Operamat, ultimo appuntamento della stagione con Fabrizio Saccomanno

Operamat, ultimo appuntamento della stagione con Fabrizio Saccomanno

Mercoledì 22 aprile, ore 21, in scena “Iancu, un paese vuol dire”, ultimo spettacolo della stagione teatrale OperaMat. In totale 22 spettacoli e oltre 2000 spettatori tra Sezze e Latina.

Ultimo appuntamento con OperaMat, la stagione teatrale congiunta di Opera Prima e Matutateatro che dallo scorso novembre ha proposto al pubblico di Latina e Sezze alcuni degli spettacoli più interessanti della scena teatrale contemporanea. Ottimo il bilancio finale: sono stati oltre 2000 gli spettatori che hanno seguito i 22 spettacoli, le attività formative e gli eventi speciali proposti in questi mesi tra le due città e i tre teatri coinvolti: Opera Prima Teatro di Latina, MAT_SpazioTeatro di Sezze e Auditorium Mario Costa di Sezze.

Per l’ultima data in calendario, i direttori artistici della rassegna – Agnese D’Apuzzo e Zahira Silvestri per Opera Prima, Julia Borretti e Titta Ceccano per Matutateatro – hanno scelto di proporre uno dei maggiori attori della scena teatrale nazionale. Fabrizio Saccomanno, attore e regista salentino, sarà infatti in scena a Latina, presso Opera Prima Teatro, mercoledì 22 aprile, ore 21, con lo spettacolo “Iancu, un paese vuol dire”. Un’occasione imperdibile per vedere in anteprima uno spettacolo che debutterà a Roma presso il Teatro dell’Orologio nei giorni successivi.

“Iancu, un paese vuol dire” è un testo di Francesco Niccolini, drammaturgo e sceneggiatore, e dello stesso Fabrizio Saccomanno che da solo sul palco, catalizzando l’attenzione degli spettatori, mette in scena il racconto di una giornata. Una domenica dell’agosto del 1976, in cui la grande Storia, quella con la S maiuscola, invade la vita e le strade di un paese del Salento.

Un famoso bandito, fuggito dal carcere di Lecce due giorni prima, è stato riconosciuto mentre si nasconde nelle campagne del paese. Inizia così una tragicomica caccia all’uomo che coinvolge un po’ tutti, bambini compresi. Ma questo non è solo il racconto di una giornata. È il racconto di un’infanzia e degli inganni e le illusioni che la circondano. Ed è soprattutto il racconto di un’epoca. Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni viene ricostruito il mosaico del ricordo: uno strano e deformato affresco di quegli anni nel profondo Sud. Un sud che oggi non c’è più, piazze e comunità che si sono svuotate e si sono imbarbarite, o sono state svendute. Con quegli occhi a volte spalancati, altre socchiusi, altre ancora addormentati e in sogno, si racconta un mondo, frammenti di storia e di uomini e di donne, di battaglie tra bande e rivali e giochi pericolosi. Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco. Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi, chissà poi perché.

Lo spettacolo è inserito nella programmazione di OperaMat grazie alla collaborazione con ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) e il progetto regionale Dominio Pubblico.

È raccomandata la prenotazione ai numeri: 347/7179808347/3863742

Biglietto ingresso unico: 10 euro.

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