Ddl Renzi, i docenti del Liceo da Vinci di Terracina chiedono il ritiro

Liceo Leonardo da Vinci

Il Collegio docenti del Liceo Classico ~ Scientifico ~ Scienze Umane Leonardo da Vinci di Terracina in merito al ddl Buona Scuola presentato dal Governo Renzi, licenziato alla Camera ed in prossima discussione al Senato ritiene:

1) che il ddl proponga una scuola organizzata gerarchicamente che limita fortemente (annullandoli di fatto) il ruolo degli Organi Collegiali, mentre il collegio sostiene l’attuale modello organizzativo basato sulla cooperazione fra le diverse componenti del mondo della scuola;


2) che il ddl subordini totalmente la mobilità, l’assegnazione degli incarichi interni e il riconoscimento del merito dei docenti alla figura del Dirigente Scolastico o al massimo ad un sistema che risulta, a quanto prevede la normativa, palesemente autoreferenziale rischiando in questo modo di compromettere la libertà d’insegnamento sancita dalla nostra Costituzione;

3) che il ddl elimini la titolarità dei docenti neoassunti (non siamo più tutti uguali?) mentre il collegio ritiene fondamentale la difesa di questo diritto;

4) che il ddl sposti fondi verso il sistema delle scuole paritarie mentre il collegio ritiene prioritario l’impegno per la scuola pubblica (art.33 della Costituzione italiana);

5) che il ddl preveda un numero di assunzioni limitato rispetto agli aventi diritto e senza garantire i diritti degli insegnanti esclusi che saranno espulsi dal mondo della scuola pur avendo conseguito i titoli previsti dalla normativa  vigente e  maturato esperienza negli anni;

“Per tali motivi il Collegio docenti, con mozione approvata all’unanimità salvo un astenuto, chiede il ritiro del DDL Renzi, un decreto per le assunzioni e l’apertura di una trasparente e seria fase di discussione con il mondo della scuola (docenti e studenti) nella convinzione che il ruolo della cultura e di coloro che la promuovono nell’ambito di un territorio e quindi di un paese non sia l’autocelebrazione ma la “condivisione” alla luce di un quanto più possibile elevato ed ampio progresso culturale e civile, con tutti i limiti che noi (operando ogni giorno sul campo) ben conosciamo. In caso contrario ci riserviamo di utilizzare tutte le forme di protesta che riterremo opportune”.