Ipab SS. Annunziata: “Dimissioni di Agresti, una bufala vergognosa”

Ipab SS. Annunziata: “Dimissioni di Agresti, una bufala vergognosa”

A seguito dei diversi articoli apparsi sulla stampa negli ultimi giorni, il direttore dell’Ipab SS. Annunziata Giovanni Caprio invia una lunga nota esplicativa alla Regione Lazio e agli organi di stampa:

“C’è rimasta soltanto la cronista d’assalto di Latina Editoriale Oggi a credere ancora alla bufala vergognosa delle dimissioni di Agresti. L’unico giornale a non riprendere la nostra rettifica con la quale abbiamo spiegato che il sig. Agresti è inconferibile. Si può sempre recuperare sul nostro sito. Come già successo altre volte, con vergognoso atteggiamento non degno della professione, il giornale ha occultato la vera notizia, quella dell’illegittimità per inconferibilità della carica attribuita ad Agresti. E pensare che il suo giornale aveva avuto questa notizia addirittura quattro mesi fa.

C’è rimasto soltanto Latina Editoriale oggi a non capire che le dimissioni sono un patetico escamotage per tentare di sminuire l’enorme figuraccia che ha fatto l’inconferibile dimissionario, per evitare qualche possibile problema di carattere penale e per cercare di togliere le castagne dal fuoco al “povero” Presidente della Regione Zingaretti che, ignaro di tutto, fidandosi di approssimativi politicanti del territorio, ha firmato materialmente il decreto di nomina. Sono in tanti in questi due giorni che increduli su quanto accaduto ci hanno chiesto di saperne di più. Al punto che abbiamo deciso di aprire uno spazio sul sito dell’Ipab dedicato a questa triste e squallida vicenda riportando una gran parte di documenti pubblici che riguardano il perdurante mancato rispetto della legge. Stamani ho poi inviato una diffida al Presidente Zingaretti affinchè proceda immediatamente con la revoca per inconferibilità e non già per dimissioni e con la contestuale sostituzione. Anche questa nota verrà inserita nello spazio che dedichiamo sul sito a questa triste storia.

La cosa nauseante è che questo signore per cercare di evitare la figuraccia e qualche possibile problema penale ha messo in moto una vera e propria macchina del fango, trovando in Latina Editoriale Oggi, il suo dispensatore nei confronti dell’Ipab e del proprio ente strumentale. Partiamo da quest’ultimo. La Fondazione Alzaia è stata voluta dalla Regione Lazio fin dal 2009, è legittima e legale, è indispensabile ed è una buona pratica (cfr. la relazione sul sito al bilancio consuntivo). Il dimissionario inconferibile dichiara che l’Ipab è stata “svuotata di contenuti”, essendo la Fondazione di natura esclusivamente privatistica. Siamo al ridicolo! Con chi ci tocca avere a che fare!? E’ come se un assessore all’ambiente si dimette dal proprio incarico perché vi è un ente strumentale che cura la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. O siamo al dilettantismo o alla mala fede. La Fondazione è un ente no profit ed è in housing provider. Ma, il nostro continua “blaterando” di modifiche statutarie da parte della Fondazione. Lo Statuto della Fondazione, che ribadiamo è stata voluta dalla Regione e costituita nel 2010, è stato cambiato legittimamente da coloro che per legge potevano farlo e, non essendo le tavole di Mosè, può essere ovviamente sempre ricambiato, se, ovviamente, uno è capace di farlo.

MA, GIA’ CHE CI SIAMO, QUESTO SIGNORE NON DOVEVA CAMBIARE LO STATUTO DELL’IPAB,
MOTIVO ALLA BASE DELL’ILLEGITTIMO COMMISSARIAMENTO PROPOSTO DALL’ASSESSORE VISINI?

E’ come se quell’assessore all’ambiente di cui sopra di fronte all’ente strumentale che gli gestisce i rifiuti trovi da ridire sullo statuto dell’ente strumentale, anziché provare a cambiarlo. Come si vede, siamo costretti a perdere tempo per colpa della caciara che hanno tirato su per occultare l’inconferibilità e l’omessa dichiarazione, ci costringono a menare il can per l’aria per salvare il salvabile. Il “nostro”, poi, si lancia in arzigogolati passaggi, non virgolettati dal giornalista di h24notizie, dei quali, come è stato già anticipato, sarà chiamato a rendere conto nelle sedi deputate. Avanza, infatti, illazioni di chissà quali magheggi Caprio e Bianchi avrebbero fatto per acquisire le responsabilità che hanno nella Fondazione. Responsabilità assunte legittimamente, affidate dagli organi a ciò preposti, assolutamente gratuite, con abbondanti motivazioni tutte in atti pubblici approvati da chi ne aveva facoltà. La stessa convenzione tra l’Ipab e la Fondazione è stata fatta nel rispetto assoluto della legge da chi ne aveva facoltà. Convenzione che ovviamente, non essendo il Vangelo, può essere sempre cambiata se se ne ha capacità. E come per tutti gli enti strumentali in house provider, è l’ente che  ha dato vita al soggetto che ne ha la responsabilità in caso di estinzione e ad esso subentra. Anche questa è una questione di una banalità disarmante.

Nessuno ha mai parlato di assunzioni del personale della Fondazione in caso di chiusura in contrasto con le normative di legge che regolano le assunzioni in un ente pubblico. Ci dispiace che l’inconferibile dimissionario non sia stato ascoltato dalla Regione Lazio all’atto dell’approvazione dello statuto dell’Ipab, non sia stato consultato dagli organi che si sono via via succeduti per sapere se era d’accordo o meno sulle decisioni che venivano prese. Purtroppo, né la Regione nel 2009 né gli organi che hanno governato gli enti fino al 2015 potevano sapere dell’ingresso trionfante in carica un giorno dell’Agresti. Oppure questo signore pensa che le convenzioni possono esistere solo tra il suo ente privato, che lo ha portato all’inconferibilità, e la Regione Lazio?

Sul sito dell’Ipab e della Fondazione a disposizione di Agresti, dell’assessore Visini e di chiunque altro vi è da sempre tutta questa documentazione (non si capisce, quindi, il ruolo di scoperchiatore di questo signore). Vi è anche uno dei tanti pareri autorevoli che mette la parola fine sulla querelle se l’Ipab può o meno dotarsi di un ente strumentale. A meno che non si voglia tornare ai bei tempi nei quali soggetti cooperativi del territorio si erano accampati presso alcune delle vecchie Ipab e le stavano trascinando verso il default. L’assessore Visini, grande alfiera del contrasto alla Fondazione, dovrebbe averne contezza di ciò e, se non ce l’ha, può chiedere sempre al Dott. Di Perna che è stato prima dipendente della Cooperativa Viandanza, poi della Fondazione Alzaia ed ora è un suo primario collaboratore presso la segreteria regionale come dipendente regionale.

Passiamo al fango che viene buttato sull’Ipab. Con una faccia tosta degna del marmo di Carrara ci si appropria della relazione da me inviata a suo tempo in qualità di responsabile della prevenzione della corruzione al Presidente Zingaretti  e al Presidente Cantone spacciandosi, anche in questo caso, come il grande svelatore ma piegando le varie questioni da tutta altra parte. E’ il caso di dire: “ma questi signori e signore da che parte stanno?”. E dire che l’ottima giornalista di Latina Editoriale Oggi, Mariantonietta De Meo, che partecipa alle nostre iniziative pubbliche e di trasparenza, aveva avuto la nostra relazione, purtroppo priva delle centinaia di pagine di allegati, e aveva correttamente trattato la questione. Perché il duo “vira” da tutta altra parte le questioni sottoposte all’ANAC e alla Regione Lazio a suo tempo spacciandole per di più per un lavoro altrui?

Prendiamo il caso della transazione con l’Astrolabio: i nostri non si preoccupano di verificare se la transazione sia avvenuta in modo corretto e sia stata congrua oppure da dove sono venuti i soldi, ma si preoccupano di attaccare il consiglio d’amministrazione uscente. L’Astrolabio ha lavorato per conto dell’Ex Ipab Stabilimento SS. Annunziata ed Annessi, e nessuno degli amministratori uscenti era a quel tempo presente. Erano e sono ben altri i responsabili. E’ come se si accusasse il sindaco e l’amministrazione di Formia di oggi per cattiva amministrazione fatta da precedenti sindaci ed amministrazioni di quel comune. Non manca ovviamente la stoccata al cda uscente, se non altro perché il “duo” lo dichiara privo di memoria. E’ il caso di dire: “ma ci sono o ci fanno?!”. Come non cogliere che una transazione fatta prima dell’entrata in carica dell’ultimo cda non aveva alcun motivo di essere “ratificata” avendo già concluso il suo iter?

E’ come se il governo Renzi prendesse atto di una decisione del governo Berlusconi. Semmai il governo Renzi revocherà o modificherà quella decisione. E’ difficile capire che la presa d’atto aveva solo l’obiettivo di tirare dentro nella responsabilità degli ignari innocenti, anche attraverso delle vere e proprie carte false? E che quando io nella mia azione di responsabile dell’anticorruzione l’ho verificata e l’ho portata alla luce e un consiglio d’amministrazione, finalmente in grado di conoscere per deliberare, ha potuto prendere le decisioni conseguenti, lo ha fatto non tardi ma solo quando ha potuto? Ma anche questo è tutto scritto nero su bianco con tanto di allegati inviati a suo tempo all’ANAC e alla Regione. Che cosa c’è di nuovo?

E’ come se un commissario che arriva in un comune dopo la commissione d’accesso anziché lavorare per superare quanto evidenziato dalla commissione d’accesso, dopo quattro mesi d’inerzia, si dimette ripetendo come un pappagallo le stesse cose che aveva evidenziato la commissione d’accesso. Siamo al ridicolo o forse no, considerando che l’inconferibile non avrebbe potuto adottare alcun atto proprio in quanto inconferibile. Per quanto riguarda il Teatro, i lavori di ristrutturazione ed il mutuo, parliamo di un mutuo stipulato oltre 10 anni fa dalla Regione Lazio e dall’ buon’anima di Cenatiempo e di lavori conclusi nel 2009.

L’ultimo cda, come si evince dalla mia relazione, di fronte a carenze strutturali ed un mutuo ritenuto alquanto esoso ha fatto due cose: ha chiesto una perizia giurata ad un valido tecnico per capire responsabilità e limiti dei lavori fatti a suo tempo ed ad un avvocato esperto di finanza la verifica del mutuo, verifica consegnata anche al dimissionario inconferibile dal quale si evince un possibile tasso di usura praticato dall’istituto bancario. Ebbene il dimissionario inconferibile, già ex bancario di Banco Santo Spirito, si è ben guardato dall’attivare le iniziative per contrastare tali tassi e rinegoziare un mutuo contratto in illo tempore.

Per i lavori, invece, in questi giorni sta pervenendo la perizia e si deciderà al riguardo. Intanto, nonostante ripetute sollecitazioni, per colpa del dimissionario inconferibile c’è il rischio che, dopo quattro anni, il Teatro Remigio Paone possa restare chiuso per la prossima stagione. Per quanto riguarda l’articolo, invece, pubblicato oggi, 22 Giugno, anch’esso oggetto di verifica da parte dei nostri legali per le falsità contenuto ed il palese tono ingiurioso, si tratta di un miscuglio delirante di sciocchezze ed imprecisioni. Si confonde la cessione del credito con un’anticipazione di cassa, non si dà conto del lavoro fatto per oltre due anni su un progetto che ha coinvolto migliaia di giovani e decine di scolaresche attraverso centinaia di iniziative in tutto il golfo, della struttura destinata ad ospitare nel futuro un centro diurno per la cura dei disturbi alimentari che l’Ipab ha messo a suo tempo a disposizione vincolandola e così via.

Potremmo cavarcela dicendo che la gestione economico – finanziaria è stata sempre gestita dal legale rappresentante pro tempore negli anni dal 2010 a tutto il 2013 e che anche noi non siamo stati in grado, come documentiamo nella relazione all’ANAC e alla regione, di verificare l’ utilizzo di alcuni fondi al punto tale che il cda uscente ha investito la Corte dei Conti quando non si è stati in grado di capire alcune gravi anomalie sul saldo del conto di tesoreria. E nei prossimi mesi, attraverso la Corte dei Conti, si arriverà intanto ad una perizia tecnica giurata. Ma leggere delle vere e proprie corbellerie frutto di ignoranza crassa, anche se non si è responsabili, ci si sente obbligati ad un minimo di rettifica. Un’ultima annotazione per fatto personale. Anche qui potrei dire che i rapporti di lavoro in essere da parte della Fondazione, come mi viene puntualmente notificato, sono legittimi e legali, che non vi è alcun abuso o irregolarità ma, trattandosi di mio figlio, penso di avere il diritto/dovere a qualche chiarimento.

Dario, un dipendente pubblico assunto in altro ente a tempo indeterminato dopo un concorso pubblico, ha vinto qualche anno fa un dottorato di ricerca e, per questo, si è messo in aspettativa. Di fronte ad una situazione tecnico – organizzativa dell’Ipab abbastanza disarmante ho chiesto, oltre due anni fa, a Dario di dare una mano con il consenso consapevole di tutto il cda.

Ovviamente in modo del tutto gratuito. Dario nei tempi liberi dal dottorato ha lavorato come un mulo cercando di sistemare molti problemi pregressi, gratuitamente, passando da una sede all’altra dell’Ipab. Quando Bianchi ha assunto l’incarico di Presidente della Fondazione si è trovato di fronte ad arretrati amministrativi, contabili e fiscali notevoli ed ha chiesto a Dario di dargli una mano. Essendo, in questa fase del dottorato, in aspettativa non retribuita dal suo posto di lavoro, Bianchi ha ritenuto di fargli un contratto a progetto per riconoscergli il lavoro svolto. Lavoro che sta straordinariamente espletando e che molto prima della fine del contratto sarà a regime, anche perché fra non molto dovrà tornare al suo posto di occupazione. Non solo la velata “accusa” dell’inconferibile dimissionario non mi tange, anche perché sono un inguaribile familista morale, ma mi da l’occasione  per ringraziare Dario, anche a nome di tanti che in questi giorni mi hanno espresso solidarietà e rammarico, perché senza il suo apporto, come si può unanimemente verificare, non si sarebbe potuto portare avanti la baracca, soprattutto quando tre dei quattro dipendenti dell’Ipab sono in congedo straordinario da tempo ed uno prossimo alla pensione, di fatto inattivo e quando la Fondazione Alzaia si poggia su una sola unità amministrativa.

Altro che carrozzone,  tutta l’attività amministrativa e gestionale dell’Ipab è portata avanti da me e da un’unità messa a disposizione dalla Fondazione e tutta l’attività amministrativa della Fondazione è portata avanti da una sola unità fin a quando ci sarà. Ma ciò che mi è dispiaciuto di questi riferimento è leggere che è nell’ambito delle verifiche che questo signore avrebbe fatto che ha scoperto “il misfatto”, quando è sotto gli occhi di tutti e da sempre l’attività ed i protagonisti che la svolgono. No, l’inconferibile dimissionario ha avuto documenti trafugati dal computer della Fondazione, come mi dice il Presidente Bianchi, da un Iscariota in gonnella o meglio in mini gonna.

Mi auguro, almeno, che l’Iscariota in mini gonna abbia ottenuto i trenta denari e, se non li ha ottenuti, la agevolo io. Nella fretta l’Iscariota in mini gonna ha, infatti, dimenticato che dalla Fondazione, in tempi lontani, e non da me, è stato assunto mio cognato. Provi a capitalizzare anche questa informazione senza, tuttavia, distogliere lo sguardo dall’armadio di famiglia ove sono ben ammonticchiati un bel po’ di scheletri. Un’ultima annotazione: l’inconferibile dimissionario all’atto del suo insediamento è stato accolto con tutti gli onori e per oltre tre ore gli è stato fatto un puntuale passaggio di consegna, ovviamente in quella circostanza è stato anche informato della sua inconferibilità. Ed allora è stato inondato di documenti. Accusarmi di relazione striminzite quando è ben noto che sono logorroico è fuori dalla logica. La realtà è che bisogna saper uscire di scena ma l’uscita di scena decorosa è solo dei grandi”.

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