Formia, Caseificio D’Ambrosio: il caso finisce davanti al Consiglio di Stato

Formia, Caseificio D’Ambrosio: il caso finisce davanti al Consiglio di Stato

E’ approdata davanti la quinta sezione del Consiglio di Stato, che si è riservata la decisione, una delle querelle tecnico-amministrativa e giudiziaria più spinosa degli ultimi tempi sul territorio del sud-pontino, quella del caseificio D’Ambrosio di Formia. La vertenza, che ha anche dei risvolti economico-occupazionali, si è arricchita della discussione del ricorso presentato dalla proprietà di uno dei supermercati più frequentati del comprensorio avverso la sentenza del Tar del Lazio che aveva avallato il 12 settembre scorso, dopo un’iniziale sospensiva, la clamorosa chiusura decretata per un considerevole ed illegittimo aumento delle superfici di vendita il 5 agosto dall’ex dirigente dell’ufficio commercio del comune, Tiziana Livornese.

La società proprietaria della struttura in località Santa Croce, la “D’Ambrosio alimentari srl”, si è rivolta ad un luminare del diritto amministrativo in Italia, il professor Mario Auzisi che, affiancato dagli avvocati formiani Domenico Trobia e Salvatore Orsini, che ha chiesto la riapertura del supermercato sulla superficie vendita assentita originariamente e mai messa in discussione dal comune, 250 metri quadrati, all’interno di un capannone definito dallo stesso comune condonabile a tutti gli effetti.

La posizione del comune di Formia davanti il Consiglio di stato è stata ribadita dal responsabile della propria avvocatura, Domenico Di Russo che ha dovuto portare avanti una linea difensiva che mediasse tra la posizione della dottoressa Tiziana Livornese, secondo la quale il supermercato di Santa Croce non poteva riaprire i battenti perché non avrebbe potuto garantire, in un regime di concorrenza, le necessarie condizioni igienico-sanitarie sulle quali nessuna amministrazione, nessuna, negli ultimi 30 anni aveva osato eccepire, e quella del neo dirigente della sezione urbanistica del comune, Sisto Astarita, che ha sentenziato il contrario e, cioè, che il supermercato D’Ambrosio può tornare ad esercitare l’attività di vendita utilizzando le superfici originariamente autorizzate, 250 metri quadrati, all’interno di un capannone oggetto di una pratica di sanitaria.

Intanto la famiglia D’Ambrosio non è rimasta con le mani in mano: alle prese con milionarie perdite economiche provocate dalla chiusura del punto vendita di S.Croce, ha formalizzato il contratto di fitto d’azienda rilanciando un altro supermercato in via degli Orti a Gianola. Una scelta audace in questi tempi grazie alla quale parte dei 25 ex dipendenti ha potuto interrompere la cassa integrazione… in attesa, ora, che il Consiglio di Stato faccia il resto.

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