Camorra e beneficenza a Formia, alla stazione i pasti li dona il clan

Camorra e beneficenza a Formia, alla stazione i pasti li dona il clan

Più che un binomio, camorra e beneficenza, compongono un paradosso privo di senso, eppure nella sotto-cultura criminale, la “religiosità”, riveste un ruolo di primo piano, come spesso visto nei covi dei boss stanati o nelle loro celle in galera, dove testi sacri, santini e rosari sono stati e continuano ad essere una presenza costante, come lo sono gli inchini delle processioni sotto le case di certi boss. Questo paradosso di valori non risparmia neanche il Golfo di Gaeta e Formia in particolare, dove membri di una delle famiglie-clan presenti in città, e storicamente legate alla camorra campana, sono da diversi anni oramai, almeno quattro, impegnati in un’opera di beneficenza.

In sostanza accade che ogni settimana, segnatamente il lunedì e il venerdì, ai cosiddetti “barboni”, i clochard, gli invisibili, insomma ai senzatetto, arrivino pasti caldi in porzioni monouso, ricoperti da una stagnola, e composti da primo e secondo o secondo e contorno. Pasti che arrivano direttamente dalla Campania, da Napoli, dove ci sono le mense alberghiere di proprietà del clan, alla stazione di Formia-Gaeta. Un appuntamento oramai fisso per i beneficiari, persino nella notte di Capodanno. Insomma un’opera di bene per i più sfortunati.

Eppure questo fatto, emerso nelle ultime settimane, ha lasciato piuttosto spiazzati, Comune, forze dell’ordine e Croce Rossa compresi, visto che l’opinione pubblica ne è potuta venire a conoscenza solo grazie al fatto che, nonostante l’allestimento di un apposito tendone per offrire riparo e cibo ai clochard, presso il molo Vespucci al porto di Formia, gestito dalla Croce Rossa, l’opera di beneficienza del clan è proseguita. Anzi, addirittura i pasti sono stati portati sin alle porte del capannone, a coloro che non venivano trovati in stazione perché si erano nel frattempo spostati per cercare riparo dal freddo proprio al porto.

Una decina circa i clochard, forse quindici, che attendono abitualmente il pasto. E il recapito “alimentare” da parte del clan si è spostato con loro al tendone della Croce Rossa sin dal primo giorno di apertura a seguito della convenzione tra Comune di Formia e Croce Rossa (importo della convenzione 10mila euro), per un periodo di tre mesi, fino alla fine dell’emergenza freddo. E allora la stessa Croce Rossa e il Comune hanno fatto sapere a chi portava i pasti, senza sapere però chi fosse, visto che si trattava di un collaboratore ignoto, diciamo così, che i pasti non potevano essere consegnati cucinati, perchè è necessario seguire una serie di procedure igienico sanitarie. Questo quanto è stato riferito al “messaggero” sconosciuto e in apparenza un semplice benefattore, che si potevano quindi accettare solo beni di natura alimentare crudi.

Di quanto accaduto e accade da tempo sono informate anche le forze dell’ordine che nel frattempo hanno seguito questa “anomala” attività. Insomma, per quale motivo un rinomato clan di camorra offre sostentamento e aiuto ai più bisognosi? Quale tornaconto o secondo fine strumentale all’opera criminale si cela dietro questa consolidata abitudine? Quale reato eventualmente si configura? E’ istintivamente questa la natura delle prime domande che ci si pone di fronte ad un fatto del genere, perché non ci si riesce cioè a spiegare come sia possibile da una parte vivere nell’illegalità, nel crimine e nella sopraffazione del prossimo e dall’altra fare “beneficenza”. Ma se fosse proprio in questo paradosso la risposta? Vuoi vedere che si tratta di una sorta di riscatto di fronte ai propri “dei”. Un riconoscimento del male che si è fatto, o si continua a fare, al quale sopperire con una sorta di folgorazione sulla via di Damasco? Insomma, per ora nessun reato apparente, certo l’attenzione resta alta.

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