Sperlonga, cantiere sequestrato: ricorso in Cassazione accolto con rinvio

Una vecchia immagine del cantiere

Si torna un passo indietro, per il cantiere di Sperlonga sequestrato due volte tra maggio e giugno in località Canzatora, ancora oggi sigillato. Giovedì la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato per conto del proprietario dall’avvocato Francesco Di Ciollo, annullando l’ordinanza del Riesame avversa l’ultima richiesta di dissequestro e rimettendo nuovamente gli atti al Tribunale di Latina. La decisione sulla riapertura o meno del cantiere, spetterà ora al nuovo collegio presieduto dal giudice Pierfrancesco de Angelis.

Abbattuti i due villini preesistenti, sul lotto in questione sarebbe dovuto sorgere un complesso di venti appartamenti posti su tre livelli. Tutto – tranne gli iniziali abbattimenti – al momento rimasto solo sulla carta: per la Procura di Latina, c’era l’ombra di irregolarità volte ad aggirare vincoli del Piano regolatore generale e del Piano territoriale paesistico. Una questione di indici di fabbricabilità lievitati a dismisura, quella ipotizzata, portando ruspe e operai a fermarsi.


Nient’altro che un “grosso equivoco”, aveva sostenuto nei mesi passati Di Ciollo, tornato a chiedere conto al Comune di un presunto mancato adeguamento cartografico previsto dal 1998 per legge e mai avvenuto. Proprio questa “dimenticanza” dell’ente locale, è la tesi del legale, ad aver portato al cortocircuito urbanistico e ai sigilli. Motivo per cui a ottobre, in concomitanza col ricorso per Cassazione, aveva anche presentato una diffida, riservandosi un’azione risarcitoria quantificata in 5 milioni di euro: “Sarebbe opportuno che il Comune facesse quanto prima l’adeguamento in modo che il danno paventato non diventi effettivo”, ha sottolineato a margine del pronunciamento della Suprema Corte.