Treno Verde, successo per la tappa pontina

Treno Verde, successo per la tappa pontina

Ripartire dalla qualità dei territori, dalla loro vocazione territoriale, per dare un nuovo futuro e una marcia in più alla provincia di Latina, dalla grande tradizione agricola. È questo il messaggio lanciato dal Treno Verde, la campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato che dal 15 al 17 marzo ha fatto tappa a Latina Scalo e che è stata accolta con entusiasmo come dimostrano le numerose visite delle scuole e la grande partecipazione di cittadini, associazioni, rappresentanti politici e soprattutto agricoltori, aziende e ragazzi. In questi tre giorni sono stati tanti gli argomenti trattati a bordo del convoglio: si è parlato dell’agricoltura sostenibile dell’Agro Pontino, dei suoi prodotti d’eccellenza, dell’apicoltura urbana, delle bellezze ambientali che meritano di essere valorizzate attraverso l’istituzione del Parco dei Monti Lepini dove l’agricoltura può trovare un valore aggiunto.

Eppure anche nella provincia di Latina non mancano i coni d’ombra: se da una parte è la provincia del Lazio con il litorale più esteso e ricco di zone a tutela ambientale, dall’altra parte è purtroppo la terra preferita dagli ecomafiosi che da anni concentrano i loro affari d’oro legati al ciclo illegale del cemento, dei rifiuti e delle agromafie, causando gravi conseguenze all’ambiente e alla salute dei cittadini. In particolare l’intero settore agroalimentare è il bottino ambito dalla criminalità organizzata che si spartisce il controllo delle campagne, dei trasporti, della distribuzione e dei mercati ortifrutticoli. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente, sono 29.274, sul piano nazionale, le infrazioni ambientali accertate dalle Forze dell’ordine nel 2013, più di 80 al giorno. Infrazioni che in massima parte hanno riguardato proprio il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173. Contro le agromafie e gli ecomafiosi, c’è però l’onestà e il senso del dovere di chi, invece, ama veramente la terra e crede in un’agricoltura “sana”, di qualità e sostenibile. A loro il Treno Verde, nella tappa laziale, ha dato spazio e voce perché tornare alla terra significa anche seminare legalità e contribuire a diffondere un’agricoltura sociale, che proprio nella provincia di Latina comincia a trovare un terreno fertile per i cosiddetti orti urbani.

images“La nuova agricoltura – dichiarano Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – è il settore che più di tutti sa guardare al futuro, mettendosi in gioco, sapendosi rinnovare e coniugando con sapienza innovazione e tradizione nel segno della legalità. Dove c’è rispetto del lavoro e legalità, c’è rispetto per l’ambiente e la salute dei cittadini. Per questo il Treno Verde nel suo viaggio per l’Italia in vista di Expo Milano 2015, oltre a dar voce a chi vive il territorio e a parlare della nuova agricoltura che è già in atto, vuole anche rilanciare i temi della legalità e del buon uso del territorio per contrastare anche le agromafie che qui in provincia di Latina trovano un terreno fertile. Un buon uso del territorio che può dare un forte input alla nuova economia verde del Paese che guarda, tra l’altro, al biologico, alla filiera corta, alla sostenibilità ambientale dei territori, alla riscoperta dei prodotti tipici. Aspetti che il Treno Verde 2015 sta raccontando in questo viaggio emozionate per l’Italia, mettendo in primo piano e valorizzando proprio le capacità e le diverse vocazioni territoriali italiane.”

LE AGROMAFIE IN PROVINCIA DI LATINA – Nei tre giorni di tappa il Treno Verde ha anche organizzato incontri e dibattiti. Oltre a quello dedicato all’agricoltura e al futuro dei parchi nella Regione Lazio, Legambiente ha anche affrontato la questione dell’agromafia nella provincia di Latina e quella degli orti sociali e dell’apicoltura urbana. Riguardo il fenomeno delle agromafie: tra Latina, Sabaudia e San Felice Circeo, le cosche mafiose sono ormai ben radicate e strutturate sul territorio facendo del settore ortofrutticolo e agroalimentare il core business principale. Una situazione allarmante confermata anche dall’ultimo Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente dal quale emerge che nella provincia di Latina i reati ambientali sono aumentati più del doppio rispetto al 2013 passando a 91 rispetto ai 42 del 2012. Inoltre nel corso del 2013, nel Lazio sono state accertate 2.084 infrazioni, che rappresentano il 7,1% del totale nazionale, ossia 5,7 illegalità al giorno. La regione è tristemente, per il terzo anno consecutivo, al 5° posto nazionale per reati ambientali accertati, subito dopo le “tradizionali regioni a presenza mafiosa”. Ma in questo territorio è forte il contrasto alle ecomafie perché la gente ha fame di legalità. Per questo Legambiente proprio da Latina, dove ha ricordato anche la figura di Don Cesare Boschini il parroco di Borgo Montello ucciso nel 1995 per aver denunciato il traffico dei rifiuti della discarica, ha rinnovato il suo appello ai deputati affinché il Ddl sugli ecoreati nel Codice Penale, in discussione alla Camera, venga approvato senza cambiare #neancheunavirgola rispetto al testo licenziato dal Senato il 3 marzo scorso. L’approvazione del Ddl in questione rappresenta una riforma di civiltà per fermare una volta per tutte i ladri di futuro, un’approvazione che è attesa da anni dal popolo inquinato e anche dalla parte sana dell’economia. Per questo nessuno pensi di modificarla e ritardarla ulteriormente. In attesa di ciò, intanto non mancano le azioni comuni per fare della terra dell’Ago Pontino presidi di legalità e luoghi sociali come dimostra l’esperienza degli orti sociali.

LA SCOMMESSA DEGLI ORTI SOCIALI E DELL’APICOLTURA URBANA – Massima espressione dell’agricoltura sociale sono gli orti urbani, che ormai sono diventati una realtà nazionale: nella Penisola sono ben 2,7 milioni gli italiani che si dilettano a coltivare un orto e il 38% di questi lo farebbe proprio per il suo potere rilassante (fonte Osservatorio Nomisma). Dati che indicano la voglia di un nuovo modo di progettare, organizzare e vivere il verde nelle città. Attraverso questa pratica non soltanto si riscopre il valore dell’agricoltura, dei suoi prodotti, frutto del lavoro della terra, ma si contribuisce a combattere il degrado e a rilanciare la dimensione comunitaria e sociale dell’agricoltura. Per Legambiente quando si parla di orti urbani, infatti, si parla di orti sociali: la semplice gestione comune di un orto può contribuire a far nascere tra i cittadini nuovi legami di solidarietà e a creare nuovi strumenti di welfare per aiutare le persone svantaggiate. Allo stesso tempo, praticare l’agricoltura in un contesto urbano significa affidare la cura del verde pubblico ai cittadini che per l’associazione ambientalista potrebbero essere definiti come “custodi del territorio”. Cosa sempre più necessaria di fronte al problema della cementificazione selvaggia. Nella provincia di Latina gli orti urbani cominciano a “prendere forma”. Tra le esperienze presentate dal Treno Verde quella di Angelo Savioli della fattoria Il papavero di Aprilia che ha contribuito alla stesura del regolamento degli orti sociali del Comune di Pomezia e la storia della prof.ssa Laura Perazzotti, che insieme ai ragazzi dell’I.C. G. Giuliano, ha realizzato all’interno del giardino della scuola un orto di essenze e un’aula verde.

Oltre all’agricoltura sociale, il Treno Verde ha parlato infine dell’apicoltura urbana, un progetto già in atto in diverse città come Londra, Parigi o New York e che trova merita di trovare ampia diffusione anche in Italia. Le api sono, infatti, degli importanti indicatori ambientali perché sono molto sensibili alla qualità dell’aria e dell’ambiente dato che riescono a nutrirsi e a vivere solo dove la natura è sana. Sono inoltre un fondamentale anello della catena ecologica per il servizio di impollinazione. Questi preziosi ed importanti insetti stanno purtroppo rischiando di scomparire a causa dell’agricoltura intensiva che fa largo uso di pesticidi. È dimostrato che nell’ambiente urbano, invece, le api possono “avvantaggiarsi” per la presenza delle diverse fioriture dei parchi pubblici, dei giardini privati, ma anche degli orti urbani o dei balconi dove sono stati piantati fiori o piccoli arbusti. Diffondere la pratica dell’apicoltura urbana può, quindi essere d’aiuto alla salvaguardia di questo importante insetto impollinatore.

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