Formia, la morte di Christian Repici avvolta dal mistero. La famiglia: “Qualcuno conosce la verità”.

Formia, la morte di Christian Repici avvolta dal mistero. La famiglia: “Qualcuno conosce la verità”.

Che ci fosse qualcosa che è andato per il verso sbagliato, la Procura di Roma lo ha capito subito, tanto da aprire un’indagine per fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte del 27enne di Formia Christian Repici, avvenuta il 20 settembre scorso a seguito di una caduta dal terzo piano del suo appartamento a Roma. Da subito si è iniziato parlare di suicidio, ma è bastato poco a capire che tale ipotesi, cioè che il ragazzo si fosse gettato volontariamente dal balcone della sua abitazione, fosse tra le meno accreditate. Un convincimento proprio ai familiari di Christian che, in questi giorni, con una lettera, sono tornati a gridare la propria sete di giustizia, affinchè si individuino le responsabilità che hanno causato la prematura morte del figlio. In questo senso saranno determinanti gli esiti delle indagini della Procura di Roma, come quelle delle analisi biologiche dell’esame autoptico condotte sul corpo di Christian, che serviranno ad appurare se il giovane fosse in uno stato cognitivo alterato, e che sono attesi per la fine del mese. Indagini alle quali ha collaborato attivamente la famiglia, e alcuni testimoni e amici, che continuano a ribadire come un ragazzo che chiede aiuto perchè non si sente bene (Christian lo aveva fatto alcuni minuti prima del tragico epilogo chiamando un’amica, ndr), non decide di suicidarsi. E infatti allora emerge, anche dalla ricostruzioni dei testimoni, che i genitori di Christian ricordano nell’ultima lettera, come Christian fosse “senza coscienza”. Forse l’assunzione di una pianta psicoattiva, la Salvia Divinorum, segnalata proprio dai genitori di Christian, potrebbe essere la responsabile del suo malessere.

Al di là di questo però, la famiglia non usa mezzi termini: Christian doveva essere aiutato e se l’epilogo è stato questo, deve esserci qualche responsabile. Non ci vedono chiaro, insomma, non capiscono perchè il ragazzo, preso in custodia da personale medico e delle forze dell’ordine, possa essere finito giù dalla finestra, non capiscono perchè il corpo sia stato spostato dal punto d’impatto prima dell’arrivo del magistrato, non capiscono perchè nessuno li ha avvisati della morte del figlio se non alcuni conoscenti di un vicino bar. E per questo invitano chi conosce la verità sull’esatta dinamica dei fatti, a riferire alla Procura. Intanto secondo la perizia del patologo di parte il ragazzo era in perfette condizioni di salute.

Di seguito riportiamo integralmente il testo dell’accorata lettera della famiglia di Christian, scritta come se lui stesso fosse stato l’autore. Lettera alle quali seguono alcune considerazioni dei familiari.

“Ciao a tutti, mi chiamo Christian Repici, oggi avrei avuto 27 anni se l’incompetenza, la superficialità e la scarsa attitudine a compiere il proprio dovere, non avesse provocato la mia morte fisica e lo sconforto profondo della mia famiglia e di quanti ci conoscevano. La mattina del 20 settembre u.s. non stavo bene, ero a letto, sentivo molto caldo e sudavo tantissimo, erano le tredici e continuavo a stare male ed ho telefonato ad una ragazza, perché potesse aiutarmi, purtroppo stava dall’altra parte di Roma e c’è voluto del tempo prima che arrivasse. Nel frattempo mi sentivo peggio, richiamavo Sara, questo è il nome della ragazza che avevo chiamato prima, non ricevevo risposta, perché era sulla Metro, e lasciavo un messaggio di aiuto sulla segreteria, documentato, allora qualcosa mi spinge a scendere per strada, nelle condizioni in cui mi trovavo, e chiedere aiuto, senza volontà alcuna perché la mia mente era altrove, ero completamente nudo e senza coscienza. Una volta arrivato in strada, vengo raccolto dagli amici del bar Efeso, di fronte casa, che tentavano di farmi riprendere perché mi avevano raccolto a terra sulla strada, nudo ed in preda a delirio. Qualcuno aveva chiamato le forze dell’ordine e l’ambulanza, grazie a Dio, avrei pensato se fossi stato in me, ma ahimè non è stato così. L’arrivo delle persone “competenti” ha provocato l’irreparabile. Le urla, gli inviti coercitivi hanno determinato che io risalissi in casa seguito da queste persone, che mi avevano strappato agli amici del bar che non avevano competenza di aiuto, una volta in casa i parasanitari stavano con me mentre i militari (polizia e carabinieri) stavano sulla porta di casa al telefono a chiedere rinforzi come se io, alto poco più di un metro e settanta per sessanta chili di peso, avessi bisogno di un esercito che mi prendesse e portasse in ospedale, da quello che mi dicono i testimoni presenti continuavano con urla a riportarmi alla realtà, dalla stato catatonico ed incosciente in cui mi trovavo, ho guardato verso la porta e mi accorgevo della presenza dei militari, mi guardavo intorno ed ecco i parasanitari, tutti mostri nella mia mente, mostri dai quali dovevo scappare, vedevo una luce, non ho pensato che fosse un balcone, pensavo fosse una strada, una strada libera e l’ho imboccata, anche in questo, il caso ha dovuto mettere lo zampino, perché uno dei due parasanitari nel tentativo di prendermi mi ha sbilanciato e sempre in base a quello che mi hanno detto i testimoni ho fatto una rotazione che ha determinato la caduta, dal terzo piano sbattendo sul marciapiede la testa, forse se fossi caduto normalmente mi sarei rotto tutto ma sarei rimasto vivo, ironia della sorte non mi hanno portato da vivo in ospedale ma da morto senza neanche aspettare l’arrivo del PM, e nessuna delle autorità presenti si è preoccupata di avvisare i miei genitori, se non fosse stato per alcuni testimoni presenti che si sono prontamente preoccupati di farlo. I miei genitori mia sorella e mio fratello e tutte le persone che mi vogliono bene conoscono il mio vissuto ed i progetti che stavano, finalmente, per concretizzarsi, non davano spazio a momenti di sconforto o depressivi. Alcuni addetti ai lavori interpellati dai miei genitori hanno spiegato l’accaduto confortandoli dicendo loro che purtroppo la mia mente era offuscata, i risultati dell’esame autoptico diranno perché, forse e dico forse una giornata in ospedale avrebbe risolto il problema, la statistica di queste crisi nei giovani pare si risolva velocemente. Ora chiedo a voi tutti che state leggendo questa mia missiva, sapete qualcosa che io o i testimoni non sanno e potete aiutare le indagini? andate a parlare con il PM o con i carabinieri di qualsiasi città e raccontate la VERITA’. Qualora non sappiate nulla andate alla fonte ed informatevi, le chiacchiere non fanno bene a nessuno vi assicuro neanche a coloro che sparano idiozie riempiendo la bocca di parole vuote. Vi voglio bene e prego Dio Padre e La Madonnina, nostra Madre celeste che mi ha accompagnato in quest’ultimo viaggio, che vi doni tutto ciò che desiderate …………………

Perdonate, siamo Aldo, Lina, Roberta e Daniele, familiari di Christian, se abbiamo creduto possibile che Christian, mosso da sentimenti terreni, oramai lontani da lui mille e mille e mille miglia, cioè dalla indignazione che proviamo noi familiari nell’apprendere che c’è qualcuno che conosce la VERITA’ sulla morte di Christian. Abbiamo ripetuto più volte come si sono svolti i fatti, di cui siamo a conoscenza. Gli inquirenti non hanno ancora chiuso le indagini e dal patologo di parte che ha eseguito l’autopsia abbiamo saputo soltanto che era sanissimo, come sapevamo, viste le sue scelte alimentari e la sua cura del corpo. Abbiamo altresì detto che non sappiamo se abbia fatto uso di droghe, spontaneamente o somministrate da terzi perché a detta di un testimone era stata udita la voce di una persona che lo stava chiamando. Il fatto che non abbia avvisato noi genitori del suo malessere ci ha portato anche a pensarlo. Badate bene che, per il rispetto profondo delle persone che “consapevolmente” si tolgono la vita, tra virgolette perché l’uomo cosciente mai commetterebbe un gesto così doloroso, non avremmo esitato a dirlo. Forse che esistono morti e familiari di serie diverse? Sappiano le BOCCHE VUOTE che l’unica cosa che ci rende liberi è LA VERITA’. La nostra famiglia non vive per la considerazione altrui o per qualsiasi forma di sentimentalismo, viviamo su questa terra, per compiere la volontà di Dio, fin quando Lui lo riterrà opportuno. Ci sono i familiari, gli amici, quelli che non parlano, ma pregano ed hanno pregato e pregheranno ancora tanto, perché siamo fermamente convinti che l’aforisma “FA CHE IL TUO DISCORSO SIA MIGLIORE DEL TUO SILENZIO“ racchiude tanta di quella saggezza da spingere tutti a risparmiare fiato. Se può servire ad appagare il vostro desiderio di pettegolezzo, abbiamo già detto e lo ripetiamo, non appena la magistratura avrà finito le indagini ed avrà tratto le conclusioni, qualsiasi sia il risultato, faremo un comunicato attraverso la rete di amici che ci sono stati, ci sono e ci staranno accanto”.

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