Sonnino, querelle Migliori – Magnarelli: l’ex sindaco precisa

Sonnino, querelle Migliori – Magnarelli: l’ex sindaco precisa

Il gip del Tribunale di Roma ha archiviato l’indagine su Roberto Migliori, accusato di aver diffamato l’ex sindaco Lorenzo Magnarelli. Quest’ultimo, però, dopo le affermazioni dello stesso Migliori torna sulla vicenda per meglio inquadrarla.

“Desta sensazione – dichiara Magnarelli – che, dopo la mia precedente replica pubblicata martedì, soltanto mediante l’articolo pubblicato venerdì siano state evidenziate dall’intervistato le opportune e necessarie considerazioni in ordine al provvedimento emesso dal Gip romano. Ed, allora, c’è da chiedersi come mai tali considerazioni non siano state svolte in precedenza dal soggetto intervistato. Evidentemente perché, se le avesse svolte, contemporaneamente avrebbe comunicato anche l’insussistenza delle sue dichiarazioni.

Ed, infatti, oltre la citata insussistenza, tali dichiarazioni riguardano aspetti irrilevanti, errati e non colgono in alcun modo il senso della mia replica pur valorizzandone l’effetto dialettico. Ed, infatti, io non ho mai reclamato una sentenza nel caso di specie. Sentenza che, peraltro, diversamente da quanto sostenuto dall’intervistato, è un provvedimento che puo’ essere emesso dal Gip ad esempio ex art. 447 C.p.p.

Quello che invece ho contestato con la mia replica è stata l’interpretazione del provvedimento emesso dal Gip romano: ho contestato l’attribuzione da parte dell’intervistato a tale provvedimento di un valore che lo stesso non ha. Intervistato che, quindi, evidentemente, non conoscendo la materia, pur subendone i relativi effetti, non comprende come nel procedimento penale non rilevi la soccombenza. Peraltro la vicenda procedimentale penale, lungi dal potere essere degradata al binomio vittoria/sconfitta, si adatta a parametri diversi. Non è questa la sede per trattare tali parametri ma certo è che gli stessi per avere efficacia devono essere siglati da una sentenza.

In ordine al procedimento di cui si tratta, invece non vi è stata alcuna sentenza. Quindi non è pertinente parlare di vittoria o di sconfitta ed, inoltre, non è pertinente parlare neppure degli altri parametri suindicati. Insomma, il provvedimento che è stato emesso, come già da me spiegato con la replica di martedì, non afferma l’esistenza o l’inesistenza di un reato ma, diversamente, dichiara soltanto che allo stato degli atti il procedimento può arrestarsi.

Ora, come già spiegato, nel caso di specie, è improprio parlare di assenza o presenza di reato, di innocenza o colpevolezza, ma è opportuno evidenziare come l’ordinamento metta a disposizione gli opportuni rimedi in ordine a tale dichiarazione di arresto. Sul punto, peraltro, le dichiarazioni dell’intervistato pubblicate venerdi, offrono un ulteriore spunto per interessare la Giustizia a muovere ulteriormente ed ancora una volta di più i suoi lenti ma inesorabili passi nei confronti proprio dell’intervistato. Il suffisso qui è sin troppo generoso.

Ed, infatti, le stesse offendono la mia persona in quanto tracciano una fantasia spensierata che nei fatti non vi è mai stata. Peraltro, tali dichiarazioni vengono propalate in un momento in cui già vi è già il provvedimento suindicato dato nell’ambito del relativo procedimento penale suindicato che, infatti, di tale fantasia spensierata non parla in alcun modo e che, inoltre, pone soltanto la mia querela come esclusiva fonte della verità dei fatti”.

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