Federazione di Latina di Rifondazione Comunista: “Siamo al fianco delle lotte contro il DDL scuola”

Federazione di Latina di Rifondazione Comunista: “Siamo al fianco delle lotte contro il DDL scuola”

La Federazione di Latina di Rifondazione Comunista è al fianco degli insegnanti, del personale ATA, degli studenti e delle famiglie che continuano a lottare contro l’approvazione del DDL 2994, riguardante il riordino del sistema di istruzione italiano – dichiara in un comunicato la Federazione di Latina di Rifondazione Comunista – .  Si susseguono da tempo nella nostra provincia numerose iniziative estremamente partecipate quali Flash Mob, manifestazioni, assemblee pubbliche dentro e fuori le scuole, per spiegare a tutti i gravi rischi di questa controriforma. Anche l’adesione al grande sciopero del 5 Maggio è stata quasi unanime in provincia come la partecipazione al boicottaggio dei test INVALSI da parte di studenti ed insegnanti.

Numerose le presenze del mondo dell’istruzione pontina anche alle iniziative di carattere regionale o nazionale, quali il grande corteo del 5 a Roma o le numerose giornate di presidio davanti Montecitorio nei giorni della discussione alla Camera. Non è certo un caso se l’opposizione al Disegno di legge, così forte e diffusa in tutto il paese, risulti tanto radicata anche in provincia di Latina. Essa risente più di altre delle carenze di spazi e di risorse destinati alla scuola, della limitazione del diritto allo studio per l’imposizione del contributo “volontario” ed il costo dei libri a fronte di una crisi drammatica, della piaga del precariato e della disoccupazione del personale scolastico che non verranno ridotte come si vuole far credere, ma aggravate. In una realtà del genere appare ancor più inaccettabile il finanziamento crescente e anticostituzionale all’istruzione privata e gli sgravi per le famiglie che la scelgono contenuti nel DDL. Più di ogni altra cosa tuttavia desta scandalo il potere assoluto ed arbitrario che si vorrebbe attribuire ai Dirigenti scolastici e alle loro equipe in spregio al modello di scuola collegiale e democratica, persino in materia di didattica e addirittura di assunzione del personale.

Ciò farebbe danni incalcolabili soprattutto in una realtà come la nostra, particolarmente permeabile e soggetta a spinte clientelari e corruzione. Il sistema oggettivo delle graduatorie con scorrimento in base ai punteggi verrebbe eliminato dalla creazione di “albi territoriali” di estensione ancora incerta e contenenti il personale scolastico, dai quali attingerebbero i Presidi padroni a loro piacimento. Tutto in evidente contrasto con l’articolo 33 della nostra Carta costituzionale che recita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Di fatto non esisterebbe più una cattedra di titolarità ma in caso di perdenti posto o richieste di trasferimento si rischierebbe di rientrare nel nuovo organico funzionale e di essere adoperati come “tappabuchi” ove occorra. Di fatto questa controriforma si denota soprattutto come un’involuzione gerarchica e autoritaria del sistema scolastico italiano su modello aziendale, contro l’idea di scuola libera e democratica che avrebbe dovuto rigenerare coscienze critiche e cittadini pensanti. La stessa presunta assunzione dei precari risulta essere un boccone avvelenato, un ricatto penoso.

Le coperture finanziarie per le assunzioni annunciate non risultano infatti sufficienti, vaste aree dell’attuale precariato rimarrebbero comunque escluse dal provvedimento e su loro aleggia lo spettro della definitiva disoccupazione. Inoltre l’assunzione è stata imposta da una sentenza della Corte europea che ingiungeva la stabilizzazione dei lavoratori con oltre 36 mesi di servizio e il Governo sta cercando di eludere impedendo per il futuro rapporti superiori al periodo indicato. La proposta di scorporare le assunzioni dal Disegno, per garantirne l’effettività dal primo settembre e impedire che prosegua tale ricatto, è stata naturalmente respinta. In altre parole si finge di offrire una contropartita tutto sommato magra e comunque dovuta, in cambio dell’asservimento e della precarizzazione dell’intero corpo docente. Il PRC pertanto si unisce al movimento di protesta che ritiene il DDL inemendabile e ne rivendica il completo ritiro, prima di aprire una seria discussione su di una vera riforma del sistema scolastico, partendo da spunti quali la Legge di Iniziativa Popolare recentemente depositata e ignorata dal Governo.

La volontà del PD e di Renzi di rifiutare ogni vero confronto,  ignorando l’evidente dissenso del mondo della scuola e della società, non ha forse precedenti nella storia della Repubblica. Sosteniamo pertanto lo sciopero degli scrutini già annunciato dai sindacati, tutte le altre iniziative di lotta che si deciderà di intraprendere e, nel caso in cui malgrado tutto il Disegno dovesse essere approvato anche al Senato, daremo tutto il nostro contributo per promuovere un eventuale referendum abrogativo. Intanto – conclude il comunicato – ricordiamo a tutti che lo strumento principale che i cittadini hanno per influire sulle scelte politiche resta purtroppo il voto ed aderiamo quindi con forza all’appello lanciato dal mondo della scuola di non votare il Partito Democratico in occasione delle prossime elezioni amministrative.

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