Incidente mortale a Ponza, l’ipotesi della terza persona nell’auto

Incidente mortale a Ponza, l’ipotesi della terza persona nell’auto

elicottero-salma-da-ponzaNeppure la scienza è riuscita a fare luce sulla tragedia di Ferragosto. Il sostituto procuratore Maria Eleonora Tortora sperava, con un’indagine sulle tracce biologiche trovate sull’auto in cui perse la vita Davide Radrizzani, di stabilire chi era alla guida di quell’Alfa Mito finita in un dirupo a Ponza. Non è stato così e, dopo la relazione fatta in aula dal biologo Giacomo D’Agostaro, il mistero si infittisce. Al volante potrebbe non esserci stata la vittima e potrebbe non esserci stato neppure l’amico sopravvissuto e ora indagato: è spuntata la figura di un misterioso terzo uomo. Ma la strada per arrivare alla verità è tutta in salita e il rischio di un’archiviazione concreto.

Attorno alle 5 del 15 agosto 2013, l’Alfa Mito di Radrizzani, 25 anni, originario di Ponza ma residente a Saronno, in provincia di Varese, in vacanza sull’isola, finì contro il parapetto che delimita via Campo Inglese e piombò nel dirupo sovrastante la spiaggia di Lucia Rosa. Nell’impatto il 25 enne perse la vita e l’amico che era con lui, il 23 enne Alessio Romano, un ponzese, rimase ferito ma si salvò. I due avevano trascorso una serata in discoteca e la prima ipotesi fatta dagli investigatori fu quella di una sbandata risultata fatale a Radrizzani. Ben presto, però, sul sinistro sorsero alcuni dubbi.

Secondo gli inquirenti, la posizione in cui venne trovato il corpo del 25 enne e le lesioni subite dal ragazzo sarebbero incompatibili con l’ipotesi che fosse lui alla guida. Diversi particolari, tra lo sportello di sinistra bloccato nel dirupo e quello di destra aperto, con ogni probabilità dopo l’urto contro il parapetto, lascerebbero pensare che Radrizzani fosse il passeggero. Il 25 enne, al momento del dramma, sarebbe stato inoltre vicino al coma etilico, avendo bevuto troppo nella serata appena trascorsa, e impossibilitato a guidare. Romano finì così indagato per omicidio colposo e il sostituto Tortora, cercando di stabilire se il 23 enne, a differenza di quanto dichiarato ai carabinieri, fosse al volante, ha chiesto e ottenuto una perizia sulle tracce biologiche, sangue in primis, presente sugli airbag dell’Alfa. Il magistrato, comparando il Dna della vittima e dell’indagato con quello estratto dalle tracce recuperate dagli airbag, sperava di avere la prova certa di chi fosse alla guida e chi sul sedile del passeggero. Ieri, davanti al gip Guido Marcelli, che aveva dato l’ok all’incidente probatorio, il perito D’Agostaro, biologo dell’Enea, ha invece dichiarato che sull’airbag lato guida c’era una traccia di saliva che non era riferibile né alla vittima né all’indagato e sull’altro sangue dell’indagato, impresso strusciando con una mano sul dispositivo di sicurezza. Al volante c’era dunque un terzo uomo? Romano copre per ignote ragioni quest’ultimo? L’indagato era sul sedile posteriore? Interrogativi al momento senza risposta.

Inoltre è emerso che, subito dopo l’incidente, i carabinieri avevano fotografato la Mito e il sedile lato guida era in una determinata posizione. Dopo pochi giorni, quando l’Alfa era ancora nel dirupo, nel corso di un sopralluogo i consulenti delle parti avevano appurato che quel sedile risultava spostato indietro. Una storia sempre più intricata.

Dopo la relazione del perito, l’indagato, difeso dall’avvocato Nicola Chinappi, spera in un’archiviazione dell’inchiesta. I familiari della vittima intendono invece continuare a dare battaglia per scoprire come ed eventualmente a causa di chi sia deceduto il figlio. Il legale dei genitori del 25 enne, l’avvocato Giovanni Luparo, punta così a chiedere altre indagini, su altre tracce biologiche presenti sull’auto. Una tragedia della strada diventata un giallo.

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