Chiuso il caso Valerio, il giudice: “Non é testa di legno della camorra”

Chiuso il caso Valerio, il giudice: “Non é testa di legno della camorra”

Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Cassino ha archiviato il procedimento penale instaurato dal consigliere comunale Giovanni Valerio contro il sindaco di Formia Sandro Bartolomeo. Il Giudice, nell’ordinanza, ha espressamente affermato che: “Nulla di quanto emerso nel procedimento consente di ritenere che Valerio sia una testa di legno della camorra”.

Sulla questione dell’Acerbara, inoltre, il giudice afferma espressamente: “Egli infatti non fece altro che acquistare ad un’asta giudiziaria tre particelle di terreno – nemmeno tutte tra loro confinanti – nella località Acerbara e Piroli; tali appezzamenti risultano per tabulas avere una destinazione agricola; sono inoltre gravati da vincoli di varia tipologia, oltre ad essere comunque insufficienti per eventualmente giustificare il rilascio di un permesso di costruire. Che tali intestazioni potessero ipoteticamente essere destinate ad inserirsi in un più ampio progetto edificatorio  rectius lottizzatorio), costituisce allo stato solo una congettura, una asserzione indimostrata. Poco interessa del resto quale fosse l’utilizzo al quale Valerio intendesse destinare tali terreni, trattandosi di un fatto privato ed insindacabile”.

Il G.I.P. così continua: “L’inesistenza di processi penali a carico del Valerio costituisce parimenti un dato acquisito al procedimento; così come l’insussistenza nei suoi confronti di qualsivoglia attenzione da parte del Prefetto”. E afferma: “Lo scrivente non reputa infine opportuno attardarsi sul tema dell’attività professionale svolta dall’avvocato Valerio, in favore di alcuni esponenti della sopra detta famiglia. Sarebbe infatti addirittura offensivo per l’intera categoria forense, precisare come l’esplicazione dell’opera defensionale non comporti naturalmente alcuna forma di coinvolgimento personale del legale nelle vicende degli assistiti. Ed è un aspetto che francamente non merita ulteriore indugio, non essendovi veramente altro da scandagliare”.

SottolineaValerio: “Il magistrato ha pertanto evidenziato la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato, ovvero la portata lesiva delle affermazioni rese dal Sindaco, ma non ha ravvisato, a ragione, l’esistenza dell’elemento psicologico del reato, ovvero la volontarietà della condotta di rivolgere alla mia persona diffamazioni infondate e gratuite. In buona sostanza, il Sindaco si è così determinato perché fatto proprio un volgare chiacchiericcio a lui rappresentato da terze persone che lo hanno inevitabilmente indotto in errore. Alla luce delle motivazioni rese dal magistrato – aggiunge il Consigliere comunale – ritengo che ambedue (il sottoscritto ed il Sindaco) siamo stati vittime della farneticanti affermazioni rese da terze persone. Il tempo è galantuomo, così come ha più volte affermato il mio amico ed avvocato Pasquale Cardillo Cupo che mi ha aiutato a rimanere sereno nel mentre infuriava la denigrazione. Oggi – conclude – posso affermare con serenità che è stata restituita onorabilità alle persone per bene e l’onta agli ignavi”.

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