Insulti e minacce al trans sul posto di lavoro: quattro rinvii a giudizio

Insulti e minacce al trans sul posto di lavoro: quattro rinvii a giudizio

Inizierà il 21 luglio prossimo al Tribunale di Latina il processo a carico di quattro persone accusate di aver fatto mobbing su un transessuale donna che stava affrontando il percorso del cambio del sesso. Lavoravano tutti nello stesso posto, un caseificio di Aprilia. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2007 e il 2010.

La vittima, oggi uomo a tutti gli effetti, avrebbe subito ogni tipo di angheria rendendo la sua vita impossibile. Si parla non solo di insulti, ma anche di palpeggiamenti, minacce e di violenze.

Dopo l’annuncio della volontà di cambiare sesso, iniziò per il trans – oggi 40enne – un vero calvario: gli negano l’accesso al bagno e allo spogliatoio costringendolo a cambiarsi in corridoio. Gli ripetono “vedrai, un po’ alla volta ti faremo impazzire”, lo insultano definendolo “transformer“, lo evitano e lo isolano durante l’ora di pranzo in mensa.

Inoltre, nel 2008 riceve una serie di lettere di richiamo a cui, però, non segue alcun provvedimento. Viene poi ripetutamente malmenato e insultato: “Sei mezza lesbica e mezzo frocio”.

Il 13 settembre, esasperato, si taglia le vene con un taglierino davanti agli occhi dei colleghi e dei dirigenti i quali, anziché soccorrerlo, lo deridono e spintonano fuori dall’azienda. Saranno gli operai della fabbrica attigua a prestargli i primi soccorsi e a condurlo al pronto soccorso.

Il giovane denuncia il fatto e si rivolge all’avvocato Daniele Stoppello. Sull’argomento nel settembre 2010 il deputato Paola Concia aveva presentato una interrogazione parlamentare. Unanime lo sdegno per la vicenda.

Il giudice per l’udienza preliminare Guido Marcelli ha deciso di rinviare a giudizio tutte e quattro le persone coinvolte con le accuse di violenza sessuale e stalking.

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