Sperlonga e mazzette, quattro imprenditori fanno il nome di un secondo politico

Il Comune di Sperlonga

Effetto domino sulle denunce di mazzette per ottenere il via libera ai cantieri edili a Sperlonga. Nelle ultime settimane altri quattro imprenditori hanno riferito ai carabinieri sul presunto “sistema” e i denuncianti sono ormai circa una decina. Un secondo politico è inoltre stato additato come uno dei beneficiari degli illeciti.

L’inchiesta, portata avanti dai pm Giuseppe Miliano e Valerio De Luca, ha preso il via quando alcuni costruttori, che avevano ottenuto permessi ritenuti viziati dagli inquirenti, hanno iniziato a parlare. Gli imprenditori, consci che gli immobili da loro realizzati sarebbero finiti sotto sequestro, hanno affermato di aver ottenuto l’ok a costruire pagando mazzette, facendo eseguire le opere alle ditte loro indicate dai componenti del “sistema” e facendo la stessa cosa con i tecnici a cui affidare la progettazione. Hanno specificato che si trattava spesso di ditte campane e che a raccogliere le bustarelle, gestendo le “operazioni”, erano due funzionari comunali. Agli investigatori un imprenditore aveva poi dichiarato che a indicargli la strada per farsi rilasciare il permesso proibito era stato un politico, all’epoca potentissimo, che gli aveva detto chiaramente a quali porte bussare e come.


Le indagini sono andate avanti. Sono in corso accertamenti sui patrimoni di alcuni cittadini di Sperlonga, fortune sorte dal nulla, e altri hanno ora denunciato il sistema di cemento e mazzette. Ai carabinieri è stato fatto così il nome di un secondo politico, attualmente con un ruolo di primissimo piano. Il costruttore che ha parlato ha specificato che inizialmente stava portando avanti un progetto immobiliare insieme ad altri due soci, senza però riuscire a ottenere il permesso, puntualmente arrivato quando gli altri due si erano fatti indietro e al loro posto era subentrato l’imprenditore-politico. A quest’ultimo l’autore della denuncia ha sostenuto di aver ceduto oltre la metà del complesso immobiliare e un secondo edificio, beni per un valore complessivo di 3,4 milioni di euro, e tutto per riuscire a portare avanti il suo cantiere. In pratica una tangente che, anziché essere fatta di banconote, sarebbe stata a base di mattoni e cemento. E l’inchiesta si allarga.