Fondi, autolavaggio “rumoroso” per i vicini: il Tar annulla il permesso per l’ampliamento

Fondi, autolavaggio “rumoroso” per i vicini: il Tar annulla il permesso per l’ampliamento

Un autolavaggio talmente vicino casa, da risultare indesiderato. E che ora, dopo una battaglia giudiziaria, si è visto annullare il permesso a costruire con cui era stato ampliato: davanti al Tar i confinanti infastiditi hanno vinto. Tutta colpa dell’inquinamento acustico. O almeno della mancata verifica, da questo punto di vista, dell’impatto dell’impianto post restyling rispetto al passato.

Al centro della querelle, l’impianto “Lombardi” di via Mola Santa Maria, a Fondi, a servizio di un distributore di carburante ed oggetto di un ampliamento grazie ad una concessione risalente a giugno 2013.  Da una parte, la famiglia Rotunno, con una casa proprio ad una manciata di metri dall’attività. Dall’altra, i titolari dell’autolavaggio, Comune, Provincia e Regione. Con questi ultimi che alla fine hanno dovuto “soccombere”, nonostante, ognuno da par suo, avessero eccepito l’inammissibilità del ricorso presentato dalla controparte.

Di tutt’altra idea i giudici amministrativi. Il Tar del Lazio, sezione distaccata di Latina, col collegio presieduto dal dottor Francesco Corsaro, lo ha infatti ritenuto fondato, in particolare su un punto. Non quello che indicava l’area dell’intervento come zona agricola, e quindi incompatibile con un ampliamento del genere, né quello che parlava di un eccessiva vicinanza ad un altro autolavaggio concorrente. Nemmeno quello riguardante la progettazione dell’impianto allargato, che secondo i vicini non avrebbe potuto essere effettuata da un semplice geometra. A “vincere”, passando l’esame dei magistrati, è stato il punto inerente l’impatto acustico: ad accompagnare la presentazione dei carteggi che hanno portato all’ampliamento, non c’era alcuna documentazione che ne attestasse l’effettiva incidenza, verosimilmente aumentata rispetto al passato, visto l’impianto “lievitato”.

E se dal Comune hanno sottolineato come i vicini infastiditi non avessero fornito alcuna prova del troppo rumore, i magistrati sono a loro volta passati ad una semplice controdeduzione: “non sono i ricorrenti a dover dare la prova del pregiudizio acustico”. Piuttosto, dovevano essere le controparti a provare che nel fascicolo che ha portato alla concessione edilizia fosse allegata una relativa valutazione di impatto. Cosa che a suo tempo non è stata fatta. Pregiudicando in differita gli stessi titoli autorizzativi, adesso annullati.

 

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