Camera di Commercio di Latina, pubblicati i dati Movimprese per il I trimestre 2015

Camera di Commercio di Latina, pubblicati i dati Movimprese per il I trimestre 2015

Osservare, l’osservatorio economico della Camera di Commercio di Latina, rende pubblici i dati Movimprese relativi al I trimestre dell’anno in corso sulla base dei dati forniti da Unioncamere e la relativa analisi congiunturale sempre per il I trimestre del 2015.

Il primo trimestre dell’anno è di consueto caratterizzato da valori demografici negativi, a causa delconcentrarsi delle cessazioni di imprese a fine anno; tuttavia, in questo caso, pur di fronte al protrarsi degli strascichi negativi connessi al lungo periodo di crisi che ha attraversato l’imprenditoria nazionale, comincia a vedersi qualche lieve inversione di tendenza. Difatti, se è vero che le nuove imprese nate nella prima porzione d’anno su scala nazionale risultano quantitativamente inferiori ai valori relativi ai primi mesi del 2013, mettendo a segno peraltro la quarta contrazione consecutiva per numero di iscrizioni, è pur vero che molto più significativo è il calo del numero di aziende cessate nello stesso periodo, rispetto alle analoghe risultanze dello scorso anno. In definitiva il I trimestre del 2015 si è chiuso con un saldo negativo di -18.685 unità, che tuttavia risulta essere meno consistente rispetto a quanto rilevato nel triennio precedente e che fa sperare in una inversione delle tendenze negative nel breve futuro. Il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello ha così commentato: “La dinamica del tessuto imprenditoriale, riflette il momento storico che sta vivendo il nostro Paese, nel quale da una parte si notano segnali di ripresa, dall’altra si scontano ancora gli effetti di questa lunga crisi. Soprattutto alcuni ambiti mostrano ancora un certo affanno, l’artigianato in modo particolare, che da solo spiega l’intero saldo negativo della manifattura e delle costruzioni”. Come ribadito dal Presidente di Unioncamere, la situazione economica ha effetti amplificati sul comparto artigiano, che continua purtroppo nel suo trend negativo, anche se occorre sottolineare che la decrescita della componente artigiana rilevata nel I trimestre 2015 è in attenuazione rispetto a quanto rilevato nello stesso periodo dello scorso anno e dell’anno precedente.

Passando alle tendenze rilevate su base regionale, il Lazio è l’unica regione a mantenersi su un percorso di crescita positiva, seppur modesta (+0,07%), quando invece tutte le altre regioni mostrano valori di crescita negativi, per un dato aggregato nazionale pari al -0,31%. Esaminando le tendenze provinciali nell’ambito della regione Lazio, come sempre è Roma la provincia che emerge su tutte le altre (+0,24%, a fronte del +0,17 del I trimestre 2014) tanto che si posiziona, su base nazionale, al secondo posto subito dopo la provincia di Milano. Anche se con un valore di crescita negativo, Latina mostra la performance migliore rispetto alle province “minori” del territorio laziale, con un valore di decrescita del -0,19%, quando lo scorso anno nello stesso periodo registrava si attestava al -0,25%. Nello specifico la provincia di Latina conta alla fine del I trimestre 2015 uno stock di imprese pari a 57.342 unità registrate, di cui l’81,5% attive, per un saldo negativo in termini assoluti di -109 unità, determinato dalla differenza tra le 1.175 iscrizioni del I trimestre e le 1.284 aziende cancellate nello stesso periodo. Il tasso di natalità provinciale si attesta al +2,04%, in leggero miglioramento rispetto alle evidenze rilevate nel I trimestre dell’anno precedente (+1,97%), mentre il tasso di mortalità è stato del 2,23%, pressoché in linea con le analoghe risultanze dell’anno precedente (2,22%). Gli esiti di tali dinamiche hanno prodotto a un tasso di decrescita su base trimestrale pari al -0,19%, comunque migliore del dato nazionale (-0,31%) e in recupero rispetto alle risultanze dell’analogo periodo dello scorso anno (-0,25%).

L’ANDAMENTO DEMOGRAFICO PER SETTORE ECONOMICO

Il quadro riepilogativo alla fine del mese di marzo 2015 relativo alla provincia di Latina, disaggregato per settori economici, viene evidenziato nella tabella successiva, elaborata sulla base  del criterio di classificazione delle attività imprenditoriali ATECO 2007. La situazione che si presenta alla fine del I trimestre evidenzia, come facilmente prevedibile vista l’incidenza delle cessazioni in chiusura d’anno, che per motivi amministrativi pesano sul trimestre successivo, una maggioranza di segni negativi in termini di variazioni degli stock relativi ai vari settori. Per quanto attiene alle attività tradizionali, l’Agricoltura registra una ulteriore decrescita (-1,18% la variazione dello stock), in linea con le analoghe risultanze dello scorso anno e con le dinamiche registrate a livello nazionale.

Rimane negativa la performance del comparto Manifatturiero: -0,74% la variazione dello stock (laddove in apertura 2014 la flessione era ancora più evidente -0,81%), che si traduce in un saldo negativo in valore assoluto di -35 imprese. Fatta eccezione per l’industria del legno, che mostra il bilancio in rosso più pesante, gli esiti del comparto si distribuiscono uniformemente su tutti i segmenti, senza particolari singulti da segnalare. In ulteriore calo le costruzioni, sebbene più contenuto rispetto ai dodici mesi precedenti (-0,53%, a fronte del -0,79%), condizionate dalla significativa l’incidenza della crisi del comparto artigiano. Diversamente, restano stazionarie le attività di riparazione dei macchinari e di installazione di apparecchiature industriali, nonché la fabbricazioni di veicoli e mezzi di trasporto e la consueta industria alimentare. Si confermano in flessione, peraltro più accentuata, le attività commerciali (-0,41% il tasso di variazione dello stock, a fronte risultanze, pari al -0,25%, relative all’analogo periodo 2014) che mostrano una contrazione condivisa da entrambe le componenti, ingrosso e dettaglio; diversamente crescono le officine meccaniche.

Per quanto attiene al settore immobiliare, complessivamente stazionario, registra tendenze divergenti nell’ambito dei diversi segmenti che lo compongono: le più significative si riferiscono alla flessione degli intermediari nella mediazione, controbilanciata dal maggiore appeal delle attività di amministrazione di condomini. Si accentua la flessione del settore del Trasporto e Magazzinaggio (-0,85%,a fronte del -0,27% del I trimestre 2014); si mantengono su livelli di sostanziale stazionarietà le Altre attività di servizi, mentre le Attività artistiche, sportive e di intrattenimento mostrano una più accentuata contrazione (-1,70%, a fronte del -1,44% dei dodici mesi precedenti). Si confermano su di un sentiero positivo di leggera crescita i Servizi di informazione e comunicazione (+0,36%), in linea con le dinamiche restituite nei dodici mesi precedenti; diversamente, tornano a crescere le attività professionali (+0,39%, rispetto al -0,23% rilevato in apertura 2014).

LE FORME GIURIDICHE

Il trend positivo delle Società di Capitali continua anche nel primo trimestre 2015, con un tasso di crescita in accelerazione rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente: +1,12%, a fronte della stazionarietà dei dodici mesi precedenti, per un saldo positivo di 187 unità. Si conferma in rosso il bilancio delle Società di persone: -0,82% il tasso di sviluppo, per un saldo negativo di -127 unità. Dello stesso segno i risultati relativi alle Imprese individuali, che registrano un tasso di decrescita del -0,77%, in leggero miglioramento tendenziale (-0,82% gli esiti nel I trimestre 2014) per un saldo negativo di -235 imprese. Si sottolinea che il peso complessivo delle forme societarie ha superato il 42% delle imprese presenti in provincia di Latina.

L’ARTIGIANATO

Le dolenti note, come segnalato in precedenza, provengono soprattutto dal comparto dell’artigianato, che come più volte sottolineato è caratterizzato da imprese di piccole e piccolissime dimensioni che inevitabilmente sono quelle più esposte alle situazioni di crisi congiunturale. Inoltre le attività che caratterizzano il comparto artigiano sono per la maggior parte le Costruzioni che come sappiamo risentono pesantemente della crisi che ha investito il settore immobiliare, e le Attività manifatturiere anche esse esposte, in misura maggiore rispetto alle realtà medio-grandi, ai venti contrari che negli ultimi anni hanno investito il settore. Questa situazione di difficoltà può essere facilmente colta dalla comparazione dei tassi di crescita rilevati trimestralmente per l’imprenditoria in generale e quelli rilevati per l’artigianato. I dati relativi alla componente artigiana riscontrati alla fine del I trimestre 2015 contano uno stock di imprese artigiane pari a 9.185 unità registrate all’apposito Albo; la quota sull’intero tessuto imprenditoriale ammonta al 19,01%, in costante flessione negli ultimi anni. Con un saldo annuale negativo di -120 imprese, il tasso di crescita mostra una brusca flessione (-1,29% al lordo delle imprese artigiane agricole), determinata dalla differenza tra il tasso di natalità attestatosi all’1,91% (1,83% nei dodici mesi precedenti), a fronte del tasso di mortalità pari al 3,20% (3,40% nel I trimestre 2014), comunque entrambi in rallentamento tendenziale. Al riguardo si sottolinea che il bilancio trimestrale, pur se oggettivamente negativo, è in leggero miglioramento tendenziale (1,57% nel  I trimestre dello scorso anno).

Passando alla disaggregazione settoriale del comparto, come già sottolineato, le variazioni negative sono diffuse alla maggioranza dei settori, ad eccezione dei Servizi alle imprese, che prevalentemente sono attività di pulizia; tengono anche i Servizi di informazione e comunicazione per quanto attiene alle attività di consulenza informatica, che registrano valori positivi, seppur minimi. I settori che mostrano il fiato corto sono, come detto in precedenza, le Attività manifatturiere e le Costruzioni (rispettivamente -2,32% e -1,05% la variazione dello stock). Al riguardo, sul bilancio dell’industria artigiana, che peraltro mostra un tendenze in peggioramento rispetto all’analogo periodo precedente, pesano il segmento alimentare (pasticcerie e panetterie), la fabbricazione di prodotti di carpenteria in legno e falegnameria per l’edilizia, la lavorazione del legno e dei metalli per l’edilizia. In ulteriore arretramento le officine meccaniche (classificate tra le attività artigiane commerciali) e i Servizi alla persona (prevalentemente parrucchieri, estetiste e istituti di bellezza), attività queste ultime che, rispondendo alle esigenze di autoimpiego grazie alle non elevate barriere di ingresso, scontano tuttavia tassi di sopravvivenza mediamente più contenuti. Si dimezza in termini tendenziali la flessione delle Attività di ristorazione senza somministrazione (-1,58%, a fronte del -2,11% del I Trim. 2014).

LE IMPRESE STRANIERE

Come di consueto, i dati positivi più rilevanti si riscontrano per le imprese straniere. Infatti al  30 marzo 2015 lo stock delle imprese non indigene ha raggiunto le 3.740 unità, rappresentando il 6,52% dell’intero tessuto imprenditoriale. Un dato in continua crescita, ma ancora inferiore a quanto rilevato su scala nazionale e nel Lazio (rispettivamente 8,79% e 10,84%), laddove però la componente romana ha una influenza notevole. Quello che va soprattutto considerato è il fatto che le imprese straniere registrano tassi di crescita demografica nettamente e costantemente superiori a quanto registrato dalla componente italiana; infatti, alla fine del trimestre le imprese nostrane si contraggono del -0,38%, mentre le straniere mostrano un valore positivo dell’1,76%, con una incidenza maggiore delle extracomunitarie rispetto alle comunitarie. Nel successivo grafico vengono riportati i tassi di crescita registrati su base trimestrale dalle imprese straniere e italiane.

Le spezzate nel grafico mostrano come tenda ad ampliarsi nel tempo lo spread tra i tassi di crescita delle imprese italiane e delle imprese straniere, a favore di queste ultime. La distribuzione delle imprese non indigene suddivise per settore nella provincia al fine del I trimestre 2015 è riportata nella successiva tabella. In termini assoluti i settori nei quali gli stranieri tendono maggiormente ad operare sono il Commercio (1.478 imprese, per un peso percentuale sul totale delle imprese straniere pari al 39,4%) e le Costruzioni (601 imprese ,pari al 16,03%); tuttavia non è da sottovalutare anche la preferenza verso le attività agricole (8,22%). In relazione invece alla incidenza della componente straniera su quella italiana, questa è più significativa nei Servizi di supporto alle imprese, dove rappresentano ormai più del 13% del totale imprese, nel Commercio, dove quasi 1 impresa su 10 è straniera e nelle Costruzioni (l’8% delle imprese edili non è indigeno). Le realtà straniere mostrano valori di crescita da ritenere significativi, in relazione alla dimensione numerica dei settori, per le attività commerciali (+1,86 la variazione dello stock rispetto a fine 2014) e delle Costruzioni (+1,01%), specialmente se raffrontate con le analoghe risultanze rilevate per l’intero tessuto produttivo, che diversamente evidenziano tendenze in costante flessione.

IMPRENDITORIA GIOVANILE

Come di consueto si conclude con la disamina relativa all’andamento demografico delle imprese nella provincia, andando ad esaminare l’imprenditoria giovanile. Al termine del I trimestre del nuovo anno le imprese giovanili che risultano iscritte al Registro Imprese della provincia di Latina sono 6.266, delle quali 5.385 attive (85,9%). il bilancio relativo alla prima porzione d’anno è positivo per 210 unità. Il che determina un tasso di crescita del +3,03%, confermandosi estremamente vivace rispetto alle altre componenti imprenditoriale e in accelerazione tendenziale (+2,52% la crescita rilevata nel I trimestre 2014). Gli juniores rappresentano una percentuale pari al 10,93% del tessuto imprenditoriale pontino, valore superiore a quanto rilevato su scala nazionale e regionale (entrambi intorno al 9,5%), a dimostrazione di una buona propensione all’imprenditorialità dei giovani pontini. I settori che hanno il maggior appeal per i giovani imprenditori sono le Altre attività dei servizi, dove l’incidenza di imprenditori junior è di poco inferiore ad 1/5; altrettanto vale per il settore dei Servizi di supporto alle imprese. In termini di disaggregazione settoriale, le imprese giovanili operano prevalentemente nelle Attività commerciali (1.798 imprese, per un peso pari al 28,69%) e nelle Costruzioni (793 unità, 12,66% la quota); degno di nota anche il peso dell’Agricoltura (671 imprese) che, in termini relativi, spiega il 10,71% delle imprese giovanili.

Passando ai flussi trimestrali, crescono tutti i settori tradizionali: l’industria (+1,62%, a fronte del -1,26% del primo trimestre 2014) mostra una positiva inversione di tendenza determinata dai segmenti dell’alimentare e della lavorazione dei metalli, le costruzioni (+2,31%, rispetto al +0,11% a marzo 2014) accelerano il passo, mentre le imprese agricole giovanili registrano un modesto +0,66%, in deciso rallentamento tendenziale

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