lottizzazione non prevista. Infatti i due costruttori Pasquale e Giuseppe Mastrominico da San Cipriano D’Aversa, solo recentemente, come detto anche grazie alle dichiarazioni di Iovine, che li ha di fatto riconosciuti come gli emissari del clan dei Casalesi per gli affari legati al cemento, il 3 giugno scorso sono stati condannati a 8 anni e 2 mesi per concorso esterno in associazione camorristica.

La volontà di chiudere la partita su Le Fosse è rimasta immutata in Bartolomeo. Non solo i Mastrominico però, perchè in questa prospettiva, nuova rilevanza hanno anche le affermazioni intercettate dai carabinieri di Formia nell’ambito delle indagini per l’inchiesta sul Sistema Formia della Procura di Latina, quando l’ex vicesindaco giunta Forte e poi ex cerimoniere dell’attuale giunta Bartolomeo, Benedetto Assaiante, afferma che: “l’impiccio e l’imbroglio sul progetto ce l’ha fatto fare Bartolomeo”. Quantomeno discutibile allora vista l’aria che tira insistere su Le Fosse.

Ma non finisce qui, perchè un altro incontro a sorpresa è quello avvenuto nel maggio scorso tra il sindaco Bartolomeo e l’imprenditore Gennaro Pedato, residente a Parete in Provincia di Caserta e titolare della società Tirrenia srl, che da tempo attende il via libera per l’edificazione dell’area dell’ex Salid alla periferia sud di Formia. Pedato, che vanta già precedenti per contrabbando, evasione e lavori edilizi senza licenza, ha acquisito la società proprietaria del terreno dalla famiglia D’Onofrio, sulla quale realizzare 90mila metri cubi tra case, alberghi, centro congressi, verde.

Oltre alla Tirrena Pedato è amministratore anche della MPM Immobiliare srl che avrebbe dovuto occuparsi della riqualificazione della ex Desco a Terracina con 63mila metri cubi di cemento dal valore di 30 milioni di euro. Progetto per il quale Pedato, anche custode dell’area, è stato rinviato a giudizio con altre due persone. Altra strana anomalia che riguarda Pedato è la coincidenza per la quale proprio la Mpm srl abbia lo stesso nome di una società finita nella maxi operazione anticamorra di Guardia di Finanza e Polizia e denominata”Arcobaleno”, andata in scena nella notte tra il 22 e 23 marzo 2010 in particolar modo a Formia, ma anche a Fondi e Terracina e in altre città italiane, e che ha visto tra gli 11 arrestati anche i fratelli Dell’Aquila residenti a Formia. Oltre 500 milioni di beni sequestrati al patrimonio del potenti clan Mallardo che su Formia e il sudpontino opera assiduamente. Caso vuole che proprio due anni fa la Guardia di Finanza porta a termine l’operazione “Bad Brothers 2” nell’ambito della quale sequestra anche 50 milioni di euro di beni al clan.

Ma le analogie, diciamo così, scomode, per Pedato non finiscono qui. Infatti «Arcobaleno» è anche il nome di un’impresa immobiliare che ha sede a Napoli proprio allo stesso indirizzo della Mpm srl di Pedato. Ma al di là delle coincidenze, non si capisce per quale motivo nel novembre del 2009 proprio Bartolomeo insieme ad altri consiglieri firmi un documento con il quale chiede formalmente lo stop al progetto dell’allora sindaco Michele Forte sulla lottizzazione Ex Salid, per la preoccupazione che la nuova proprietà societaria desta circa il pericolo di infiltrazione camorristica, e poi procede con la stessa lottizzazione sulla quale, sempre secondo le recenti affermazioni di Peppe Masiello, avrebbe invece aumentato le volumetrie rispetto alle stime iniziali. E l’incontro con Pedato sarebbe servito anche per chiedere ufficialmente all’imprenditore casertano il cambio di progettista, rivolgendosi a un noto e facoltoso studio di Roma.

Su Pedato va infine aggiunto un ultimo passaggio. In relazione ad un articolo pubblicato tempo fa dal sottoscritto proprio sui precedenti penali e sui progetti edificatori alla ex Salid di Gennaro Pedato, questi ha pensato bene prima di chiedere una rettifica regolarmente pubblicata e poi di denunciarmi per diffamazione a mezzo stampa. Ovviamente denuncia archiviata immediatamente dal pubblico ministero che ha però automaticamente aperto di ufficio un altro procedimento nei confronti di Pedato per calunnia nei miei confronti. In attesa di giudizio.

Insomma Bartolomeo, dopo l’azzeramento della giunta, ha tenuto per sè la delega all’urbanistica, che pure aveva egli stesso individuato come un pericolo per la sua vita, interpretando senza perdere tempo l’omicidio Piccolino, come fosse un avvertimento per lui. Oggi sappiamo che questi incontri sono avvenuti direttamente nella stanza del sindaco e non al settore urbanistica. Insomma una serie di domande rimangono ancora senza risposta rispetto al comportamento del sindaco, tanto è vero che anche le opposizioni consiliari vogliono vederci chiaro e hanno chiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario affinchè il sindaco riferisca circa le sue affermazioni sul Prg e l’omicidio Piccolino che come abbiamo visto aveva ben altre motivazioni.

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