Omicidio Barlone, ‘don’ Patrizio tradito da una donna

Omicidio Barlone, ‘don’ Patrizio tradito da una donna
*La vittima*

*La vittima*

Quattro persone direttamente coinvolte nel delitto. Tra le quali una donna. Con un ruolo cruciale: è lei che ha tradito Patrizio Barlone. Facendo da esca, dicono le ricostruzioni, per quella che ha tutti gli aspetti di una trappola ad orologeria. Scattata poco prima dell’ora di cena ed immortalata, almeno in parte, dall’occhio elettronico. Passaggio per passaggio.

L’omicidio dell’ex diacono e falso prete, avvenuto a Monte San Biagio agli inizi di febbraio, rimane ancora avvolto dal mistero. Tanti punti interrogativi, tessere mancanti, febbrili indagini in corso. Situazione indefinita, che però offre concreti punti fermi. Alcuni, potenzialmente importantissimi, forniti da una delle due telecamere della Stazione dei carabinieri, che dalla palazzina teatro dell’omicidio dista appena una manciata di metri.

DSCN3714La stessa che negli ultimi mesi la vittima voleva a tutti i costi disattivata o perlomeno spostata: inquadrava il portone della sua abitazione, ed in nome della riservatezza “don” Patrizio aveva fatto fuoco e fiamme. Arrivando, nel tentativo di far valere le proprie istanze, fin negli uffici del comandante provinciale dei carabinieri Giovanni De Chiara e del Garante della privacy. Come d’abitudine spacciandosi per prete, motivo che lo scorso agosto lo aveva portato ad una contestuale denuncia. Ma avendola vinta: alla fine, la visuale della telecamera che affacciava sul portone d’ingresso del civico 11 di via Roma, teatro del delitto, era stata effettivamente corretta.

Evidentemente non molto, dato che quell’osteggiato obiettivo ha comunque colto i protagonisti del fatto di sangue. Quattro persone che in volto non si vedono, anche per via della’oscurità. Gli accertamenti per associare determinate fattezze a dei nomi, per quanto possibile, vanno avanti con discrezione. Il loro riconoscimento si profila piuttosto difficoltoso. Quello che hanno fatto, però, appare abbastanza chiaro: i frame al vaglio, mettono in campo una staffetta di morte. Letteralmente, vista la dinamica. Tutta concentrata in un breve arco di tempo che parte da quando erano circa le 19,20 di domenica 8 febbraio. E’ più o meno a quell’ora, che alla porta di Barlone si presenta una donna. La conosceva. Sarà, in maniera più o meno inconsapevole, il cavallo di Troia per ammazzare l’ex diacono: dalle ricostruzioni è a lei, arrivata sola, che la vittima, solitamente molto diffidente, apre senza alcun problema quella fatidica sera. E’ da lì che l’agguato ha inizio. Con un veloce viavai. In poco tempo, infatti, in casa la segue un uomo. Passa qualche minuto, e la “dama” esce in strada e si allontana a passo svelto. Il suo compito, probabilmente, è giunto al termine. Di seguito, in casa irrompono altre due figure maschili. Assieme al terzo uomo, escono intorno alle 20. Per diventare, come la complice, dei fantasmi.

 

IL PERSONAGGIO, LA MORTE, LE INDAGINI

DSCN3818IMG-20150209-WA0008[1]Il cadavere di Barlone è stato ritrovato nella sua abitazione nel cuore di Monte San Biagio, a due passi da Stazione dei carabinieri e Municipio. Riverso supino sul pavimento della zona giorno; mani e piedi immobilizzati da alcune fascette; ferite ed evidenti segni di percosse. In bocca, un indumento. Attorno al capo, una specie di plaid. A scoprire l’omicidio una nipote, che insieme ad un altro residente era entrata in casa nella prima mattinata di lunedì 9, dopo che qualcuno aveva notato la porta stranamente aperta. Giusto la sera prima i fuochi d’artificio avevano sancito la fine dei festeggiamenti per l’Ottavario di San Biagio, il culmine delle celebrazioni in onore del patrono di quel tranquillo paese di circa 6mila anime. Un santo al quale la vittima era molto devota: su quella figura, a fine anni Ottanta, l’ex diacono che spesso e volentieri si spacciava per prete aveva scritto un libro; immancabile, poi, alle solenni processioni in suo onore. Almeno fino agli inizi del 2000. In seguito all’arresto e al conseguente processo per usura, con tanto di connessa sospensione a divinis dal diaconato, “don” Patrizio, come lo conoscevano tutti, si faceva vedere sempre più di rado. Anni bui, quelli successivi ai guai con la giustizia. Ormai, nonostante le apparenze, era un corpo estraneo a quella comunità. Una personalità senz’altro complessa, la sua, per un uomo perennemente in bilico tra la profonda vocazione cristiana sempre sostenuta, e l’amore – profondo pure quello, dice chi lo ha conosciuto – per il denaro. Che è poi la pista maggiormente seguita da Procura e carabinieri nelle indagini sulla sua morte violenta. Un giallo a partire dalla esatte cause del decesso: per le risultanze definitive dell’autopsia svolta dal dottor Filippo Milano mancano settimane, ma i primi riscontri dicono che Barlone potrebbe anche non essere deceduto per le botte, inferte con un corpo contundente da identificare. A stroncarlo, potrebbe essere stata un’asfissia. Un particolare secondario, rispetto a movente e soprattutto mani dietro l’assassinio.

 

 

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